Articolo aggiornato il 27 Gennaio 2024

Morbo di Parkinson, cos’é?

Il morbo di Parkinson, spesso definito semplicemente come Parkinson, malattia di Parkinson o in altri modi ancora, è una patologia di natura neurodegenerativa la quale purtroppo incide in modo importante sulla qualità della vita della persona.

Tale patologia ha adottato il nome del medico inglese che la studiò per la prima volta, ovvero James Parkinson, il quale nel lontano 1817 produsse a tale riguardo la pubblicazione An Essay on the Shaking Palsy.

Parkinson definì questa malattia “paralisi agitante” ispirandosi appunto ai suoi sintomi più tipici, e ne designò le caratteristiche principali; negli anni a seguire ovviamente la scienza medica ha compiuto dei progressi molto importanti in tale ottica e il quadro delle peculiarità di questa malattia è divenuto sempre più nitido, anche dal punto di vista delle possibili cure.

Come molte altre malattie anche il morbo di Parkinson può manifestarsi in modi diversi e in maniera più o meno acuta, ad ogni modo ha dei tratti distintivi che lo contraddistinguono in modo inequivocabile.

Morbo di Parkinson, chi colpisce?

Il morbo di Parkinson è senza dubbio una malattia che riguarda le persone in età avanzata: nella grande maggioranza dei casi infatti essa si manifesta oltre i 60 anni, e l’incidenza diviene ancor più elevata man mano che l’età aumenta; nello specifico la fascia di età maggiormente a rischio da questo punto di vista è quella compresa tra i 50 ed i 70 anni.

L’eventualità che il Parkinson si manifesti in età più giovane, magari attorno ai 40 anni, è molto meno probabile, tuttavia casi di questo tipo possono assolutamente verificarsi.

Il morbo di Parkinson si manifesta in modo pressoché analogo nelle diverse zone del mondo, dunque non vi sono delle etnie in cui la malattia si verifica in modo più frequente; da questo punto di vista si può evidenziare solo un’incidenza leggermente superiore tra le etnie dalla pelle chiara, quindi con della pelle in cui figurano scarse quantità di melanina.

L’incidenza della malattia si rivela lievemente superiore nelle nazioni industrializzate, probabilmente per via della presenza diffusa di metalli pesanti, mentre effettuando una distinzione tra popolazione maschile e femminile si rileva che la malattia tende a riguardare soprattutto gli uomini.

A cosa è dovuto il morbo di Parkinson?

Le cause del morbo di Parkinson sono individuabili in dei processi di degenerazione di alcuni neuroni, esattamente quelli relativi alla cosiddetta substantia nigra, definita anche come sostanza nera.

La sostanza nera è un’area del sistema nervoso centrale la quale deve il suo nome proprio al fatto di essere particolarmente scura, non a caso questa zona del cervello tende a rivelarsi più chiara nei soggetti che convivono con la malattia di Parkinson.

Le cellule della sustantia nigra producono un neurotrasmettitore che prende il nome di dopamina, di conseguenza la presenza di tale elemento risulta ridotta nelle persone interessate dal Parkinson.

Il fatto che le quantità di dopamina risultino ridotte ha dei risvolti molto negativi per il benessere dell’organismo: la dopamina ha infatti un ruolo fondamentale nel regolare le naturali capacità motorie della persona, non è certo per caso dunque se le manifestazioni più tipiche di questa malattia siano legate alla mobilità e alla postura.

Nella sustantia nigra delle persone ammalate di Parkinson si individuano inoltre i cosiddetti corpi di Lewy, delle piccole inclusioni sferiche che prendono il nome del loro scopritore, ovvero Friedrich Heinrich Lewy.

Le cause del morbo di Parkinson: molte ipotesi, poche certezze

La scienza medica ha dedicato numerosi studi alle possibili cause del morbo di Parkinson, e da questo punto di vista vi sono tutt’oggi numerosi interrogativi.

Come accennato in precedenza l’età è un fattore determinante nell’insorgere di questa malattia, anche se ovviamente non è affatto detto che una persona non più giovane debba necessariamente andare incontro a questa condizione.

Nelle ricerche che sono state condotte da vari team di esperti si è spesso giunti a risultati poco chiari, se non addirittura contraddittori: provando a verificare un eventuale legame tra l’insorgere della malattia e il vizio del fumo, ad esempio, l’incidenza della medesima è risultata inferiore tra i soggetti fumatori.

La scienza medica si è concentrata soprattutto nel verificare se la malattia di Parkinson può essere messa in relazione all’esposizione prolungata a determinate sostanze, ed è in quest’ottica che si sono individuati i risultati di maggiore interesse.

È stato dimostrato che talune sostanze, come ad esempio il tetracloruro di carbonio, possono favorire l’insorgere della malattia di Parkinson, e da questo punto di vista sono stati considerati con particolare attenzione alcuni prodotti, principalmente insetticidi, che potrebbero avere un’influenza in tal senso.

Come detto l’incidenza di questa malattia tende ad essere più elevata nelle zone industrializzate, tuttavia l’idea secondo i metalli pesanti possano avere un peso nell’insorgere delle malattia non ha ancora trovato riscontri definitivi.

Anche dal punto di vista genetico il quadro non risulta essere del tutto chiaro: la malattia di Parkinson ad oggi non è considerata propriamente come una patologia genetica, tuttavia la sua incidenza tende ad essere leggermente superiore tra i soggetti i cui genitori sono stati interessati dal medesimo problema.

Degli studi molto interessanti inoltre hanno messo in relazione l’insorgere di questa malattia con eventuali traumi di natura cranica.

È stato a lungo sospettato che sportivi che si dedicano a discipline particolari che comportano ripetuti traumi al capo, come ad esempio la boxe, potessero essere più esposte delle altre per quanto riguarda l’eventualità che possa insorgere il morbo di Parkinson, ed effettivamente le analisi effettuate tendono a confermare quest’idea.

Uno studio specifico è stato posto in essere considerando dei praticanti di boxe thailandese, disciplina che comporta appunto numerosi traumi al capo, e l’incidenza della malattia si è rivelata più alta rispetto ai valori consueti.

Da questo punto di vista d’altronde ha rappresentato un vero e proprio caso emblematico il famosissimo puglie statunitense Muhammad Ali, il quale iniziò a palesare i sintomi tipici del Parkinson in un’età davvero molto giovane, esattamente a soli 38 anni.

Possibili fattori di protezione dal Parkinson

Per quanto riguarda invece eventuali fattori di protezione, dunque abitudini e comportamenti che potrebbero aiutare la persona a scongiurare l’eventualità che questa malattia possa insorgere, se ne segnalano alcuni decisamente particolari.

Come si stava accennando in precedenza il fumo potrebbe essere paradossalmente utile per evitare che questa malattia possa insorgere, quantomeno in base ai dati emersi dagli specifici studi effettuati.

Altro dato decisamente sui generis è quello relativo al consumo di caffeina: anche questa sostanza sarebbe infatti in grado di proteggere l’organismo dalla “minaccia” del Parkinson.

Ovviamente sia per quel che riguarda il fumo che il consumo di caffeina bisogna considerare anche altri aspetti: se da un lato vi sono dei validi motivi per ritenere che fumare o consumare abitualmente caffè e bevande ad azione eccitante possano essere delle abitudini utili per ridurre il rischio di Parkinson, vi sono svariate ragioni per ritenere senza dubbio alcuno che comportamenti di questo tipo danneggino l’organismo in molti altri modi ancora.

Il fumo è senz’altro un vizio deleterio, e questo è stato confermato in maniera inequivocabile da svariate ricerche; il consumo di caffeina non dev’essere “demonizzato”, d’altronde il caffè è una bevanda molto amata da tantissime persone, tuttavia i medici raccomandano sempre di non eccedere nelle quantità, soprattutto nel caso in cui si abbia un battito cardiaco accelerato o comunque laddove si abbiano problemi cardiaci di altra natura.

Dal punto di vista teorico dovrebbero rappresentare un valido strumento protettivo gli antiossidanti, sostanze contenute in diversi tipi di alimenti le quali hanno la straordinaria capacità di proteggere la struttura cellulare.

Nonostante questa capacità degli antiossidanti sia riconosciuta ufficialmente da parte della scienza medica, l’incrocio tra il consumo di ricche quantità di antiossidanti e la probabilità di contrarre il morbo di Parkinson non ha messo in evidenza dei risultati di rilievo, anzi si è rivelato pressoché indifferente.

Anche per quanto riguarda lo studio dei possibili fattori di protezione, dunque, la malattia di Parkinson si rivela piuttosto subdola e ricca di aspetti oscuri.

I principali sintomi del morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson riesce ad essere riconosciuto in modo piuttosto netto per via delle sue manifestazioni, ovviamente è inutile sottolineare che solo ed esclusivamente un medico può formulare una diagnosi: determinati sintomi potrebbero infatti essere legati a malesseri di differente natura, dunque andrebbero contrastati in modo differente rispetto alle tipiche cure del morbo di Parkinson.

A tal riguardo va detto che non esiste uno specifico test tramite il quale si può verificare se una persona è interessata o meno dal morbo di Parkinson: per effettuare la sua diagnosi il medico deve effettuare una serie di esami e deve ovviamente far ricorso alla sua competenza per poterli interpretare.

Se ci si chiede quali sono i sintomi più tipici del Parkinson non si può che iniziare con un continuo tremore agli arti superiori e alle mani, il quale spesso si palesa anche quando la persona è completamente ferma; è proprio per questa ragione d’altronde che James Parkinson parlò per la prima volta di questa malattia definendola “paralisi agitante.

Il malato di Parkinson tende a muoversi a piccoli passi e in modo piuttosto faticoso, assumendo un’andatura quasi strascicata, inoltre un’altra manifestazione molto tipica di chi ha questa malattia è legata alla postura, la quale si presenta piuttosto incurvata e sbilanciata frontalmente.

In generale, il fisico della persona che convive con il Parkinson si presenta visibilmente indebolito, e l’autonomia di movimento del malato si riduce in modo consistente anche perché gli arti tendono a irrigidirsi.

Parallelamente a queste manifestazioni principali ve ne sono anche delle altre, come ad esempio delle difficoltà di linguaggio, molti altri sintomi invece abbracciano la sfera psichica della persona.

Non è raro che i soggetti malati di Parkinson convivano con particolari stati psichici come possono essere ad esempio la depressione, l’ansia, l’apatia, in casi più gravi le persone interessate da questa patologia possono assumere dei comportamenti di carattere compulsivo, dunque ad esempio possono essere protagoniste di episodi di ipersessualità, oppure possono avvicinarsi a delle pericolose dipendenze, come può essere ad esempio la ludopatia.

Tra i più comuni sintomi del morbo di Parkinson si possono includere anche delle difficoltà visive, problemi di incontinenza urinaria, frequenti episodi di insonnia, alterazioni del naturale bioritmo, quindi tendenza ad addormentarsi durante il giorno e a restar svegli durante la notte, costipazione e altro ancora.

Gli stadi della malattia: la scala di Hoehn e Yahr

Il morbo di Parkinson non si manifesta in maniera improvvisa e netta, al contrario questa malattia tende a presentarsi con dei sintomi lievi i quali si accentuano gradualmente con il passare del tempo.

A tal riguardo è molto interessante la cosiddetta scala di Hoehn e Yahr, la quale appunto suddivide il manifestarsi di questa malattia in diversi stadi, da cui emerge in modo chiaro lo svilupparsi progressivo della patologia.

Hoehn e Yahr hanno suddiviso la progressione di tale malattia in cinque diversi stadi, che possiamo analizzare nel dettaglio.

Il primo stadio ha di norma una durata piuttosto lunga, e nel medesimo iniziano a manifestarsi i classici tremori agli arti e delle piccole difficoltà di carattere motorio, nel secondo i tremori vengono accompagnati da difetti posturali e le difficoltà di moto divengono più marcate.

Nel terzo stadio le problematiche si accentuano in modo ulteriore e l’individuo inizia a palesare evidenti difficoltà nel camminare, con dei passi sempre più corti e un tronco visibilmente inclinato in avanti; in tale stadio è frequente che la persona malata inizi a necessitare di un’assistenza per poter compiere delle operazioni anche piuttosto semplici.

Nel quarto stadio l’inabilità diviene elevata, la necessità di un’assistenza diviene costante, di conseguenza il malato non può più vivere da solo.

Nel quinto e ultimo stadio la malattia diviene del tutto invalidante, l’individuo palesa delle difficoltà a mantenere la posizione eretta inoltre le ridotte capacità di mobilità dei muscoli facciali rendono assai complicata anche l’azione di cibarsi.

Come vedremo a breve, intraprendendo per tempo delle cure mediche di qualità è assolutamente possibile interrompere la progressione di questa malattia, evitando così che raggiunga gli ultimi stadi descritti da Hoehn e Yahr.

Malattia di Parkinson: come si può contrastare

Le terapie per porre rimedio al morbo di Parkinson possono essere diverse, e va detto subito che purtroppo ad oggi non esiste una soluzione medica in grado di risolvere il problema in modo totale definitivo.

Le varie terapie attualmente disponibili hanno come finalità quella di contenere l’avanzata della malattia, nonché di mantenere la qualità della vita della persona malata sui migliori livelli possibili.

Spetta ovviamente al medico suggerire al proprio paziente le soluzioni più adatte per fronteggiare la malattia, come per ogni patologia dunque bisogna attenersi strettamente a quanto il professionista saprà prescrivere.

Delle soluzioni terapeutiche possono fondarsi anzitutto sull’utilizzo di specifici farmaci, e uno dei farmaci più tipici che vengono utilizzati nel contrasto al Parkinson corrisponde alla L-DOPA o levodopa.

Senza addentrarci oltremodo in approfondimenti scientifici possiamo sottolineare che la levodopa è un particolare amminoacido il quale riesce a sopperire alla carenza di dopamina, ovvero la sostanza che, se presente in quantità ridotte nella substantia nigra, comporta l’insorgere della malattia.

Altri farmaci comunemente impiegati per contrastare il morbo di Parkinson sono i cosiddetti dopamino-antagonisti, i quali hanno come azione principale quella di stimolare i ricettori della dopamina: i risultati offerti da questi farmaci sono simili a quelli offerti dalla levodopa, sebbene essi agiscano in una modalità differente.

Per porre rimedio a tale patologia si possono adottare anche dei farmaci di tipologia differente, come ad esempio gli anticolinergici; tutti i farmaci elencati possono comportare delle controindicazioni di rilievo, di conseguenza è fondamentale attenersi con scrupolosità alle prescrizioni del medico anche per quanto riguarda quantità e modalità di assunzione.

Per contrastare il morbo di Parkinson si possono eseguire anche specifici interventi chirurgici: da questo punto di vista si sono registrati dei progressi molto interessanti negli ultimi tempi, di conseguenza soluzioni chirurgiche realizzate ad hoc possono garantire dei miglioramenti di rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’attenuazione dei classici tremori agli arti superiori.

Si parla sempre più frequentemente della possibilità di contrastare il morbo di Parkinson tramite dei percorsi di riabilitazione, tuttavia soluzioni di questo tipo non possono essere considerate efficaci come i trattamenti terapeutici tradizionali, al più possono ricoprire il ruolo di cure complementari.

Per quanto riguarda i possibili sviluppi delle soluzioni terapeutiche per la malattia di Parkinson, invece, una strada interessante corrisponde a quella delle cellule staminali.

Si parla sempre più spesso della possibilità di impiegare le cellule staminali in ambito medico, anche in ambiti completamente differenti da quello in questione, tuttavia si è ancora molto distanti da risvolti concreti: ad oggi il mondo delle staminali è da considerarsi sicuramente suggestivo e ricco di potenziale, ma sono ancora tantissimi i lati oscuri che impediscono di renderlo un’opportunità terapeutica vera e propria.

Il morbo di Parkinson è dunque una malattia piuttosto complessa la quale comporta dei sintomi fisici piuttosto evidenti, ma non devono essere trascurati neppure quelli di natura psichica.

Intervenire per tempo e in modo mirato è fondamentale: sebbene purtroppo non esista una cura in grado di annientare completamente la malattia, attraverso delle soluzioni terapeutiche mirate è possibile ottenere dei risultati apprezzabili e soprattutto si può fare in modo che la qualità della vita della persona malata non ne risenta oltremodo.