Vaccino Sputnik, nuovo studio: “Anticorpi nel 100% dei vaccinati”

Il vaccino russo, che è in fase di distribuzione in 38 paesi in tutto il mondo, è somministrato in due dosi e si avvale della tecnica impiegata anche da AstraZeneca e Johnson & Johnson

vaccino sputnik
Foto Getty Images | Marcos Brindicci

Un nuovo studio condotto in Argentina ha confermato la produzione di anticorpi nel sangue del 100% delle persone vaccinate con il siero Sputnik V. I risultati sono stati presentati nei giorni scorsi durante l’incontro tra i ricercatori dell’Inmi Spallanzani Irccs di Roma con il Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Nicolaj Gamaleya e del Fondo Russo di Investimento.

Vaia: “Pronti a produrre Sputnik in Italia”

Durante l’incontro, il gruppo russo ha portato all’attenzione dei ricercatori nuovi dati relativi all’impatto del vaccino Sputnik sulla popolazione anziana e nei confronti delle varianti emergenti del virus. Alla luce dei dati emersi, si apre una prospettiva di collaborazione tra i due istituti. “Se ci sono dei vaccini che funzionano non vedo perché non possiamo utilizzarli. In Argentina, dove viene somministrato ormai da settimane, lo Sputnik V ha confermato la produzione di anticorpi neutralizzanti nel 100% dei casi”. Lo ha detto il direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, in un’intervista.

Copertura del 99% su over 60? Si attendono i dati ufficiali

É la prima volta in cui due grandi istituti di ricerca si mettono insieme per lavorare ai vaccini e alle terapie anti-covid. “Abbiamo superato la logica della geopolitica“, ha commentato Francesco Vaia. Egli ha aggiunto che “sugli over 60 il loro vaccino può raggiungere una copertura del 99%. Ma vogliamo vedere i dati. Ce li manderanno”. I due Istituti hanno infatti condiviso la necessità di instaurare rapporti stabili di collaborazione scientifica. “Si provvederà a breve a stilare un protocollo d’intesa tra i due istituti”, ha precisato il direttore dello Spallanzani di Roma.

Galli: “Un vaccino importante e interessante”

In merito al vaccino Sputnik è intervenuto anche Massimo Galli, virologo del Sacco di Milano. “Sputnik nasce teoricamente male per motivi mediatici e con grande scetticismo dalla componente scientifica occidentale per assenza di dati”, ha commentato durante la trasmissione Timeline su Skytg24. Galli non ha mai nascosto di essere favorevole alla somministrazione di Sputnik anche in Italia. “Poi ci sono stati dati interessanti seguiti da dati importanti della sperimentazione di fase 3. Non si può che considerarlo un vaccino importante e interessante“.

Come funziona il vaccino Sputnik

Il vaccino russo, che è in fase di distribuzione in 38 paesi in tutto il mondo ed è somministrato sempre in due dosi, è costituito da due diversi virus appartenenti alla famiglia degli adenovirus, Ad26 e Ad5. Essi vengono modificati per contenere il gene per la produzione della proteina spike Sars-CoV-2, che il virus utilizza per entrare nelle cellule del corpo umano. Si tratta della tecnica del vettore virale impiegata anche da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Ma i due adenovirus vengono in questo caso somministrati separatamente: il virus Ad26 viene utilizzato per la prima dose e Ad25 per la seconda, iniettate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra.