Misofonia: uno studio ha scoperto l’origine dell’ipersensibilità ai suoni

La causa di una percezione esasperata di suoni e rumori è causata da un'attività cerebrale più intensa della media, che attiva e collega diverse aree che distorcono la percezione degli stimoli uditivi

misofonia
Foto Pexels | Andrea Piacquadio

L’ipersensibilità e l’intolleranza a rumori specifici, come per esempio quelli della masticazione, deglutizione ma anche quelli metallici, provocati dallo sfregamento o ripetuti, è chiamata misofonia ed è una condizione che colpisce tra il 6 e il 20% della popolazione mondiale.

Non si sa esattamente quante persone vivano con questo disturbo, che può essere più o meno invalidante, anche perché è difficile riuscire a comprendere esattamente quali siano le reazioni che si scatenano nel nostro cervello che portano a non riuscire a sopportare alcuni suoni più o meno intensi. O almeno lo era fino ad oggi: uno studio dell’università di Newcastle, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Neuroscience, ha mostrato cosa accade nel corpo di chi soffre di misofonia quando al suo orecchio giungono i rumori incriminati.

Sono state analizzate le reazioni ai rumori di 75 volontari tramite scansione cerebrale: i soggetti affetti dal disturbo hanno presentato un iperconnessione di alcune aree cerebrali, ovvero una comunicazione più intensa tra la corteccia uditiva e le zone del cervello preposte al controllo motorio del viso, bocca e gola quando sollecitate da suoni sgradevoli ma comunemente tollerabili. Nei soggetti normali è stato riscontrato un semplice fastidio, mentre chi vive questa condizione particolare ha reazioni molto forti e in alcuni casi incontrollate.

Inoltre, come spiegano gli scienziati dello studio, è stato notato che c’è un modello di comunicazione simile tra le regioni visive e quelle motorie: questo spiegherebbe perché la sensazione di fastidio insopportabile può essere innescata anche da uno stimolo visivo. In pratica, chi soffre di misofonia ha un sistema a specchio, ovvero quello che ci aiuta a elaborare i movimenti altrui attivando il cervello in modo simile, particolarmente attivo e cioè che si accende in maniera involontaria e intensa anche in caso di azioni minime, portando ad avere la sensazione che i suoni prodotti dagli altri siano altamente invasivi nel corpo del soggetto col disturbo, andando oltre il loro controllo.

Sempre grazie alla ricerca dell’università di Newcastle, è stato scoperto che questo disturbo può essere ridotto se viene imitata l’azione che produce il suono fastidioso, poiché riporta la persona a uno stato di controllo della situazione. Tutte queste informazioni sono la base per elaborare studi più approfonditi oltre che una cura vera e propria, permettendo a chi soffre di misofonia di vivere una vita il più normale possibile.

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