Visnoressia: l’altra faccia dell’anoressia

La visnoressia è la forma maschile dell'anoressia. Questa patologia che colpisce gli uomini si distingue dalla forma femminile in quanto l'uomo affetto dalla malattia si alimenta meno ma si allena e si nutre di anabolizzanti. Vediamo insieme meglio questo disturbo alimentare.

da , il

    Visnoressia: l’altra faccia dell’anoressia

    La visnoressia è l’anoressia al maschile. Anche gli uomini si trovano a combattere malattie mentali finora considerate solo prettamente femminili come ad esempio l’anoressia ma anche la bulimia. Per ogni dieci persone anoressiche ce n’è una di sesso maschile, un dato che è in sensibile aumento.

    Intanto cominciamo col dire che l’anoressico di sesso femminile si dice affetto da visnoressia e qui la prima confusione; in genere infatti questi pazienti vengono ascritti ai gay, ritenendo che la patologia debba riguardare soltanto le donne ed invece, come dicono gli esperti, il solo fatto che tali uomini vada o incontro a tale patologia semmai può indicare la prevalenza in questi pazienti di caratteristiche del loro carattere tendenti alla fragilità e alla eccessiva sensibilità rispetto agli altri uomini.

    Tuttavia il soggetto visnoressico manifesta i propri sintomi in maniera del tutto diversa dal paziente anoressico, ovvero, potrà anche alimentarsi meno, ma non fino a “scomparire”, semmai destinando tutto il proprio tempo in palestra al fine di tornire al meglio i muscoli e ricorrendo anche ad anabolizzanti per aumentare la massa muscolare, quasi come a crearsi una corazza attorno nella quale rifugiarsi al riparto dalle sue insicurezze.

    Così descrive l’incidenza della patologia il professore Giovanni Spera, ordinario di medicina interna dell’Università la Sapienza e membro del consiglio direttivo della società italiana per i disturbi alimentari; “ nelle donne l’anoressia si manifesta, nella maggior parte dei casi, tra i 14 anni e mezzo e i 18, la visnoressia è più probabile tra i 16 e i 20 anni, ma può comparire anche fino ai 27. Alla base del problema ci sono i fattori sociali e familiari che tendono a far sentire inadeguata una persona, ma non vengono esclusi anche alcuni fattori ereditari. Purtroppo però non esiste una cura universale. Conclude Spera spiegando che ogni paziente ha i suoi problemi, e va seguito da un medico, il quale deve trovare la soluzione personale, e non una comune per tutti. I problemi vanno affrontati di volta in volta, e solo così si può sperare di far guadagnare quel minimo di autostima che può far guarire chi soffre di queste terribili malattie.Fonte: Repubblica