Menopausa: fertilità ritrovata grazie alle staminali

Dal Congresso Mondiale sulla Fertilità e Sterilità si aprono nuovi orizzonti per donare nuova fertilità anche in caso di insufficienza ovarica e di menopausa precoce, grazie alle cellule staminali

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    Menopausa: fertilità ritrovata grazie alle staminali

    L’orologio biologico potrebbe non essere più un problema, almeno stando ai recenti risultati di uno studio condotto da un gruppo di scienziati del Cairo. Fertilità e menopausa potrebbero presto andare a braccetto? Forse, grazie all’utilizzo delle cellule staminali e a un nuovo trattamento in grado di ripristinare la capacità delle ovaie di produrre ovuli.

    Un team di ricercatori del Cairo, grazie a una sperimentazione effettuata sui topolini in menopausa precoce, potrebbe davvero aprire la strada a nuovi trattamenti per restitituire la fertilità e riportare indietro le lancette dell’orologio biologico. Il segreto del successo della nuova metodica, se le ulteriori indagini confermeranno i risultati incoraggianti già ottenuti, sarebbe tutto nelle cellule staminali, prodotte appositamente in laboratorio e in grado di stimolare la capacità delle ovaie di produrre ovuli.

    Studi di laboratorio, che potrebbero davvero aprire nuove prospettive e nuove speranze di maternità per le donne colpite da menopausa precoce e che, prima dei 40 anni, hanno già perso ogni possibilità di mettere al mondo un figlio. I risultati incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dell’insufficienza ovarica precoce, condizione ancora orfana di terapia efficace, sono presentati durante il Congresso Mondiale sulla Fertilità e Sterilità di Monaco.

    “Questo lavoro dimostra che cellule staminali mesenchimali sono in grado di ripristinare la funzione ovarica. Le ovaie trattate sono state in grado di produrre ovuli e ormoni. Inoltre siamo in grado di rilevare la presenza di cellule staminali nelle ovaie ritornate a funzionare di recente. Quello che abbiamo fatto è provare che siamo in grado di ripristinare pienamente il funzionamento delle ovaie nei topi. Il passo successivo è quello di esaminare come questi ratti potrebbero riprodursi, e di capire come si caratterizzano i cromosomi della prole in seguito al trattamento” ha sottolineato Osama Azmy, che ha coordinato la ricerca.