Articolo aggiornato il 8 Aprile 2024

Nel 2020 in Italia i donatori di sangue sono scesi del 3,4% rispetto all’anno precedente: è quanto emerge dal report realizzato dal Centro Nazionale Sangue è presentato oggi al Ministero della Sanità in occasione dell’evento internazionale che si terrà a Roma il 14 e il 15 giugno, il World Blood Donor Day organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

A causa della pandemia è sceso anche il numero di dei nuovi donatori, ovvero -2% rispetto al 2019, mentre sono aumentati del 7.5 quelli in aferesi, ovvero che hanno donato plasma o altri componenti specifici del sangue. Quest’ultimo tipo di donazioni sono state circa 400.000. Calano  le trasfusioni in generale: da 2.9 milioni a 2.8 milioni (5 al minuto in media) così come i pazienti che le hanno ricevute, passati da 638 a 603 mila. 

A salire è invece l’età media dei donatori italiani: i più giovani, ovvero quelli della fascia d’età compresa tra i 18 e i 25 anni, sono scesi sotto la soglia dei 200.000. Calano anche quelli dei range sotto e 45 anni, età oltre la quale invece aumentano i volontari. Dati che mostrano come il 2020 sia stato un anno particolare, che ha visto un cambiamento nell’ambito sanitario nazionale: il World Blood Donor Day  servirà proprio a fare il punto a livello mondiale sull’argomento.

C’è sempre bisogno di donatori di sangue: l’appello di Roberto Speranza

Il ministro Roberto Speranza ha definito la donazione di sangue un atto straordinario che consente al sistema sanitario di poter continuare a funzionare e di essere all’altezza dei propri pazienti. Ha infine sottolineato la necessità che sempre più persone siano disposte a fare la loro parte, invitando uomini e donne italiani a donare il sangue.

Nel videomessaggio mostrato in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’evento del prossimo 14-15 giugno, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato di essere molto felice il focus del World Blood donor Day siano i giovani: è il momento di riconoscere il loro contributo alla salute della propria comunità, visto che molti donatori sono giovanissimi e grazie al loro aiuito hanno salvato molte vite. Inoltre, ha sottolineato come le fasce più giovani abbiano sofferto in particolar modo la pandemia, ma hanno al contempo dimostrato grande resilienza e capacità di adattarsi.