Riscontrato un batterio che vive nell’acqua dolce, possibile generatore del morbo di Parkinson

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Scoperta shock: batterio collegabile al morbo di Parkinson (tantasalute.it)

Articolo aggiornato il 27 Gennaio 2024

Un nuovo studio ha condotto alla scoperta di un batterio che si trova comunemente nell’acqua dolce, collegabile al morbo di Parkinson.

Non solo la tecnologia, ma anche la scienza – soprattutto in questi ultimi anni – ha compiuto passi da gigante, permettendo delle scoperte davvero impressionanti. Quest’ultima fornita da un’università di Helsinki consente di cambiare completamente le carte in tavola.

Si tratta di una scoperta senza precedenti perché potrebbe determinare passaggi rilevanti per quanto riguarda la ricerca e soprattutto la prevenzione della malattia con sviluppi futuri molto più rapidi. Il batterio individuato sarebbe responsabile, come indicato dagli scienziati, anche di altre patologie a carico del sistema nervoso. Tra queste, vi è persino il morbo di Parkinson. Scopriamo insieme qualche cosa in più.

Un batterio responsabile della comparsa del Parkinson

Seppure tanti Paesi si siano impegnati nel corso di questi anni a capire quali siano gli elementi responsabili della malattia, solo l’università di Helsinki è riuscita ad arrivare ad una conclusione importante. Stando a quanto si apprende dai risultati dello studio, sembrerebbe che nell’acqua sia presente un batterio, denominato desulfobibrio, che potrebbe essere davvero la causa del morbo di Parkinson.

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Clamorosa scoperta sul morbo di Parkinson: qual è il batterio che lo causerebbe (tantasalute.it)

All’interno delle feci dei pazienti analizzati, si è scoperto che questo tipo di batterio era sempre presente, insieme a vari ceppi di Escherichia Coli. Hanno quindi provato ad analizzare la reazione dei batteri contro Caenorhabditis elegans e dell’α-sinucleina proteina. Il risultato è stato che coloro che sono affetti dalla malattia hanno un’aggregazione particolare degli alfa-syn nella composizione dei batteri. Questo significa che il batterio presente potrebbe essere decisivo nello sviluppo del Parkinson.

È importante chiarire che non hanno trovato una cura alla malattia ma hanno compreso, con un passaggio specifico e aggiuntivo alle analisi precedenti, cosa la fa insorgere. Questo potrà portare a studi approfonditi in materia che permettano di fare prevenzione, capire come eliminare i batteri dall’apparato digerente e come ritardare la comparsa dei sintomi fino alla cura definitiva. Gli esperti al momento infatti si concentreranno sul primo step: capire come espellere i batteri per evitare che vadano a contaminare il corpo. Secondo loro, quindi, questi non devono unirsi alla proteina α-sinucleina che viaggia verso il cervello.

Il mese scorso era stato pubblicato uno studio che evidenziava come l’accumulo di questa proteina nel cervello fosse legato a malattie del sistema neurologico. Secondo gli esperti quest’altro tassello aiuterà ad un progresso molto più rapido, bloccando la perdita di memoria e la mancanza di controllo nei movimenti. Parkinson e Alzheimer oggi sono le patologie del cervello che maggiormente preoccupano perché difficili da identificare subito. L’obiettivo prossimo, quindi, è anche sviluppare un test biologico per conoscere la possibilità di sviluppare la malattia prima che si sviluppino i sintomi effettivi.

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