Uscire poco e non avere amici danneggia la salute: ecco cosa succede al nostro cervello

non avere amici ed essere una persona sola
Perché è importante uscire con gli amici ed interagire con le persone – tantasalute.it

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

Fare regolarmente attività fisica, stimolare la mente attraverso l’apprendimento di nuove cose e sviluppare legami sociali solidi ci permette di mantenere giovani sia i nostri geni che il nostro cervello.

Siamo esseri sociali e, in quanto tali, dipendiamo dal contatto e dalla socializzazione per la nostra sopravvivenza. La nostra umanità è segnata e definita dalla cultura, e quest’ultima non può essere sviluppata in isolamento. Potremmo infatti affermare che l’interazione con gli altri, costituisce il modo più completo per far evolvere il nostro cervello.

Tutelare la salute del cervello: la genetica non è tutto

Uno stile di vita attivo e la coltivazione di relazioni interpersonali,  influiscono positivamente sulle nostre capacità cognitive, preservando e migliorando le funzioni delle nostre cellule cerebrali e potenziando la memoria. Questo infatti, aiuterebbe a preservare l’ippocampo, il centro del cervello responsabile della regolazione della memoria, in uno stato giovane e vitale.

Una ricerca condotta in Germania ha infatti dimostrato che uno stile di vita attivo svolge un ruolo fondamentale nell’attivazione e disattivazione dei geni specifici che influenzano le capacità cognitive e la salute del cervello nel corso dell’invecchiamento.

Nello specifico questo sembrerebbe favorire l’espressione di geni che promuovono la neuroplasticità, il processo attraverso il quale il cervello forma nuove connessioni neurali e si adatta a nuove esperienze e informazioni. Questa neuroplasticità è essenziale per mantenere e migliorare le funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione e l’apprendimento.

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Come le relazioni interpersonali possono tenere allenato il cervello – tantasalute.it

Il nostro DNA umano è composto da un vasto numero di geni. Tuttavia, è importante comprendere che la genetica ereditata alla nascita non è l’unico fattore che determina il funzionamento del nostro organismo e la nostra salute complessiva. È noto che il passare del tempo, così come le nostre esperienze di vita e il nostro atteggiamento nei confronti di esse, influenzino notevolmente questa capacità di regolazione genica.

L’esperimento condotto dai ricercatori della DZNE (Centro tedesco per le malattie neurodegenerative)

Per condurre questa ricerca, sono stati presi in esame topi allevati in due ambienti differenti. Il primo gruppo di topi è stato cresciuto sin dalla giovane età in un ambiente costituito da giocattoli e tubi per il tunnel, che permettevano loro di esplorare e muoversi liberamente. L’altro gruppo di topi è cresciuto invece senza tali stimoli.

Nel momento in cui hanno analizzato il genoma dei topi, ci si è resi conto del fatto che quelli che erano stati cresciuti in un ambiente stimolante presentavano solo piccole ed irrilevanti modifiche chimiche nel loro DNA legate all’invecchiamento. Al contrario, nei topi che erano stati poco stimolati, queste modifiche erano molto più evidenti.

In realtà, nel corso della loro indagine, i ricercatori avrebbero rilevato la presenza di gruppi metilici che si legano al DNA. Queste modifiche chimiche non hanno un impatto diretto sul gene stesso, ma influenzano la sua capacità di essere attivato o disattivato, generando ciò che è comunemente conosciuta come marca epigenetica.

Questo di conseguenza, suggerirebbe che in qualche modo, l’attività genetica del primo gruppo di topi, è rimasta in un certo senso “giovane”.

I gruppi metilici possono essere infatti considerati come etichette chimiche che vengono attaccate al DNA, indicando se un gene deve essere acceso o spento. Questi segni epigenetici possono avere un ruolo chiave nella determinazione delle modalità in cui i geni vengono espressi e controllati all’interno delle cellule, senza tuttavia alterare la sequenza del DNA.

Conclusioni e risultati applicabili sull’essere umano

Questo ha avuto un impatto significativo sui geni coinvolti nella crescita neuronale e nelle connessioni dell’ippocampo, responsabile della memoria. I topi stimolati avevano cervelli più plastici e flessibili, grazie alla neuroplasticità, rispetto a quelli cresciuti in ambienti meno stimolanti. La neuroplasticità (ovvero la capacità del cervello di creare nuove connessioni neurali) è più importante della quantità di neuroni. La sedentarietà, la routine, l’apatia e lo stress riducono le connessioni neurali; al contrario, la stimolazione sarebbe in grado di favorirle.

Di certo nei soggetti umani, questo scenario è è più complesso ed intricato rispetto a quello riscontrato nei topi, a causa dell’interazione complessa tra le condizioni di vita, il comportamento e la risposta agli stimoli esterni. Ma in ogni caso, vi sono fondamenti validi per ritenere che i principi epigenetici di base siano simili.

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Pertanto, capiamo bene come condurre una vita attiva potrebbe essere un modo efficace per mantenere giovani i geni e il cervello, contribuendo a una migliore salute generale e a una maggiore longevità. L’adozione di uno stile di vita attivo, combinato con altre pratiche salutari, come una dieta equilibrata e un adeguato riposo, può favorire il benessere generale e il funzionamento ottimale del nostro organismo.