Ipertensione polmonare: sintomi, cause e cura

L'ipertensione polmonare è una condizione medica in cui le arterie polmonari si restringono o si ostruiscono, causando un aumento della pressione del sangue. Questa condizione può essere causata da diversi fattori; li scopriamo nell'articolo, insieme ai sintomi e alle cure più adatte.

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Articolo aggiornato il 3 Febbraio 2023

L’ipertensione polmonare è una malattia in grado di provocare gravi sintomi e conosciuta anche con i nomi “ipertensione arteriosa polmonare” e “ipertensione arteriosa polmonare idiopatica”. Questa seria patologia porta ad un aumento della pressione arteriosa sanguigna nei polmoni, ecco perché è importante giungere tempestivamente a una cura.

Quali sono i sintomi, le cause e le cure? Scopriamo i dettagli nell’approfondimento.

Cos’è l’ipertensione polmonare

Questa patologia, conosciuta anche come “ipertensione arteriosa polmonare” o “ipertensione arteriosa polmonare idiopatica” è caratterizzata da pressione alta nei polmoni.

Ad essere colpiti sono tra le 25 e le 50 persone per milione di abitanti e circa l’80% degli ammalati sono donne.

L’ipertensione polmonare è definita come quella superiore alla pressione arteriosa polmonare media > 20 mmHg (millimetri di mercurio, normale 14 mmHg).

Si distingue in pre-capillare e post-capillare, a seconda della pressione di occlusione arteriosa polmonare o della pressione atriale sinistra. Stabilire questa differenza è molto importante per il trattamento successivo.

Per la diagnosi è necessario un esame del catetere cardiaco destro.

In questo test, durante l’esame del catetere cardiaco, al paziente viene somministrato un agente inalato (solitamente monossido di azoto), che permette di dilatare notevolmente i vasi polmonari e quindi migliora significativamente la pressione dell’arteria polmonare.

Alcuni centri eseguono questo esame sotto sforzo, poiché l’andamento della pressione dell’arteria polmonare sotto sforzo fornisce ulteriori informazioni diagnostiche e prognostiche.

Cause dell’ipertensione polmonare

A cosa è dovuta l’ipertensione polmonare?

In parte, queste sono sconosciute. Si sa che questa malattia si verifica quando le arterie dei polmoni e i capillari si restringono, si danneggiano o si bloccano: in questi casi, il sangue non riesce a scorrere attraverso i polmoni, per cui aumenta la pressione all’interno delle arterie polmonari e questo causa un lavoro maggiore da parte del cuore.

Con il passare del tempo il muscolo cardiaco si indebolisce e alla fine non è più in grado di pompare sangue nei polmoni.

L’ipertensione polmonare acuta può esere causata dalla sindrome di stress respiratorio o da un’embolia polmonare.

L‘ipertensione cronica può essere primitiva o secondaria: nel primo caso, può essere causata da anomalie strutturali di vene polmonari e arterie, che ostacolano il flusso del sangue; nel secondo caso, invece, l’ipertensione deriva da altre patologie come malattie della circolazione, cardiache o respiratorie. O ancora: infezioni da HIV, uso di droghe, disturbi reumatici, obesità, apnea notturna, tumori.

Pare, inoltre, che possa giocare un ruolo fondamentale una proteina chiamata “endotelina”: quest’ultima, infatti, se presente a un livello troppo elevato nel sangue, potrebbe causare una vasocostrizione, una diminuzione di ossigeno e una conseguente ipertensione polmonare.

Ipertensione polmonare: i sintomi

Il sintomo principale è la mancanza di respiro correlata allo sforzo. Tuttavia, come indicatori vengono forniti anche:

  • affaticamento;
  • mancanza di respiro quando ci si piega;
  • prestazioni fisiche generalmente ridotte;
  • oppressione al petto;
  • colorazione bluastra delle labbra e della punta delle dita;
  • aritmia cardiaca;
  • battito accelerato;
  • palpitazioni;
  • vene giugulari ispessite;
  • edema nelle gambe, nelle caviglie o nello stomaco;
  • vertigini;
  • collasso circolatorio;
  • svenimento polmonare.

Diagnosticare l’ipertensione polmonare e classificarla correttamente rispetto alla causa è difficile e richiede molta esperienza, ma farlo può salvarvi la vita.

Alcune forme di questa patologia possono essere trattate con farmaci, altre richiedono un intervento chirurgico. Prima si inizia la terapia e migliore sarà la prognosi.

Ipertensione polmonare: diagnosi e aspettativa di vita

Alla comparsa dei primi sintomi che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente, è opportuno rivolgersi ad uno specialista che, tramite una serie di analisi ed esami, sarà in grado di stabilire la diagnosi e la terapia adatta al caso.

Oltre agli esami del sangue, alla visita medica e allo studio dei sintomi, potrebbero essere richiesti ulteriori test di approfondimento:

  • il six minute wald;
  • l’ecocardiogramma;
  • la radiografia al torace;
  • la TAC;
  • la spirometria;
  • la polisonnografia.

Affidatevi ad uno specialista esperto il prima possibile, in modo da iniziare la cura tempestivamente.

Quanto si può vivere con l’ipertensione polmonare? La risposta, purtroppo, non è delle migliori.

Nei pazienti trattati in tempo la sopravvivenza a cinque anni è di circa il 50%. Ma non tutti rispondono bene alla terapia e possono verificarsi i seguenti eventi:

  • assenza di risposta al trattamento farmacologico;
  • ipossiemia persistente (insufficienza presenza di ossigeno nel sangue);
  • elevati livelli plasmatici del peptide natriuretico cerebrale o del NT-proBNP;
  • elevate pressioni in atrio destro e alta pressione arteriosa polmonare media;
  • scompenso sistolico del cuore destro.

Ipertensione polmonare: le terapie previste

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La terapia scelta dallo specialista varia da caso a caso, a seconda delle cause scatenanti la patologia. In alcuni casi, potrebbero essere prescritti dei farmaci – come anticoagulanti, diuretici, integratori di potassio e vasodilatatori. A questo potrebbe affiancarsi un cambiamento nell’alimentazione e nello stile di vita.

In altri casi potrebbe essere consigliabile l’intervento chirurgico. L’operazione ha l’intento di rimuovere i coaguli oppure potrebbe essere deciso un trapianto di polmone o di cuore.

Questa è la soluzione estrema, nel caso in cui l’organismo non risponda alla terapia farmacologica.