La sindrome dell’ovaio policistico è un problema davvero diffuso tra le donne, che può causare qualche disturbo poco piacevole. Cercare di ridurre i fastidi non è così impossibile, a maggior ragione con un occhio a quello che si mangia.

Si sente spesso parlare di donne che soffrono di sindrome dell’ovaio policistico, problema che secondo le stime più recenti colpisce circa l’8 -18% delle donne in età fertile. I sintomi che possono essere riscontrati sono diversi, proprio per questo non è detto che sia così facile arrivare a una diagnosi certa. Chi si rende conto di averlo non deve mettersi in allarme, si tratta infatti di un disturbo con cui è possibile convivere, a maggior ragione se si ascoltano i consigli del proprio ginecologo di fiducia.

Questa è considerata uno dei disturbi endocrini (ormonali) più comuni, che può portare a una piccola variazione a livello funzionale per l’apparato riproduttivo femminile, con effetti sul piano estetico, metabolico e riproduttivo.

Sindrome dell’ovaio policistico: riconoscerlo è importante

Ogni donna può avere sintomi differenti, ma ci sono dei campanelli d’allarme che possono far pensare che si possa essere affetti da sindrome dell’ovaio policistico. Tra questi possiamo citare problemi di acne, comparsa di peli maggiore rispetto al solito su viso e corpo, ciclo mestruale irregolare o assente anche per mesi, forte perdita di capelli, che in alcune occasioni può sfociare in alopecia (può esserci il “buco” nella testa in cui i capelli sono del tutto assenti), Nella maggior parte dei casi l’alopecia è invece di tipo androgenetico, come una sorta di “calvizie” simile a quella degli uomini.

Tra i motivi che spingono a sospettare che si soffra di questo disturbo c’è l’irregolarità mestruale, con il ciclo che può essere scarso o addirittura assente per mesi. Se questo dovesse succedere, sarebbe bene contattare il proprio ginecologo di fiducia per una visita. Spesso il medico può richiedere esami del sangue specifici, che possono togliere ogni dubbio.

ginecologo visita
Contatta il ginecologo se temi di avere la sindrome dell’ovaio policistico – Foto | Tantasalute.it

Non è detto che i primi segnali possano comparire con la prima mestruazione (menarca), in molti casi subentrano con il trascorrere degli anni e possono essere più evidenti se si è in sovrappeso. Un’ecografia potrà servire a valutare la struttura policistica dell’ovaio, caratterizzata dalla presenza di 12 o più follicoli di 2-9 mm di diametro in ogni ovaio e/o ovaio > 10 ml. Arrivare a una diagnosi è importante per poter tenere sotto controllo eventuali variazioni, se questo non dovesse avvenire si può arrivare, ma solo nei casi più gravi, ad avere difficoltà nel rimanere incinta.

Come ridurre il problema

Molti ginecologi consigliano, se la donna è d’accordo, l’assunzione della pillola anticoncezionale, che può portare nel corso del tempo a una riduzione del numero di cisti ovariche, fino ad arrivare a una totale scomparsa. Avere una gravidanza non risulta impossibile, ma è bene che il medico informi sulle possibili complicanze che chi è affetta da sindrome dell’ovaio policistico può avere nel corso della gestazione. Tra queste possiamo segnalare preeclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine e aborti spontanei.

Pur potendo tenere sotto controllo i sintomi, non esiste ancora una cura definitiva, anzi ci sono pazienti che possono livelli elevati di androgeni e insulinoresistenza anche dopo la gravidanza.

Un aiuto importante può arrivare comunque attraverso un’attenzione maggiore alla dieta. È consigliabile ridurre il sale e il consumo di alimenti in cui è presente in grande quantità, quali dadi, salse o alimenti in scatola. Per chi non riesce a rinunciare al pane sarebbe bene preferire quello di segale o integrale, oltre a cereali e legumi. Non dovrebbe inoltre mai mancare la verdura a ogni pasto; ognuno di questi dovrebbe prevedere una fonte di proteine, quali uova, pesce e legumi, mentre dovrebbero essere dosati carne e formaggi.