Uno studio rivela perché la variante inglese è più contagiosa

Se i risultati fossero confermati, gli esperti dovranno valutare un allungamento dei tempi di quarantena

tampone covid
Foto Getty Images | Christopher Furlong

La variante inglese desta preoccupazione nella comunità scientifica, dal momento che risulta più contagiosa del 50%, secondo gli ultimi calcoli. A causa della sua elevata capacità di infettare, la variante inglese è in grado di far impennare la curva dei contagi in poche settimana, come è accaduto nel Regno Unito. Anche in Italia i casi di variante inglese stanno aumentando rapidamente e nel giro di poche settimane si teme possa diventare la mutazione prevalente in Italia.

Perché la variante inglese è più contagiosa

Ma ora si è scoperto che, dietro la più elevata contagiosità della variante, si nasconde una durata maggiore dell’infezione, con ovvie conseguenze sulla trasmissibilità. Questa importante scoperta giunge da uno studio dell’Università di Harvard che ha misurato le infezioni e la loro durata in giorni e intensità di trasmissione durante la fase acuta, con particolare attenzione all’andamento della variante inglese.

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La durata media dell’infezione è di 13 giorni

Gli studiosi hanno preso in considerazione i test PCR (tamponi) eseguiti in un campione di 65 individui infetti da SARS-CoV-2, sottoposti a test di sorveglianza quotidiana, di cui 7 infetti dalla variante inglese. Per gli individui infettati da B.1.1.7 (variante inglese), la durata media della fase di proliferazione era di 5,3 giorni, a cui seguiva una fase di eliminazione di 8,0 giorni, per una durata media complessiva dell’infezione di 13,3 giorni (con estremo superiore che arrivava a 16,5).

Mentre, nel caso del ceppo originario di SARS-CoV-2, la fase di proliferazione media era di 2,0 giorni, quella di eliminazione media di 6,2 giorni, per una durata media complessiva di 8,2 giorni, con l’estremo superiore di 9,7. Se la durata media delle infezioni varia significativamente, la concentrazione massima virale risulta invece simile: per B.1.1.7 era 19,0 Ct, rispetto ai 20,2 Ct del ceppo originario.

Verso una modifica dei criteri di quarantena

Quindi se, in un primo momento, si riteneva che la variante inglese fosse più trasmissibile per la maggior carica virale, potrebbe invece trattarsi di maggiore durata dell’infezione. Ma è ancora presto per confermare questa ipotesi: si tratta infatti di uno studio non ancora pubblicato né revisionato e su numeri piccoli.

Se i risultati fossero confermati, gli esperti dovranno valutare una modifica anche dei criteri di quarantena. Infatti, ogni applicazione di isolamento nel mondo si basa sul fatto che la trasmissibilità non ha mai superato i 14 giorni, con una media molto inferiore. Al punto che l’isolamento è passato da 14 giorni a 10 giorni e in alcuni Paesi a 7. Se l’infezione da variante inglese fosse così lunga, significa che le persone contagiate, al termine del periodo di isolamento, potrebbero essere ancora in grado di contagiare.

Quanto dura la quarantena nel mondo

In Italia, isolamento e quarantena terminano dopo 10 giorni con test molecolare ed esito negativo. Ma in caso di contatti stretti con sintomatici la quarantena può prolungarsi fino a 14 giorni ed essere interrotta senza la conferma del tampone. La Francia ha dimezzato il tempo da 14 a 7 giorni, mentre gli Stati Uniti hanno deciso per un isolamento di 10 giorni dall’inizio dei sintomi. Tuttavia, se i risultati di questo studio venissero confermati, sarà con ogni probabilità necessario rivedere i tempi di isolamento e quarantena.