Studio, individuato meccanismo che rafforza i ricordi dormendo

Lo studio ha evidenziato la combinazione di due attività celebrali che svolgono un ruolo importante per cementificare i ricordi mentre dormiamo

dormire sonno
Foto Pexels | Andrea Piacquadio

Uno studio, pubblicato su Natura Communications, ha individuato un’importante correlazione tra sonno e ricordi. Secondo quanto emerso, infatti, mentre dormiamo il nostro cervello produce degli schermi particolari che generano attività che, intrecciandosi, riattivano le esperienze precedenti e aiutano a cementificare i nostri ricordi.

Lo studio realizzato per trovare le correlazioni tra sonno e ricordi

Durante il sonno, come già risaputo e consolidato dallo studio, vengono riattivate tutte le informazioni apprese in precedenza. Questo meccanismo ci consente di conservare i ricordi a lungo termine. Il team di ricercatori dello studio ha ideato dei nuovi test. Attraverso questi a tutti i partecipanti sono state mostrare alcune immagini prima di dormire. Infine, l’attività celebrale dei soggetti è stata monitorata con NRem, movimenti oculari non rapidi, utilizzando la registrazioneelettrocardiogramma.

Al termine del pisolino, i partecipanti allo studio sono stati testati. Questo per collegare l’entità della riattivazione della memoria mentre dormiamo all’effettiva capacità che abbiamo di ricordare quando ci risvegliamo. Dallo studio è emersa la combinazione di due attività celebrali che svolgono un ruolo importante: l’oscillazione lenta e i fusi del sonno. Il primo riguarda gli impulsi neurali che viaggiano come delle “onde” all’interno della corteccia celebrale durante il sonno profondo. I fusi, invece, sono improvvise e rapide esplosioni di attività celebrali oscillatorie. Queste annunciano il passaggio dal sonno leggero a quello profondo.

“I risultati gettano nuova luce sulla funzione di memoria del sonno”

“Abbiamo scoperto un’intricata interazione di attività cerebrale, oscillazioni lente e fusi del sonno”. A spiegarlo è Bernhard Staresina della School of Psychology dell’Università di Birmingham e co autore dello studio. “Questi creano finestre di opportunità che consentono questa riattivazione”.

E ad aggiungere qualcosa in merito allo studio è anche Thomas Schreiner: “Questi risultati gettano nuova luce sulla funzione di memoria del sonno e sottolineano l’importanza di rispettarne i ritmi per orchestrare la creazione di ricordi”.

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