Nel mondo mancano 900mila ostetriche, il Covid le riconverte

L'Oms torna a richiamare l'attenzione sulla grave carenza di ostetriche nel mondo. La pandemia le dirotta su altri servizi

personale sanitario
Foto Pexels / Vidal Balielo Jr.

Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

Un primo campanello d’allarme era scattato già nel 2014, ma senza grandi risultati. Ora l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), insieme all’Unfpa (l’agenzia Onu sulla salute sessuale e riproduttiva) e la Confederazione internazionale delle ostetriche, torna a richiamare l’attenzione sulla grave carenza di ostetriche nel mondo: ne mancano infatti 900.000, circa  1/3 della forza lavoro globale richiesta in questo delicato settore.

Il Covid ha peggiorato la carenza di ostetriche, dirottate su altri servizi

E la situazione di emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare la situazione, con servizi ostetrici interrotti e molte professioniste dirottate a lavorare su altri fronti, lasciando così di fatto senza risposta i bisogni sanitari e le esigenze di molti madri e dei loro neonati.

A fare il punto è stato il rapporto State of World’s Midwifery dell’Unfpa, in cui viene valutata la situazione di 194 paesi. “Il rapporto dice una cosa importante: il mondo ha bisogno urgentemente di 1,1 milioni di operatori essenziali della salute per assicurare cure riproduttive, sessuali, materne, neonatali e agli adolescenti” ha commentato Natalia Kanem, direttore esecutivo di Unfpa. “L’80% di questi lavoratori essenziali mancanti sono ostetriche”, ha poi sottolineato.

Tra i diversi fattori alla base di questo problema, secondo il documento, ci sono la disuguaglianza di genere, il sotto-finanziamento, il non dare la priorità ai bisogni di salute sessuale e riproduttiva delle donne e il mancato riconoscimento del ruolo delle ostetriche, il 93% delle quali sono appunto donne.

Le ostetriche non seguono soltanto i parti, ma si occupano anche delle cure pre e post-natali, dei servizi di salute riproduttiva e in più contribuiscono anche a rilevare e trattare le infezioni a trasmissione sessuale, assicurando i servizi di salute riproduttiva anche per gli adolescenti.

Risolvendo il problema si potrebbero salvare 4,3 milioni di vite l’anno

Secondo un’analisi pubblicata su Lancet, se si riuscisse fare un investimento per colmare completamente questa carenza di ostetriche entro il 2035, si potrebbero evitare circa il 67% delle morti materne, il 64% di quelle neonatali e il 65% dei bambini nati morti, e si potrebbero inoltre salvare 4,3 milioni di vite l’anno.

Tuttavia, sottolineano dall’Oms, nonostante l’allarme lanciato già dal precedente rapporto, nel 2014, i progressi compiuti in questi anni sono stati decisamente troppo lenti. Al ritmo attuale infatti, la situazione migliorerà davvero di poco entro il 2030.

“Le ostetriche sono continuamente svalutate e ignorate – ha commentato infine Franka Cadee, presidente della Confederazione internazionale delle ostetriche – è tempo che i governi intervengano, investendo su questo settore, per assicurare cure di qualità alle donne che partoriscono”.

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