Timidezza: come superarla secondo la psicologia

La timidezza può complicare molto le relazioni sociali di chi la prova. Scopriamo i consigli della psicologa per superarla e vivere in modo più sereno i rapporti con gli altri

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    Timidezza: come superarla secondo la psicologia

    La timidezza, a volte, può rappresentare una vera e propria limitazione nell’affrontare gli avvenimenti quotidiani. Come fare per superarla? Abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

    Cosa si intende con il termine timidezza?

    La timidezza è un tratto caratteriale che ritroviamo in tutti i Paesi e in tutte le culture, e proprio per questo è molto difficile darne una definizione univoca. In generale, possiamo definire con questo termine tutte quelle forme di imbarazzo o inibizione che si possono avvertire in presenza dell’altro, malgrado il desiderio di stabilire relazioni sociali.

    La timidezza si manifesta attraverso la tendenza a rimanere in disparte, a rifuggire le situazioni sociali che provocano ansia e a prediligere contesti sociali ristretti e familiari.

    Dal punto di vista psicologico, questa caratteristica di personalità è per lo più legata a un’eccessiva focalizzazione su di sé e sui propri errori che solitamente le persone timide tendono a mettere in atto. La paura del giudizio altrui, unita a una bassa autostima e a uno stile di attribuzione negativo, secondo il quale i successi sono dovuti a fattori esterni e casuali mentre gli eventi negativi o gli insuccessi sono dovuti a fattori interni e immodificabili, contribuiscono ad accentuare questo tratto caratteriale, fino all’estrema conseguenza (nei casi più severi) dell’isolamento sociale.

    Il soggetto timido risulta impacciato e a disagio nelle situazioni sociali, ha difficoltà a sostenere gli sguardi e i silenzi altrui ma, soprattutto, fatica a sentirsi al centro dell’attenzione.

    Dal punto di vista somatico le persone timide si trovano a vivere un disagio che a livello fisiologico si manifesta attraverso:

    • accelerazione del battito cardiaco;
    • difficoltà a deglutire;
    • iperventilazione;
    • sudorazione eccessiva;
    • rossore.

    Cosa fare per superarla?

    Questo tratto caratteriale può essere superato comprendendo cosa e quale sia il significato che il singolo attribuisce alla propria timidezza.

    Un trattamento efficace per combatterla è senza ombra di dubbio la psicoterapia individuale, in particolare la terapia breve strategica, la terapia a indirizzo cognitivo comportamentale oppure con la terapia di gruppo.

    In quest’ultimo caso, il confronto con gli altri e la condivisione aiutano a ridimensionare il proprio disagio interiore e a favorire i processi di socializzazione.

    Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti, al di là della necessità di una terapia psicologica, è utile favorire le occasioni di socializzazione spontanea. Nel caso delle attività extra scolastiche sono consigliati gli sport di squadra, corsi di teatro o entrare a far parte di un gruppo scout, tutte attività in grado di facilitare la comunicazione e la partecipazione attiva.

    Un’altra strategia che si è rivelata efficace per vincere la timidezza, indirizzata soprattutto ai più piccoli, è la pet therapy. L’interazione uomo-animale favorisce infatti l’empatia e la comunicazione, prima attraverso le emozioni e poi successivamente attraverso la parola, incrementando i livelli di autoefficacia personale e le emozioni positive.

    Quando la timidezza è patologica?

    La sociofobia o fobia sociale è una forma di timidezza patologica che colpisce dal 5 al 10% della popolazione italiana, con una maggiore prevalenza nel sesso femminile. Le persone che soffrono di questo particolare disturbo d’ansia, manifestano paura intensa e angoscia nel trovarsi in determinate situazioni sociali sottoposti al giudizio altrui, tali da trasformarsi in veri e propri episodi di panico.

    Il disturbo è talmente severo che la persona che ne è affetta si isola progressivamente, limitando i contatti sociali, lavorativi e in alcuni casi persino familiari, oltre a portare il soggetto a sperimentare episodi depressivi, senso di inadeguatezza e rabbia nei confronti di se stessi.

    Qualora la timidezza dovesse essere vissuta con preoccupazione e tale influenzare negativamente il proprio vissuto quotidiano, è bene rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta, che possa guidarvi in un percorso volto alla risoluzione di questo disagio.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Martina Valizzone

    Specialista in psicologia