Diastasi addominale: cos'è, sintomi, cause, autovalutazione, diagnosi e intervento

La diastasi addominale è una patologia che consiste nella separazione della parte destra dalla parte sinistra del muscolo retto addominale. Si tratta di una condizione che interessa, soprattutto, le donne dopo una gravidanza. I sintomi e le cause possono essere diverse. Come fare un’autovalutazione e una diagnosi? Quando si ricorre all’intervento? Scopriamo cos’è la diastasi addominale.

Pancia donna diastasi addominale
Cos’è la diastasi addominale? Scopriamo i sintomi, le cause, come fare autovalutazione e diagnosi e quando è il caso di ricorrere all’intervento. La diastasi addominale è una patologia che consiste nella separazione della parte destra dalla parte sinistra del muscolo retto addominale e che riguarda, soprattutto, le donne che hanno avuto una gravidanza: le sue cause sono, per l’appunto, imputabili allo stiramento del muscolo retto addominale, che può avvenire durante la gestazione. Normalmente, la separazione dei muscolo retto addominale torna alla normalità dopo circa 8-12 settimane dal parto. Ma qual è la sintomatologia esatta che riguarda questa condizione? Quali sono le conseguenze e le soluzioni per la diastasi addominale? Come riconoscerla? Scopriamo di più in merito.

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Cos’è

Prima di parlare della diastasi addominale, è bene specificare cos’è il muscolo retto addominale: si tratta di uno dei muscoli principali della parete addominale anteriore, di cui esiste sia una parte destra che una parte sinistra. I due retti sono separati dalla “linea alba” o “linea mediana”, ovvero una banda di tessuto connettivo priva di vasi sanguigni e di nervi.
Cos’è, quindi, la diastasi addominale? Questa è caratterizzata dalla separazione della parte destra del muscolo retto addominale da quella sinistra, le quali si allargano: la linea mediana è un tessuto molto elastico, per cui è difficile una sua rottura, ma non impossibile.
La diastasi addominale è una patologia che colpisce, in special modo, le donne dopo una gravidanza: lo stiramento del muscolo retto addominale può, infatti, avvenire a causa dell’utero che si accresce, man mano che la gravidanza va avanti. Se questa patologia si presenta durante una gravidanza, è probabile che si ripresenti nelle successive.
Episodi di diastasi addominale possono riguardare, raramente, anche i neonati.

I sintomi

Quali sono le conseguenze e i sintomi della diastasi addominale? Come riconoscerla? La sintomatologia è ampia e può includere:

Perdendo la loro efficacia, i muscoli addominali non sono in grado di adempiere alla loro funzione stabilizzante del tronco, per cui gli organi interni premono verso l’esterno e ciò dona alla pancia una forma che dà l’impressione di gonfiore, oltre a poter causare ernie: la funzione principale di questi muscoli è, infatti, proprio quella di contenere gli organi addominali.
Da alcuni, la diastasi addominale è considerata una patologia puramente estetica o innocua, ma ciò non corretto, in quanto questa può provocare importanti alterazioni nel bacino, che possono predisporre a disturbi su anche, bacino e schiena.
Il segno caratteristico della diastasi addominale è una specie di protuberanza, la quale si forma in corrispondenza della linea alba e va dallo sterno all’ombelico.

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Le cause

Le cause della diastasi addominale possono essere diverse, così come i suoi fattori di rischio:

  • Età della donna in gravidanza, superiore ai 35 anni;
  • Gravidanza gemellare;
  • Peso del feto;
  • Gravidanze precedenti;
  • Obesità;
  • Vecchiaia;
  • Tosse cronica;
  • Indebolimento muscolare;
  • Scarso sviluppo del muscolo retto addominale, nei neonati;
  • Nascita prematura, nei neonati;
  • Eccessiva attività fisica.

Quando la diastasi addominale interessa i neonati, la causa è lo scarso sviluppo del muscolo retto addominale dovuto, in alcuni casi, ad una nascita prematura.
Nelle donne che hanno avuto una gravidanza, invece, la causa è l’eccessivo stiramento del muscolo in questione, provocato proprio dall’espansione dell’utero.

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La diagnosi

Alla comparsa di segni e sintomatologia, è consigliabile contattare il medico che – grazie ad alcuni esami e analisi – stabilirà la diagnosi e, dunque, la terapia adatta al caso specifico.
Oltre allo studio dei sintomi e alla visita medica classica, potrebbe essere necessario effettuare ulteriori test di approfondimento: ad esempio, un’ecografia della parete addominale o una risonanza magnetica per valutare l’entità della condizione.
In linea generale, i medici diagnosticano una diastasi addominale quando ci sono circa due centimetri di distanza tra il muscolo retto addominale destro e quello sinistro.

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L’autovalutazione

Fermo restando che è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico che potrà fare ulteriori accertamenti e una diagnosi precisa della situazione, è possibile eseguire una prova di autovalutazione: si tratta di un semplice test per verificare l’eventuale presenza di diastasi. Ecco come procedere:

  1. Sdraiati supini, piegate le ginocchia tenendo la pianta dei piedi per terra;
  2. Mettete una mano dietro la testa e l’altra sopra il muscolo addominale, facendo attenzione che le dita siano sopra la linea mediana, ma parallele alla linea della vita all’altezza dell’ombelico;
  3. Premete con le dita sul muscolo addominale rilassato;
  4. Sollevate testa e spalle dal pavimento, senza piegare il collo o avvicinare il mento allo sterno e contraendo il muscolo addominale;
  5. Muovete le dita a destra e sinistra, cercando le pareti del muscolo.

La diastasi è presente quando la separazione tra i retti, da rilassati, è larga al tatto almeno 2-3 dita e si nota, quindi, una piccola escrescenza che fuoriesce. Se tale esercizio viene eseguito in modo corretto, aumentando la contrazione, si dovrebbe notare una diminuzione del “foro” nell’addome, tra i due retti. La misurazione in contrazione è un dato in più, così da poter avere un quadro completo della valutazione.

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L’intervento

Qual è la cura contro la diastasi addominale? Quali sono le soluzioni? In linea generale, nelle donne incinte, la diastasi addominale non necessita di alcun trattamento: di norma, infatti, la separazione del muscolo retto addominale si risolve entro 8-12 settimane dal parto. In caso di danni muscolari, invece, la soluzione per la diastasi addominale è di tipo chirurgico e consiste in un intervento di addominoplastica: questo tipo di operazione prevede un’incisione nella zona sopra il pube – resterà solo una piccola cicatrice – attraverso cui poter effettuare la ricostruzione della parete addominale in questione.
Per quanto riguarda i neonati, la diastasi addominale si risolve quasi sempre spontaneamente, senza alcun trattamento. In caso di ernia ventrale o ombelicale, sarebbe, però, il caso di intervenire chirurgicamente.

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La prevenzione

In caso di diastasi addominale e di gravidanza, occorre dare importanza anche alla prevenzione e alla ginnastica. Per ridurre il rischio di comparsa della patologia, è possibile:

  1. Evitare posizioni errate nella postura;
  2. Sedersi con la schiena dritta e i piedi poggiati a terra;
  3. Fare una moderata attività fisica, senza sforzi eccessivi, evitando stretching e rotazioni del busto.

In caso di diastasi addominale, anche la fisioterapia potrebbe essere di aiuto con determinati esercizi adatti a rinforzare la parete addominale, evitandone altri.
È proprio il fisioterapista ad aiutare con un programma di riabilitazione per recuperare la stabilità della schiena e nell’eventuale utilizzo del “taping”: delle fasce elastiche che vanno applicate sull’addome e che drenano e massaggiano la muscolatura superficiale, anche attraverso la mano dell’esperto. Questo metodo riduce il gonfiore ed è ottimo anche per evitare un peggioramento dell’ernia, sostenendo i muscolari e donando maggiore stabilità.

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La prognosi

Infine, la prognosi dipenderà da fattori come la causa scatenante, la gravità della condizione e la velocità di intervento, oltre che dall’età e dallo stato di salute del paziente.
Nella maggior parte dei casi, la diastasi addominale ha una prognosi positiva e la condizione ritorna alla normalità autonomamente con il tempo: nelle donne che hanno appena partorito, il problema tende a risolversi dopo circa 8-12 settimane; mentre, nei neonati, è raro che insorgano ernie pericolose.

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