Variante Eris, è più contagiosa della altre varianti Covid? Vediamo i sintomi e come si trasmette

Variante Eris, è più contagiosa della altre varianti Covid?
Variante Eris, è più contagiosa della altre varianti Covid? TantaSalute.it

Continua a crescere anche in Italia la variante Eris o, meglio, la variante del Covid EG.5: si tratta di una delle ultime varianti della patologia, più resistente delle altre e – pare – con una maggiore capacità di sfuggire alle difese create con gli anticorpi generati sia da precedenti infezioni che dai vaccini. Il motivo? La variante presenta una particolare mutazione (la F456L) che avviene a livello della proteina Spike del virus, rendendo così meno efficaci gli anticorpi creati in passato.

Proviamo a saperne un po’ di più di questa variante e comprendere come possiamo prepararci a nuove ondate.

Cos’è Eris

Innanzitutto, ricordiamo che Eris è la variante SARS-CoV-2 più recente, caratterizzata da un significativo incremento dei casi, tanto da renderla la variante di interesse più rilevata in Europa, Stati Uniti e Asia in queste settimane. Rilevata per la prima volta a febbraio 2023, è una variante sotto monitoraggio da luglio.

Eris è più contagiosa delle altre varianti Covid?

Sulla base delle sue caratteristiche genetiche, delle caratteristiche di fuga immunitaria e delle stime del tasso di crescita, sembra che Eris sia in grado di diffondersi efficacemente a livello globale contribuendo a un’impennata nell’incidenza dei casi.

Eris è più pericolosa delle altre varianti Covid?

La maggiore prevalenza e la maggiore capacità di diffusione di questa variante non è tuttavia necessariamente legata alla sua maggiore gravità. Per il momento, infatti, non sono stati segnalati dei rilevanti cambiamenti nella gravità della malattia.

Tuttavia, è pur vero che a causa del suo vantaggio di crescita e delle sue caratteristiche di fuga immunitaria, la variante Eris potrebbe causare un incremento dell’incidenza dei casi e diventare la variante dominante a livello globale o di macorarea.

I sintomi: come si manifesta la variante Eris

I sintomi principali dell’infezione da variante Eris sono i disturbi delle vie respiratorie superiori come mal di gola, tosse secca, naso che cola, congestione, mal di testa, senso di affaticamento, starnuti e dolori muscolari e articolari.

Si tratta pertanto di una serie di sintomi che sono più o meno equivalenti a quelli delle ultime varianti e di una comune influenza, dinanzi ai quali le persone over 65 e quelle con condizioni mediche di base che li rendono vulnerabili dovrebbero comunque fare maggiore attenzione.

Come si trasmette

Come si trasmette la Variante Eris? TantaSalute.it
Come si trasmette la Variante Eris? TantaSalute.it

Non ci sono particolari novità nemmeno per quanto attiene la trasmissione. Le modalità di contagio primario di Eris sono dunque l’esposizione ai droplets delle persone infette e il contatto delle mani con oggetti e superfici contaminati dalle secrezioni infette.

Come si previene

Proprio per i motivi di cui sopra, è buona norma, al fine di prevenire l’infezione dalla variante Eris, continuare ad applicare alcune misure di base come lavare le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi e soprattutto dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, e prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.

Nel caso in cui non fosse praticabile il lavaggio con acqua e sapone è comunque possibile usare un disinfettante per mani a base di alcol, con concentrazione di almeno il 70%.

I tamponi attuali servono per la variante Eris?

La variante Eris dispone di numerose particolarità rispetto a quelle che abbiamo già avuto modo di conoscere e di fronteggiare. Proprio per questo motivo sulla variante sono attualmente in corso diversi studi, finalizzati proprio ad accertare se, ad esempio, i tamponi che sono oggi effettuati per il Covid siano in grado di intercettare la nuova variante.

Ebbene, secondo quanto rivelano i primi studi, i test Covid attualmente disponibili dovrebbero essere in grado di rilevare anche le nuove varianti, lasciando così inalterata la validità di questi strumenti di rilevazione della malattia.

Secondo quanto affermato recentemente da Todd Merchak, co-responsabile del programma Rapid Acceleration of Diagnostics presso il National Institutes of Health, non c’è inoltre alcun motivo per ritenere che gli attuali test Covid non continueranno a rilevare i casi provocati dalla variante Eris.

Per l’esperto, infatti, l’affidabilità dei test è legata al fatto che anche questa variante discende da Omicron, e che comunque i tamponi sono progettati per rilevare una parte del virus che ha una minore probabilità di mutare. Pertanto, al momento non è necessario progettare un aggiornamento dei tamponi.

Cosa fare se si incontra un positivo

Se si ha avuto un contatto con un positivo alla variante Eris, ma non si hanno sintomi, bisognerebbe attendere 5 giorni prima di sottoporsi al tampone. In caso di test antigenico, questo andrebbe ripetuto per 3 volte a distanza di 48 ore l’una dall’altra.