Pillole di iodio anti radiazioni: cosa sono e quando si usano

La minaccia nucleare innescata dall'attacco della Russia all'Ucraina ha scatenato la corsa a questo tipo di farmaco, ma cosa sono esattamente le pillole di iodio anti radiazioni, a cosa servono e come funzionano? Facciamo chiarezza.

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Foto Shutterstock | i viewfinder

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

Nel corso della guerra tra Russia e Ucraina si è tornati a parlare di pericolo nucleare e radioattività, dopo l’attacco delle forze di Mosca intorno alle centrali nucleari di Chernobyl e di Zaporizhzhia. Eventi che hanno scatenato la corsa alle pillole di odio anti radiazioni in alcuni Paesi d’Europa, ma di cosa si tratta e come funziona questo tipo di farmaco?

Cosa sono le pillole di iodio anti radiazioni

Il boom nella domanda di compresse anti radiazioni a base di iodio in alcuni Paesi europei come in Belgio, durante il conflitto tra Mosca e Kiev in costanza della minaccia nucleare innescata dalla guerra di Vladimir Putin, ha fatto discutere e la richiesta nelle farmacie è aumentata in modo esponenziale.

Secondo quanto riferito dall’Istituto Superiore di Sanità, quantitativi di iodio radioattivo possono essere rilasciati nell’ambiente, contaminandolo, durante un incidente nucleare. Il farmaco in questione agisce in caso di esposizione. Occorre precisare, però, che le compresse di iodio non vanno assunte preventivamente e deliberatamente: vanno prese solo in caso di reale esposizione a iodio radioattivo e solo su indicazione delle autorità competenti.

Iodoprofilassi in emergenza nucleare: come funzionano le pillole di iodio

L’ISS precisa il funzionamento di queste compresse contro le radiazioni, e chiarisce perché lo iodio contenuto nel farmaco è potenzialmente utile in condizioni di pericolo. “L’inalazione di aria contaminata – si legge nel testo dedicato al tema sul sito ufficiale dell’Istituto – e l’ingestione di cibo e acqua potabile contaminati possono portare all’esposizione interna alle radiazioni e all’assorbimento di iodio radioattivo principalmente da parte della tiroide“. Il problema è che la ghiandola tiroidea usa lo iodio per produrre ormoni e non “riconosce” quello radioattivo e quello stabile, assorbendoli indistintamente.

Ecco che, dopo un incidente nucleare, la ghiandola assorbe iodio come in condizioni normali, finendo per far entrare nell’organismo quello radioattivo. “Se lo iodio stabile viene somministrato prima o all’inizio dell’esposizione a quello radioattivo, l’assorbimento di quest’ultimo sarà bloccato dalla saturazione della ghiandola tiroidea con iodio stabile, riducendo così efficacemente l’esposizione interna della tiroide”.

Per questo, nella iodoprofilassi nel suo complesso, l’assunzione via orale di iodio stabile – che fa parte dei piani di emergenza di alcuni Paesi, unitamente all’attenzione da riservare ad alimenti e acqua ingeriti – è ritenuta strategia appropriata per ridurre il rischio di effetti negativi sulla salute delle persone esposte a un rilascio di iodio radioattivo.

Effetti collaterali delle compresse a base di iodio anti radiazioni

Questo farmaco non è per tutti e non va usato senza indicazione medica. Marcello Bagnasco, presidente dell’Associazione italiana della tiroide (Ait) e specialista in Endocrinologia, Medicina nucleare e Immunologia clinica, a Repubblica ha spiegato che l’assunzione in autonomia delle pillole di iodio per timore nucleare può causare problemi. A partire da un eccesso di iodio che può innescare effetti collaterali importanti, tra cui una maggiore incidenza di malattie autoimmuni.

Gli esperti in Belgio, inoltre, hanno chiarito che le  pastiglie a base di iodio “non offrono protezione contro altre sostanze radioattive“. In caso di emergenza, in buona sostanza, non basta assumerle per essere totalmente al riparo dagli esiti delle radiazioni. L’uso di queste pillole, infine, è raccomandato solo per le persone in determinate fasce d’età. Parlare con il medico è non solo utile, ma fondamentale.

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