Nomofobia: cos’è e come si cura la paura di rimanere senza il proprio cellulare

Nomofobia - TantaSalute.it
Nomofobia – TantaSalute.it

Articolo aggiornato il 12 Ottobre 2023

La nomofobia non è certo una delle fobie più nominate e più famose che ci sono. Tuttavia, c’è moltissima ricerca ed interesse nella comunità scientifica rivolti verso questa particolarissima patologia, che andremo a sviscerare in questo articolo. Il termine deriva dalla frase inglese che sta per “NO MObile PHone phoBIA”: letteralmente, la paura di rimanere senza il proprio cellulare oppure di non poterlo utilizzare nell’immediatezza. Una sindrome moderna ma che pare stia già coinvolgendo moltissime persone di tutte le età.

Secondo diversi studi, questa ansia colpisce il 77% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che possiedono uno smartphone in Europa. Questo disturbo non è attualmente elencato nel DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Tuttavia, i ricercatori psichiatrici la considerano una malattia del mondo moderno, causata dalla comunicazione virtuale. Questo tipo di comunicazione è infatti diventata predominante con la diffusione dell’uso degli smartphone. Le persone con forte bisogno di ricompensazione, disturbi legati all’attenzione e inclini alle dipendenze sono naturalmente più esposte a sviluppare questa patologia. Ma vediamone insieme i sintomi:

I sintomi della nomofobia

I soggetti che tendono a essere colpiti dalla nomofobia sono gli adolescenti e gli under 25, ma anche alcuni professionisti che passano molto tempo al cellulare. I primi, perché la nomofobia riflette la paura di fondo di essere isolati da un gruppo. Per questi ultimi si tratta piuttosto invece dell’ansia da prestazione che richiede loro di essere costantemente raggiungibili nell’ambito del proprio lavoro.

Trattamenti contro la nomofobia - TantaSalute.it
Trattamenti contro la nomofobia – TantaSalute.it

In assenza del loro principale strumento di lavoro, si sentono davvero perduti. Ecco quali sono i sintomi riscontrabili in una persona che si sospetta sia affetta da nomofobia:

  • Gli individui nomofobici tendono a controllare eccessivamente i propri messaggi o i social media.
  • Presentano difficoltà nell’impegnarsi nelle attività quotidiane, temendo la perdita di connessione e di accesso alle informazioni.
  • Per le persone nomofobiche, scoprire che il proprio cellulare è guasto, o la paura di perderlo, può arrivare a scatenare attacchi di ansia.
  • I guai sono se il paziente sente sofferenza e il soggetto, avendo perso la libertà rispetto al prodotto, sa di essere incapace di regolarsi.

Possono anche svilupparsi sintomi comportamentali. Il più comune è evitare situazioni in cui la persona nomofobica potrebbe essere privata del proprio cellulare. Un individuo che soffre di tale dipendenza rischia quindi di ridurre le proprie uscite oppure organizzandole meticolosamente. Per esempio, potrebbe avere paura di andare in luoghi in cui potrebbe ritrovarsi tagliato fuori dalla rete.

Temi di esserne affetto? Ci sono alcuni test che puoi effettuare per valutare il tuo grado di “fobia”. Basterà fare alcune prove, come ad esempio allontanarsi dal cellulare per qualche ora, quando non è necessario per lavorare. In questo modo è facile vedere se puoi tollerare o meno di non avere il telefono in mano. Se vuoi diminuire la tua dipendenza da cellulare, gli specialisti consigliano quindi di iniziare stabilendo delle barriere da non superare, come ad esempio posare il telefono quando si mangia o quando si è in presenza di amici o familiari, in modo da mantenere un legame sociale con la realtà.

Trattamenti contro la nomofobia

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha riconosciuto che alcune psicoterapie si sono affermate nel trattamento di numerose fobie e sono in grado di trattare questi fenomeni di dipendenza dal cellulare. La CBT, terapia cognitivo comportamentale, permette di modificare i propri modi di agire, spingendoti a interagire diversamente (in una maniera più misurato) con il proprio cellulare.

Le IPT, terapie interpersonali, in cotal guisa, potrebbero essere adattate per ricreare collegamenti e aiutare le persone per le quali la dipendenza dal cellulare provoca isolamento. Trattare i sintomi dell’ansia generati dalla nomofobia può comportare l’assunzione di ansiolitici, che deve essere limitata nel tempo. Le piante, in particolare la valeriana, rappresentano un’alternativa agli ansiolitici nel trattamento dell’ansia e del rilassamento. Chiedere consiglio al medico o al farmacista resta fondamentale: affidati alle loro indicazioni per un percorso terapeutico completo ed efficace.

Quando controlliamo il nostro smartphone, cosa che accade da diverse decine a diverse centinaia di volte al giorno, raramente prestiamo attenzione a ciò che sentiamo, perché effettuiamo questo controllo meccanicamente. Ciò che spaventa, infatti, è il lato inconscio della faccenda. Secondo gli esperti, concentrarsi sulle emozioni che si provano quando si controlla il telefono può aiutare a prendere coscienza di ciò che si nasconde dietro di esso: è una necessità per allontanare la noia? un riflesso muscolare? Controllare la posta elettronica o le notifiche dei social media ci fa sentire meglio o peggio? Questi interrogativi ci faranno capire meglio se abbiamo la nomofobia, ma anche se siamo semplicemente troppo attaccati ai nostri cellulari e alle app installate su di essi.