I farmaci placebo non sempre sono inattivi

Secondo uno studio di un team dell’Università di San Diego, le sostanze utilizzate come placebo non sempre sono prive di effetti

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    I farmaci placebo non sempre sono inattivi

    Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, le sostanze placebo non sarebbero sempre farmaci inattivi, quindi non si tratterebbe solo di suggestione da parte dei pazienti. Questo è quanto scoperto da un gruppo di ricercatori, guidati dalla dottoressa Beatrice Golomb, dell’Università di San Diego. Un farmaco prima di essere dispensato per il commercio, viene sottoposto ad una serie di test clinici sull’uomo. Durante questi test, la sostanza in questione viene confrontata con sostanze che, di regola, non dovrebbero avere nessun effetto clinico, sull’organismo, insomma totalmente inefficaci: da qui l’effetto placebo.

    Lo studio

    Un esempio di test clinico con effetto placebo è quando, ad un gruppo di volontari con e senza malattia, vengono somministrati delle sostanze: la sostanza da sperimentare, avente l’effetto farmacologico; l’altra il cosiddetto placebo, senza nessun attività. Il placebo non dovrebbe avere nessuna azione, tranne che, qualche effetto positivo per suggestione. Secondo gli studi della dottoressa Golomb, questo non è sempre vero.

    Infatti in alcuni studi clinici, il placebo è a sua volta capace di sortire effetti fisici sull’organismo, alterando i risultati. In un altro studio clinico per farmaci contro l’Aids, viene usato come placebo uno zucchero, il lattosio, purtroppo è risultato che molti di questi malati sono intolleranti a tale sostanza, quindi con insorgenza di effetti gastrointestinali e altri disturbi. Purtroppo nessuno stabilisce quale placebo usare, non ci sono regole. Tutto ciò porta a dei gravi problemi nella salute pubblica, perché porta a terapie inefficaci e impedire di dispensare quelle efficaci.

    Effetto placebo sempre più analizzato

    Adesso l’effetto placebo viene studiato con maggiore attenzione riconoscendo a tale efficacia persino un ruolo terapeutico sia pure parziale e ciò per una duplice ragione, e per un meccanismo neurobiologico che fa sì che l’attenzione del paziente verso il farmaco inerte sia tale da mettere in atto tutta una serie di meccanismi da parte dell’organismo che contrastano la malattia ed un effetto psicologico che perviene alle stesse conclusioni pur provenendo da aspetti del tutto diversi. Che sia tale la forza del pensiero da guarire, a volte, o migliorare il proprio stato con i soli farmaci placebo, lo dimostra il successo che spesso ottengono quei placebo dagli effetti cosiddetti nocebo; significa in questo caso somministrare la solita compressa inerte avvertendo però il paziente che dovrà comunicare tempestivamente ogni effetto collaterale che potesse essere messo in relazione con quel farmaco “inutile” spacciato per efficace. Ebbene non è raro il fatto che molti pazienti riferiscano gli stessi effetti collaterali che gli si dice di segnalare.

    Dunque l’attenzione verso i farmaci placebo si è spostata anche da parte della Comunità Scientifica che ha attenzionato il fenomeno non più come l’anello importante nella ricerca per comparare l’efficacia clinica di farmaci in un gruppo di volontari che l’assumono rispetto a quelli che credono di assumerli, semmai l’attenzione dei ricercatori è verificare quanto possa essere importante ai soli fini terapeutici il farmaco placebo e lo dimostra la cura che certi pazienti hanno adottato contro la psoriasi dove si è constatato come il ricorso al placebo abbia ridotto di un quarto fino a metà il ricorso al cortisone.

    L’effetto placebo c’è anche se i pazienti sono informati: lo studio americano

    Il placebo, usato in molti test e studi di ricerca, ha effetti positivi anche se il paziente sa che sta per assumerlo. Precedenti studi, hanno evidenziato che il placebo dà degli effetti nei test clinici, quando, però, il paziente non è a conoscenza di ciò che sta assumendo. Questa scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School. Lo studio è stato condotto su 80 pazienti, divisi in due gruppi, affetti dalla sindrome del colon irritabile.

    Al primo gruppo è stato somministrato una pillola contenente solo zucchero, mentre al secondo non è stata somministrata nessuna terapia. Inoltre il primo gruppo era informato del fatto che stava assumendo solo zucchero, e nonostante ciò, dopo le tre settimane di monitoraggio, i pazienti appartenenti a tale gruppo erano gli unici ad avere avuto dei miglioramenti e degli effetti positivi. L’effetto placebo si è verificato, nonostante la sua conoscenza.

    Lo studio statunitense, pubblicato sulla rivista Plos One, ha evidenziato come, durante un test clinico, si ha un effetto positivo, anche solo con il procedimento medico. L’effetto placebo, secondo questa ricerca riflette positivamente le aspettative degli studiosi, nonostante la conoscenza da parte dei pazienti, infatti scatta lo stesso, nel cervello, un meccanismo che aiuta la guarigione, producendo degli effetti positivi.

    Aggiornamento a cura di: Redazione Tanta Salute