Dopo un ictus, la maggior parte dei pazienti ha danni consequenziali che, a volte, possono essere anche molto gravi: zone del corpo paralizzate, difficoltà a camminare, difficoltà a parlare e vari altri problemi neurologici, più o meno gravi. È di questi giorni la notizia che l’Intelligenza Artificiale potrà aiutarci in questo senso. Vediamo come.

Quali terapie possono essere messe in atto dopo un ictus?

Una professoressa specializzata in malattie neurovascolari in neurologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Duisburg-Essen, professoressa Ana Casas, sta sviluppando terapie per le persone colpite presso l’University Hospital Essen (UK Essen).

La professoressa Casas e il suo team svilupperanno a breve, terapie per pazienti con ictus con disabilità a lungo termine. “In primo luogo, identifichiamo potenziali bersagli terapeutici e farmaci sul computer e li convalidiamo pre-clinicamente. Poi arriva il possibile uso clinico”, spiega la professoressa parlando del suo approccio sugli effetti di un ictus.

Grazie all’approccio in silico, è stato possibile identificare farmaci adatti contro i meccanismi di ictus acuto o insufficienza cardiaca. Le diverse terapie combinate identificate verranno ora testate in piccoli studi con i pazienti“, afferma la dottoressa Casas.

Per chi non lo sapesse, l’approccio in silico permette di ottenere importanti informazioni su proprietà chimico-fisiche e attività biologiche di composti chimici, utilizzando solamente strumenti informatici.

Intelligenza artificiale e ictus

Dopo un ictus, i pazienti devono essere curati rapidamente. Ogni secondo conta. L’obiettivo principale della terapia con l’intelligenza artificiale è quello di salvare quanto più tessuto cerebrale possibile.

I medici cercano di sciogliere il coagulo di sangue che ha causato l’ictus usando anticoagulanti o un catetere. Più le parti del cervello non ricevono sangue e sostanze nutritive sufficienti, più tessuto muore. Le conseguenze possono essere gravi: vanno dalla perdita della parola alla paralisi.

Tuttavia, se l’ictus si è verificato più di sei ore prima, queste misure terapeutiche non vengono più utilizzate. Ecco perché il dott Dietmar Frey, con il suo gruppo di ricerca presso la Charité – Universitätsmedizin Berlin, ha sviluppato un modello informatico basato sull’intelligenza artificiale (AI) che supporta i medici nella scelta della terapia e tiene maggiormente conto dei fattori individuali.

I medici che soccorrono qualcuno che ha avuto un ictus hanno poco tempo per una valutazione del caso complesso, ed è proprio a questo punto che interverrà l’intelligenza artificiale, utile anche per tantissimi altri trattamenti medici.

L’AI sarà addestrata con la progressione della malattia e i dati clinici di migliaia di pazienti colpiti da ictus. Su questa base si potranno ricercare i dati comparabili e identificare modelli che rendono possibile una diagnosi esatta basata sulla matematica, per ogni singolo caso.

Ovviamente l’intelligenza artificiale non sostituisce i medici, ma li aiuta a prendere le migliori decisioni terapeutiche possibili.