Musicoterapia: per prendersi cura del bambino autistico

Il bambino autistico, tra i diversi problemi che trova nel riuscire a sviluppare le sue capacita', ha quello, certamente non secondario per l'importanza, di riuscire ad ascoltare e a carpire i suoni, volontariamente, e le voci di chi gli sta intorno.

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Il bambino autistico, tra i diversi problemi che trova nel riuscire a sviluppare le sue capacita’, ha quello, certamente non secondario per l’importanza, di riuscire ad ascoltare e a carpire i suoni, volontariamente, e le voci di chi gli sta intorno. L’autismo porta i bambini a una specie di ovattamento o meglio di parziale isolamento dalla realta’, incondizionatamente recettivi, senza capacita’ di cernita dei messaggi che a loro arrivano. Dal punto di vista relazionale e evolutivo e’ rischiesto l’impegno sia del bambino che del genitore, per intraprendere un percorso educativo attraverso la musicoterapia.

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Doppiamente sensibile deve appunto essere la famiglia, capace di cogliere anche il piu’ piccolo segno di comunicazione, per non perderlo per sempre.
I bambini malati di autismo hanno tutti una loro personale esperienza, che li porta a essere anche molto differenti tra di loro nel comportamento; c’e’ quello che comunica gia’, quello che invece non sempre ascolta, quello che pare essere sempre isolato, quello che invece e’ piu’ distante in certe situazioni e meno in altre. Di fronte a queste diversita’ ogni genitore deve valutare insieme all’educatore se ci sono segnali di miglioramento nel figlio. Ogni parola e ogni gesto possono essere un inizio di qualcosa.
Su questi piccoli gesti si inserisce il ruolo dell’educatore musicoterapeuta: che riesce a catturare il momento di attenzione e a trascinarlo sempre un po’ di piu’ nel tempo, permettendo cosi’ di dare e ricevere feed back; l’educatore gioca cosi’ col bambino cercando di farlo interessare a quello che fa, senza abbattersi se il risultato pare poco, o se all’incontro successivo e’ lampante che non e’ rimasta traccia di quello precedente.

I suoni
, con le loro onde, riescono meccanicamente a raggiungere il bambino, il bambino, da parte sua, riesce a volte a rispondere, anche magari solo con uno sguardo differente. Nel momento dell’attenzione il bambino esce dalla malattia, nell’isolamento, ricade nella sua malattia.
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