Tumori del sangue, la nuova cura per un raro linfoma

Il linfoma diffuso a cellule B è un tumore abbastanza raro, ma molto aggressivo: in Italia è partita la sperimentazione per una nuova cura promettente.

Ricercatrice che lavora in un laboratorio
Foto Unsplash | National Cancer Institute

Articolo aggiornato il 1 Marzo 2022

Tra i tumori del sangue, uno dei più frequenti è il linfoma: si tratta di una malattia che colpisce il sistema linfatico, che ha un ruolo fondamentale per le nostre difese immunitarie. Esistono svariati sottotipi di linfoma, che differiscono anche per gravità e per capacità di rispondere alle cure. Ed è proprio per una delle forme più aggressive che ora arriva una nuova terapia, in sperimentazione proprio in Italia.

Nuova terapia per il linfoma diffuso a cellule B

Il linfoma diffuso a cellule B, pur rappresentando il più comune tra i linfomi non-Hodgkin, è considerata una patologia rara. Colpisce circa 4.400 persone l’anno, solamente nel nostro Paese: il 35-40% dei pazienti, tuttavia, non risponde ai trattamenti standard o ha una recidiva. La ricerca, portata avanti dall’IRCCS Candiolo di Torino, ha recentemente individuato una nuova cura in grado di intervenire anche in questi casi più gravi.

Si tratta di un anticorpo monoclonale di ultima generazione, che presenta una doppia azione (e per questo motivo si chiama “bispecifico”). Se da una parte attacca le cellule del linfoma, riducendo le dimensioni del tumore, dall’altra riattiva le difese immunitarie del paziente, permettendogli di combattere in maniera più efficace la malattia. Questo protocollo terapeutico, attualmente in sperimentazione, verrà impiegato nei pazienti affetti da linfoma a cellule B che non hanno risposto alle cure primarie e che non possono ricevere trapianto di cellule staminali né possono essere trattati con CART.

Questo è solo uno dei tanti risultati ottenuti dall’istituto di Candiolo, che negli ultimi mesi ha fatto grandi passi in avanti verso nuove terapie contro il cancro. Come ad esempio lo studio incentrato su un inibitore della crescita tumorale di nuova generazione. Si tratta dell’inibitore della proteina PI2K: impiegato assieme ad immuno-chemioterapia, sembra potenziarne l’efficacia. Mentre un’altra ricerca sta indagando il ruolo dell’anticorpo monoclonale anti-CD19. Quest’ultimo è in grado di legarsi alla cellula tumorale, innescandone un meccanismo che la porta alla distruzione.