Niente vaccino prima del 2022 per un quarto della popolazione mondiale. Il motivo: questioni logistiche

Una questione organizzativa e non del tutto equa potrebbe escludere una buona fetta della popolazione dalla vaccinazione del Covid per tutto il 2021

Ricercatore che studia un vaccino anti Covid
Foto Getty Images | Pedro Vilela

La gestione della distribuzione del vaccino contro il Covid potrebbe essere più complicata del previsto. Secondo uno studio svolto dalla Johns Hopkins University e pubblicato sul British Medical Journal, un quarto della popolazione mondiale potrebbe non riceverlo prima del 2022.

Analizzando la quantità di vaccini prodotti ancora prima delle autorizzazioni ufficiali degli enti scientifici americani ed europei, si è scoperto che a metà novembre 7,48 miliardi di dosi erano già state ordinate a 13 produttori, su un totale di 48, che stanno ultimando la sperimentazione e i test finali. Più della metà, ovvero il 51%, di questi vaccini già richiesti è destinato al 14% della popolazione, ovvero ai paesi più ricchi, mentre il restante 49% dovrà essere distribuito tra il rimanente 86%.

Ipotizzando che tutti quelli richiesti siano effettivamente efficaci e sicuri, si stima che potrebbero esserne prodotti da qui a un anno circa 5,96 miliardi, andandone il 40% ai paesi più poveri (i prezzi oscilleranno tra 4,90 e 60,8 euro l’uno). Tutto dipenderà dai paesi produttori e da quelli che riceveranno il vaccino se vorranno o meno condividere le riserve anche con i paesi di secondo e terzo mondo.

Sempre secondo lo studio però, nella migliore delle ipotesi, ovvero con produzione al massimo e solidarietà da parte dei paesi ricchi, resterà comunque escluso fino al 2022 un quinto della popolazione mondiale. Tutto questo avverrà a fronte invece di 3,7 miliardi di adulti (68% della popolazione totale) che si stimano pronti e disposti a vaccinarsi. Lo sostiene un altro studio pubblicato sempre sul BMJ e condotto in Cina, che tradotto significa che le dosi devono essere prodotte a pieno ritmo e in quantità sufficienti per tutti. Perciò va studiato un piano efficace che permetta di garantire i servizi essenziale, la riduzione dei casi e del contagio.

Vaccino: distribuzione equa

Jason Schwartz, professore dell’Università di Yale, sostiene che molti paesi ricchi si stiano già muovendo verso un concetto di distribuzione più equo acquistando il vaccino tramite Covax, un servizio che destina parte del pagamento alle vaccinazioni per i Paesi più poveri.

Ma ciò non basta. Infatti, sostiene che lo sforzo organizzativo richiesto sia enorme e globale e che per far sì che sia efficiente. sono necessarie risorse finanziarie, logistiche e tecnici che solo i paesi più ricchi possono fornire.