È pericoloso ma è anche un potente antidolorifico: cos’è?

Il batterio che causa l'antrace è davvero molto pericoloso, ma un recente studio ha individuato in esso una tossina dalle potenti proprietà antidolorifiche.

Antrace
Foto Unsplash | CDC

Articolo aggiornato il 9 Gennaio 2022

La scienza ce lo ha più volte rivelato: è dai più potenti veleni che a volte arrivano dei preziosi alleati per la nostra salute. In questo caso, si tratta di un batterio molto pericoloso che, tuttavia, ha in sé un potenziale benefico da non sottovalutare. Il patogeno in questione è quello che causa l’antrace, una grave infezione che, se non trattata tempestivamente, è spesso letale. Al suo interno è stata identificata una tossina che ha potenti proprietà antidolorifiche.

Antrace, la nuova scoperta

Il batterio responsabile di questa malattia è il Bacillus anthracis, che produce spore in grado di sopravvivere per decenni. L’infezione può avvenire per via cutanea, per inalazione o per accidentale ingestione di prodotti contaminati: se nel primo caso un trattamento antibiotico è sufficiente per scongiurare esiti fatali, le forme polmonari e gastrointestinali sono invece gravissime e spesso letali. L’antrace è dunque una vera emergenza sanitaria, motivo per cui sono molti gli studi condotti sui suoi bacilli.

Una recente ricerca dell’Harvard Medical School ha portato alla scoperta di una tossina presente nel batterio dell’antrace, la quale ha potenziali effetti benefici. Questa molecola ha infatti la capacità di alterare il meccanismo di segnalazione del dolore dei nocicettori. Se trasmessa in modo mirato ai neuroni del sistema nervoso centrale e periferico, può alleviare le sensazioni dolorose negli animali. Si tratta di una nuova modalità di trattamento del dolore, che prevede l’impiego mirato di molecole del batterio dell’antrace.

Lo studio è molto promettente: apre infatti la strada a nuove possibilità terapeutiche nella gestione del dolore. Ad oggi, molti tra i più importanti antidolorifici hanno pesanti effetti collaterali, tra cui la possibilità di sviluppare dipendenza. Gli scienziati lavorano da tempo con l’obiettivo di individuare nuovi farmaci non oppiacei, che siano tuttavia in grado di silenziare il dolore. “I nostri esperimenti mostrano che una strategia potrebbe essere quella di prendere di mira specificamente i neuroni che mediano le sensazioni dolorose usando questa tossina batterica” – ha spiegato la dottoressa Nicole Yang, autrice della ricerca.