L’esame che ti dice se sei a rischio infarto nei prossimi 3 anni

Gli scienziati hanno messo a punto un semplice test che potrebbe predire il rischio di un infarto nei tre anni successivi: ecco di che cosa si tratta.

Riproduzione di un cuore umano
Foto Unsplash | Robina Weermeijer

Articolo aggiornato il 1 Novembre 2023

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, quindi rappresentano un’emergenza che non possiamo sottovalutare. Oltre a fare prevenzione, presto potremo affidarci ad un semplice esame per scoprire se siamo a rischio infarto. Gli scienziati hanno infatti individuato un test che predice la probabilità di un evento cardiaco nei tre anni successivi alla sua esecuzione.

Il test che ti dice se rischi l’infarto

Un semplice prelievo di sangue potrebbe salvare migliaia di vite. Un recente studio della British Heart Foundation, pubblicato su Plos Medicine, ha infatti portato alla luce un esame che potrebbe rivelarsi molto utile. Si tratta di un test che rileva la presenza della proteina C-reattiva nel sangue, i cui livelli elevati sono spesso associati ad uno stato infiammatorio. Questo valore viene solitamente analizzato proprio per evidenziare la presenza di un’infiammazione, ma gli scienziati hanno scoperto che potrebbe fornire dati interessanti anche sulla salute del cuore.

Fino a questo momento, per predire il rischio di un infarto si è sempre utilizzata la troponina come indicatore. Questa è una proteina rilasciata nel flusso sanguigno a seguito di un danno cardiaco (spesso in presenza di infarto del miocardio). La nuova ricerca ha però scoperto che anche i livelli di proteina C-reattiva cambiano se il muscolo cardiaco presenta dei problemi. E potrebbe aiutare a capire se una persona è a rischio di malattie cardiovascolari nei tre anni successivi.

Esaminando i dati di oltre 257mila pazienti, gli esperti hanno individuato che livelli di proteina C-reattiva più elevati del normale (sino a circa 15 mg/l) possono prevedere un rischio di morte per problemi cardiaci aumentato del 35%, nel corso dei tre anni successivi. L’esame potrebbe aiutare a prevenire alcuni casi d’infarto e salvare molte vite. Sapendo in anticipo di avere un rischio più alto, si può infatti intervenire in tempo. È possibile adottare buone abitudini come seguire una dieta sana e fare attività fisica. Ma anche agire per via farmacologica, se la situazione lo richiede.

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