Roma, cani addestrati a riconoscere il Covid dall’odore

I cani saranno preparati a riconoscere la presenza del Covid-19 nel sudore dei pazienti, attraverso specifiche tecniche utilizzate nel riconoscimento degli esplosivi

cani addestrati
Foto Getty Images | Leon Neal

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

Può un cane addestrato riconoscere l’odore del coronavirus usando esclusivamente l’olfatto? Da questa domanda nasce il primo studio sviluppato all’interno di un ospedale universitario per addestrare i cani a riconoscere i soggetti affetti da Covid-19 sintomatici e asintomatici. Il progetto di ricerca è stato avviato a Roma nel drive-in Campus test del Campus Bio-Medico di Roma. Per la prima volta al mondo, la sperimentazione coinvolgerà un campione statistico rilevante di oltre 1000 pazienti. L’efficienza dell’olfatto del cane verrà testata con i tamponi molecolari per la diagnosi di Covid-19.

Cani addestrati per riconoscere il virus: al via la sperimentazione

Le unità cinofile per la sicurezza anti esplosivo saranno appositamente addestrate, da aprile a giugno, nel riconoscere la presenza del Covid-19 nel sudore dei pazienti che si recano al Drive-in Campus test del Policlinico per effettuare il tampone. Dopo una prima fase di sperimentazione di 6-8 settimane, i cani saranno addestrati attraverso specifiche tecniche utilizzate anche nel riconoscimento degli esplosivi. In un secondo momento ci sarà una sperimentazione di 4-6 settimane su volontari, grazie alla collaborazione dei pazienti che effettuano i tamponi al Drive-in Campus test.

Saranno raccolti i campioni di mille pazienti: per la prima volta la sperimentazione sul campo

L’obiettivo del progetto è quello di raccogliere un campione di oltre mille pazienti. All’interno di un container il cane annuserà i campioni contenenti il sudore dei pazienti, senza venire mai a contatto diretto con la sostanza biologica. Il paziente effettuerà un auto-prelievo del sudore con una garza, che sarà poi inserita in un contenitore anonimo. Gli operatori cinofili sottoporranno il campione al cane, che darà in pochi secondi il suo responso. Parallelamente il laboratorio eseguirà il test molecolare del tampone nasofaringeo dello stesso paziente e registrerà i risultati su un database.

A coordinare il progetto ci sarà la professoressa Silvia Angeletti, direttore dell’Unità Laboratorio analisi del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “Il nostro studio rappresenta il primo esempio di una collaborazione tra ricerca in laboratorio e sperimentazione sul campo. Grazie alle possibilità offerte contemporaneamente dall’attività del Drive-in Campus test e del Laboratorio Analisi possiamo lavorare in presa diretta con i cani e verificare scientificamente le nostre ipotesi“.

Si potranno utilizzare per grandi eventi e concerti

L’esperimento che stiamo conducendo è molto importante dal punto di vista dell’epidemiologia e della salute pubblica. Lo ha spiegato Massimo Ciccozzi, epidemiologo molecolare del Campus Bio-Medico e promotore del progetto. E ha aggiunto: “Basti pensare all’utilizzo che si potrà fare di questi cani in grandi eventi, concerti e partite di calcio. Eviterà dispendiosi test di screening e soprattutto sui tempi di rilevazione“.