Vaccinazione eterologa: il parere degli esperti

fiala di vaccino
Foto Unsplash | Spencer Davis

Negli scorsi giorni è arrivato lo stop alle vaccinazione agli under 60 con vaccino AstraZeneca. Per questo, per tutti coloro che hanno ricevuto la prima dose con vaccino Vaxzevria, e hanno meno di 60 anni, si procederà con la somministrazione in seconda dose di vaccino Pfizer o Moderna. Quindi, la vaccinazione sarà eterologa, ovvero effettuata attraverso l’utilizzo di un vaccino diverso rispetto a quello della prima somministrazione. Roberto Speranza, ministro della Salute, ha rassicurato su questo tipo di somministrazione, spiegando che è sicura ed è dimostrato che possa dare anche una migliore risposta immunitaria.

Vaccinazione eterologa, le rassicurazioni di Roberto Speranza

“La vaccinazione eterologa è già utilizzata da Paesi importanti come la Germania da diverse settimane. Ma anche in altre aree del mondo e i risultati sono incoraggianti. Vi sono alcuni studi che testimoniano come la risposta immunitaria sia persino migliore di quella con due dosi dello stesso vaccino”. A dirlo è il ministro Speranza.

L’agenzia Agi, attraverso fonti vicine al Cts, ha ribadito che il timore del richiamo con vaccino diverso sarebbe “immotivato”. Infatti, come già detto, diversi studi dimostrano che il richiamo con Pfizer o Moderna dovrebbe portare ad una maggiore copertura contro Covid-19.

I pareri favorevoli alla somministrazione con vaccini diversi

Diversi esperti, in questi giorni, hanno parlato della vaccinazione eterologa. “Uno studio inglese e uno spagnolo indicano che dopo AstraZeneca si può fare un vaccino a Rna messaggero, ottenendo un buon risultato dal punto di vista della risposta anticorpale”. A dirlo è Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri di Milano. Il segretario del Cts, Fabio Ciciliano, ha spiegato che non è la prima volta che si ricorre a vaccinazione eterologa. In passato è già successo con l’epatite B e l’influenza. Anche Roberto Cauda, direttore dell’unità di malattie infettive del Gemelli di Roma, è a favore della vaccinazione eterologa.

“Sia il Dna sia l’Rna utilizzati dai diversi vaccini sono tutti diretti verso la proteina Spike del virus” ha spiegato Cauda. “Quindi non c’è una particolare diversità e la sollecitazione della risposta anticorpale dovrebbe essere garantita anche dal ‘mix’, come indicano alcuni studi preliminari anche se va detto che non ci sono numerosi dati pubblicati”.

Pregliasco e Crisanti, i dubbi sulla vaccinazione eterologa

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, è di opinione diversa. Infatti, ha spiegato che dovrebbe comunque essere mantenuto un “atteggiamento di cautela” e ha detto: “Credo che questo mix si possa fare e diversi studi già presenti confermano ciò. Ma è chiaro che si tratta di studi su numeri ridotti e che non valutano eventi avversi nel medio termine. Per questo, sono ancora necessari una serie di approfondimenti che formalizzino ufficialmente questa possibilità”.

Anche Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, è piuttosto scettico sulla vaccinazione eterologa. “Dal punto di vista della vaccinazione eterologa, non ci sono abbastanza dati per dire che si possa fare. E senza i dati, io non mi vaccinerei”. Il direttore ha spiegato che dal punto di vista teorico non ci sono problemi, ma “senza trial, senza dati a supporto di questa cosa, non si può fare. Lo dobbiamo ai cittadini”.