Il telefonino in modalità notturna non favorisce il sonno

La modalità notturna del telefonino ci aiuta davvero a migliorare la qualità del sonno? Secondo una recente indagine, i benefici del night shift non sono poi così efficaci

Ragazza che guarda il telefonino di sera
Foto Pexels | Mikoto

Articolo aggiornato il 28 Aprile 2021

Sono molte le persone abituate a impostare la modalità notturna sul telefonino, prima di coricarsi, così da schermarsi dalla luce blu e agevolare un sonno più profondo. Tuttavia, secondo una recente indagine della Brigham Young University, la modalità notturna del telefonino non rende il sonno migliore. Il cosiddetto night shift regola i colori del display su gradazioni più calde e meno luminose, con l’obiettivo di ridurre l’affaticamento visivo legato all’emissione di luce blu e favorire il sonno. La domanda che si sono posti gli studiosi: questa misura è davvero efficace per combattere i disturbi del sonno?

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La modalità notturna non favorisce il sonno: lo studio condotto su 167 adulti

Gli studiosi hanno condotta la ricerca su un campione di 167 adulti di età compresa tra i 18 e i 24 anni che utilizzano quotidianamente il telefonino. I partecipanti allo studio hanno trascorso almeno otto ore a letto, indossando un accelerometro al polso, per registrare l’attività del sonno. I partecipanti sono stati poi divisi in tre differenti categorie: quelli che usavano lo smartphone di notte con la funzione Night Shift attivata, quelli che lo usavano senza e quelli che non ne facevano proprio uso prima di andare a letto.

Nessuna differenza significativa tra chi usa il night shift e chi no

Analizzando la qualità del sonno dei tre diversi gruppi, è emerso che non sussistevano differenze significative tra di essi. Divisi poi in due sottogruppi ulteriori, tra chi utilizzava lo smartphone e chi no, i ricercatori hanno scoperto che la qualità del sonno di chi dormiva sette ore senza aver utilizzato il telefonino era migliore. Mentre, al di sotto delle sei ore di sonno, “la pressione data dal bisogno di riposare era così alta che non c’era alcun effetto legato ai comportamenti prima di andare a dormire“.

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