Malattie infiammatorie croniche dell’intestino: 5 milioni di malati nel mondo

Le malattie croniche intestinali possono essere debilitanti fisicamente e psicologicamente; il supporto dei malati deve essere a 360°

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Foto Pexels | Kindel Media

In occasione della Giornata Mondiale delle Mici, ovvero delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino, del 19 maggio, è stato fatto il punto a livello internazionale di quante persone soffrono di questo tipo di disabilità silenziosa e quali sono i passi avanti fatti dalla ricerca medica per trovare una cura a queste patologie, spesso incurabili ma gestibili.

Nel mondo si stima che ne soffrano circa 5 milioni di persone: in Italia non c’è un numero preciso poiché non esiste un registro dei malati, ma secondo gli esperti del Centro Ibd del Policlinico Gemelli Irccs, uno dei punti di riferimento a livello internazionale per questo tipo di malattie, nel nostro paese si aggirerebbe intorno ai 240-250.000 (numeri in crescita). La malattia più diffusa è la colite ulcerosa, che colpisce il 60% delle persone, mentre il restante 40% soffre della malattia di Crohn, che può colpire qualsiasi tratto dell’intestino e che ha pesanti conseguenze sulla vita della persona e sintomi più o meno invalidanti.

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino si manifestano solitamente in giovane età, entro i 30 anni: addirittura nel 20% dei casi la diagnosi avviene durante l’infanzia.

Queste patologie però sono in crescita sia nei paesi occidentali che in Cina e in India. Il motivo di questo aumento non è ancora del tutto chiaro, come ha confermato il professore Alessandro Armuzzi del centro del Policlinico Gemelli, che ha spiegato che si palesano quando alla predisposizione genetica vengono affiancati fattori ambientali in via di definizione, ma legati all’alimentazione. Il miglioramento di questa così come anche dei servizi igienico-sanitari, portano a una cambiamento nella microbiota intestinale, che scatena una risposta immunitaria che porta allo sviluppo di morbo di Crohn e colite ulcerosa.

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino possono debilitare psicologicamente

Il motivo per il quale è stata istituita la giornata mondiale non è soltanto per parlare delle cure e dell’avanzamento scientifico sullo studio delle malattie, ma è anche per portare alla luce il grave impatto psicologico che hanno queste patologie su chi ne soffre. Possono essere molto debilitanti e limitare chi le ha, innescando un circolo vizioso che non aiuta alla riduzione né al contenimento della patologia.

Individuarle non è immediato perché le manifestazioni delle malattie sono molto variegate e questo può comportare una difficoltà nell’esprimere una giusta diagnosi, demoralizzando il paziente, che dovrà convivere per tutta la vita con il disturbo.

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino hanno come sintomi con diarrea cronica persistente, con anche perdite di sangue, stanchezza, spossatezza, perdita di peso, disidratazione e in alcuni casi anche altri effetti collaterali come artrite, infiammazione di cute e occhi. e a volte anche fegato. 

Nonostante le cure siano altamente personalizzate sulle necessità di ciascuno, ben il 40% di chi soffre per esempio del morbo di Crohn dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico per la resezione intestinale, mentre chi soffre di pancolite ulcerosa nel 20% dei casi dovrà sottoporsi a colectomia. Riuscire ad azzerare i pazienti che necessitano un intervento è l’obiettivo della ricerca medica.

Al momento insieme ai medicinali, è la nutrizione la cura più efficace per queste patologie, accompagnata da un adeguato supporto anche psicologico per aiutare i malati a vivere una vita più normale possibile.

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