Tumore alle ossa: una proteina è il segreto per colpire solo le cellule malate

Scopri come una recente ricerca condotta in Italia ha scoperto che l'assenza o l'alterazione della proteina chiamata Profilina può causare il tumore alle ossa e come questa scoperta aprirà la strada a futuri farmaci contro questa malattia.

una proteina contro l'osteosarcoma

Articolo aggiornato il 23 Gennaio 2023

Una recente ricerca condotta in Italia ha scoperto che l’assenza o l’alterazione della proteina chiamata Profilina può causare un tumore delle ossa, chiamato osteosarcoma, che ha pochissime possibilità di sopravvivenza. Scopriamo i dettagli.

Una proteina contro il tumore alle ossa

una proteina contro il tumore alle ossa

Una recente ricerca condotta in Italia ha scoperto che l’assenza o l’alterazione della proteina chiamata Profilina può causare l’osteosarcoma, che ancora non ha una cura definitiva.

Questo tumore colpisce principalmente bambini e adolescenti, nonché persone adulte con la malattia ossea di Paget, caratterizzata da una generazione di nuove cellule ossee più veloce del normale e che provoca ossa più fragili, doloranti e fragili.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Biology, ha utilizzato tecniche di sequenziamento di ultima generazione per identificare una mutazione genetica nel gene PFN1, responsabile di una forma molto severa della malattia ossea di Paget che porta all’insorgenza dell’osteosarcoma nelle ossa colpite.

La profilina è una proteina che permette “una corretta ripartizione dei cromosomi tra le due cellule figlie durante la divisione cellulare”. La sua alterazione segnala dunque la presenza del tumore.

Quando compare la mutazione, le cellule non riescono più a dividersi in modo corretto e, in questo modo, una divisione dopo l’altra, ogni cellula finisce per avere alterazioni cromosomiche, diverse da quelle di tutte le altre cellule, che possono andare dalla perdita di frammenti di cromosomi a quella di interi cromosomi.

La comprensione di questo meccanismo è importante perché gli scienziati potranno così  sviluppare un approccio terapeutico basato sulla cosiddetta “letalità sintetica”, ossia la presenza di mutazioni in due geni diversi che, insieme, provocano la morte cellule solo delle cellule tumorali, risparmiando le altre.