Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

La sideremia alta si ha quando i valori del ferro non legato nel sangue arrivano a superare i 150 – 160 mcg/dl per quanto riguarda gli adulti. Per i bambini invece la soglia che non si dovrebbe superare corrisponde a 119 mcg/dl. Le conseguenze della sideremia alta sono di diverso genere: si può incorrere nell’infarto, nel diabete, nelle malattie neurodegenerative precoci, nella depressione. Sideremia alta: cosa fare? E’ molto importante ricorrere a cure tempestive, in modo da rimediare soprattutto all’iperglicemia, evitando il rischio di sviluppare il diabete.

L’importanza del ferro nel nostro organismo

Il ferro è un elemento essenziale per la vita, coinvolto in diverse reazioni biochimiche nel corpo. Quando si complessa con la porfirina, forma l’eme, un gruppo protesico che è parte integrante di molte proteine, inclusa l’emoglobina dei globuli rossi, fondamentale per il trasporto dell’ossigeno. L’assorbimento del ferro avviene principalmente nel duodeno e nella parte prossimale del digiuno. Questo elemento si trova prevalentemente negli alimenti sotto forma di sale ferrico (Fe3+), e il suo assorbimento è favorito dall’ambiente acido dello stomaco. Ogni giorno, attraverso la dieta, vengono introdotti circa 10-20 mg di ferro, ma solo circa il 10 per cento di questo quantitativo viene assorbito. Una dieta ricca di carne rappresenta una fonte straordinaria di approvvigionamento di ferro.

Alcune sostanze, come i tannini presenti nel tè, hanno la capacità di legare il ferro in modo efficace, inibendone notevolmente l’assorbimento. Anche i fitati possono inibire l’assorbimento del ferro. Al contrario, l’assunzione contemporanea di acido ascorbico facilita la riduzione del sale ferrico a sale ferroso, potenziando così il suo assorbimento.

Provette per analizzare il sangue ed i livelli di ferro presenti nel nostro corpo
Provette per analizzare il sangue ed i livelli di ferro presenti nel nostro corpo-Karolina Grabowska-pexels.com

Sideremia alta: sintomi che possono manifestarsi

I sintomi della sideremia alta sono vari e interessano differenti organi e apparati. A carico del metabolismo si può avere un aumento della glicemia, dei trigliceridi e delle transaminasi del fegato. La sideremia alta può comportare anche dei disturbi dei surreni e della tiroide, oltre che l’ingrossamento del fegato e della milza. Altri disturbi si manifestano a carico del sistema nervoso con stanchezza, ansia e disturbi dell’umore.
Anche il cuore ne risente. In questo senso i sintomi più caratteristici sono costituiti da tachicardia, aritmia, insufficienza cardiaca e angina pectoris. Con la sideremia alta la carnagione può diventare più scura e si può incorrere nella caduta dei capelli.
Frequenti sono anche i dolori articolari, l’osteoartrite e l’osteoporosi. Nella donna il ciclo mestruale può diventare irregolare o assente e si possono verificare condizioni di sterilità. Nell’uomo una conseguenza può essere rappresentata dall’impotenza. Frequente può essere il calo del desiderio.

L’iperglicemia

Come appena asserito, ed anche accennato in precedenza, livelli si sideremia alti possono anche causare un aumento dei valori glicemici nel nostro organismo favorendo lo sviluppo dell’iperglicemia. L’aumento dei livelli di zucchero nel sangue, noto anche come iperglicemia, è una condizione che colpisce le persone affette dal diabete. Diversi fattori contribuiscono all’insorgenza dell’iperglicemia in individui diabetici, tra cui la dieta, l’attività fisica, le malattie e l’uso di farmaci. È di vitale importanza gestire l’iperglicemia, poiché la sua trascuratezza può portare a gravi complicazioni di salute che richiedono interventi d’emergenza, tra cui il coma diabetico. Anche l’iperglicemia di entità moderata, se protratta nel tempo, può causare problemi di salute che coinvolgono gli occhi, i reni, i nervi e il cuore.

L’iperglicemia di solito non manifesta sintomi fino a quando i livelli di zucchero nel sangue (glucosio) non superano i 180-200 milligrammi per decilitro (mg/dL) o da 10 a 11,1 millimoli per litro (mmol/L). I sintomi legati all’iperglicemia si sviluppano gradualmente nel corso di diversi giorni o settimane. L’intensità dei sintomi è direttamente proporzionale alla durata in cui i livelli di zucchero nel sangue rimangono elevati. Tuttavia, è importante notare che alcune persone con diabete di tipo 2, nonostante l’alto livello di zucchero nel sangue persistente per lungo tempo, potrebbero non presentare sintomi evidenti.

Siringa di un prelievo di sangue
Siringa di un prelievo di sangue-Anna Shvets: pexels.com

Sideremia alta: cause che possono stare alla base

Le cause della sideremia alta sono diverse. Si può verificare ad esempio un’eccessiva introduzione di ferro nel nostro organismo a causa dell’emocromatosi, di trasfusioni ripetute nel tempo o a causa di una dieta poco bilanciata, che si avvale di molti alimenti ricchi di ferro.
Un’altra causa può essere rappresentata da un’eventuale crisi emolitica, che determina la liberazione di ferro nel sangue. Oppure alla base della sideremia alta ci possono essere dei disturbi anemici che fanno diminuire il fabbisogno di ferro e quindi una sua minore utilizzazione da parte del midollo.
Anche le epatiti acute e le cirrosi epatiche possono essere dei motivi che determinano l’aumento dei valori del ferro. Infine non dobbiamo dimenticare che alcuni farmaci possono avere un’influenza non da poco, soprattutto sostanze come cloramfenicolo, metildopa, assunzione di estrogeni o ricorso alla pillola anticoncezionale.

Sideremia alta in gravidanza

Bisogna prestare attenzione soprattutto alla sideremia alta in gravidanza. Nel corso della gestazione infatti fisiologicamente il valore del ferro tende a scendere. In effetti molte delle risorse della madre vengono sfruttate dal feto. Spesso si ricorre agli integratori di acido folico per incrementare i livelli di sideremia.
E’ logico che, se nel corso della gestazione i valori del ferro siano più alti del normale, quando in realtà ci dovrebbe essere una tendenza decrescente, ci si dovrebbe consultare con il ginecologo o con l’ematologo.

Il ferro durante la gravidanza, fa bene o meno?

Il ferro svolge un ruolo fondamentale nel corpo umano, contribuendo alla formazione dell’emoglobina insieme alle proteine. Questa molecola è essenziale per il trasporto di ossigeno e anidride carbonica, previene l’anemia e partecipa alla composizione degli enzimi redox. Spesso, la quantità di ferro fornita dagli alimenti non è sufficiente a coprire l’aumento del fabbisogno durante la gravidanza e l’allattamento. Pertanto, è consigliabile che le donne in gravidanza assumano integratori di ferro e mantengano una dieta ricca di cibi contenenti questo elemento durante il periodo di allattamento. L’assorbimento ottimale del ferro avviene a stomaco vuoto, pertanto si consiglia di assumere il farmaco un’ora prima dei pasti o due ore dopo i pasti. Ingerisci il medicinale con almeno mezzo bicchiere d’acqua e evita di assumerlo mentre sei sdraiato. Per migliorare l’assorbimento, è consigliato prendere il ferro insieme a vitamina C; quindi, consumare frutta ricca di vitamina C può favorire la conversione del ferro in una forma facilmente assimilabile.

Secondo le raccomandazioni dei nutrizionisti, le donne incinte dovrebbero ingerire almeno 27 mg di ferro al giorno, senza superare i 45 mg, durante tutto il periodo della gravidanza. La dose specifica di ferro dovrebbe essere calcolata individualmente e prescritta da uno specialista, garantendo così una gestione ottimale della salute materna e fetale.

I sintomi, e le conseguenze, di livelli di sideremia troppo alti durante la gravidanza

Un’eccessiva presenza di ferro nelle donne in gravidanza può causare gravi conseguenze sia per la madre che per il bambino. Un accumulo eccessivo di ferro nel corpo può portare all’aumento della concentrazione di ferro libero e della quantità di emoglobina, rendendo complicato il trasporto di sangue e ossigeno dalla madre al feto. Questo scenario potrebbe risultare in basso peso alla nascita, parto prematuro e persino rischio di mortalità neonatale. Le donne in gravidanza devono essere consapevoli dei segnali di avvertimento associati all’eccesso di ferro, tra cui: nausea, vomito, dolore addominale, diarrea e disagio gastrointestinale, sanguinamento, presenza di sangue nelle urine e bassa pressione sanguigna. Altri segnali a cui prestare attenzione sono: insufficienza epatica, mancanza di respiro, respirazione accelerata e aumento della frequenza cardiaca, oltre che sonnolenza e sensazione di confusione.

Inoltre, il persistente accumulo di eccesso di ferro nel corpo della donna incinta può mettere sotto pressione il fegato e la milza, contribuendo a problemi a lungo termine come insufficienza della milza, insufficienza epatica e sviluppo del diabete dovuto a disfunzioni pancreatiche. L’eccesso di ferro è associato anche a gravi patologie, comprese malattie cardiovascolari, ictus, morbo di Parkinson e persino rischio aumentato di cancro. Pertanto, è fondamentale monitorare attentamente l’assunzione di ferro durante la gravidanza per evitare potenziali complicanze a lungo termine.

Come viene trattato l’eccesso di ferro nell’organismo delle donne incinte?

Interrompi immediatamente l’assunzione delle compresse di ferro e incrementa il consumo di fibre e verdure. La presenza di fibra nelle verdure può contribuire a ridurre l’assorbimento del ferro. Queste azioni sono cruciali per gestire la situazione del sovraccarico di ferro e favorire un equilibrio nella sua presenza nel corpo. L’adozione di alimenti con effetto diuretico, come caffè, centella asiatica e succo di verdure di mais, è fondamentale per facilitare l’eliminazione rapida dell’eccesso di ferro. In presenza di sintomi più gravi, è imperativo cercare immediatamente assistenza medica per una diagnosi accurata e avviare il trattamento appropriato. A seconda del livello di accumulo di ferro nel corpo, il medico potrebbe raccomandare l’uso di compresse chelanti del ferro, procedure di lavanda intestinale e altre terapie mirate.