Scoperta dall’Università della California la proteina che causa l’obesità

Il ricercatore Davide Ruggero insieme al suo team ha individuata nella proteina Elf4e la responsabile dell'accumulo dei grassi nell'organismo

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Foto Pexels | Moe Magners

Articolo aggiornato il 19 Febbraio 2021

L’obesità è una patologia che colpisce sempre più persone persone nel mondo, che durante il lockdown si è acuita in alcune zone del mondo e che inoltre raddoppia la probabilità di morire in caso di Covid. Molto difficile da curare in maniera rapida per salvaguardare la salute del paziente, coinvolge aspetti fisici e psicologici complessi. Proprio per questo, la scoperta fatta dal team guidato dal ricercatore Davide Ruggero presso l’Università della California a San Francisco è di portata decisamente notevole.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Metabolism, è stato svolto sui topi ed è stato fatto per comprendere cosa accade nel corpo quando ingeriamo grandi quantità di grassi. È stato dunque scoperto che la proteina Elf4e, presente in tutte le cellule dell’organismo, con la sua attivazione è la responsabile dell’accumulo nei grassi nel corpo.

La proteina Elf4e causa l’obesità e alcuni tipi di tumori

È stato osservato che quando gli animali possedevano soltanto il 50% di questa proteina, anche mangiavano in grandi quantità e avendo una dieta ricca di grassi, ma non ingrassavano. La Elf4e fa sì che si formino gli strati lipidici, le cosiddette goccioline: bloccata nella sua attività, automaticamente si arresta la metabolizzazione del grasso anche sul fegato, oltre non interferire sull’energia. I topi, infatti, non risultavano appesantiti né letargici, alcuni dei tanti effetti collaterali dell’obesità.

La proteina è stata analizzata anche perché è la principale indiziata per quanto riguarda, oltre che malattie del fegato, anche alcuni tipi di tumore. Per questo lo studio guidato dal prof Ruggero è particolarmente importante, perché va a comprendere l’origine di diverse malattie in alcuni casi molto difficili da curare.

Il risultato della scoperta ha portato alla formulazione di un farmaco che è già in fase di sperimentazione su alcuni pazienti volontari affetti da diversi tipi di cancro.