L’idea di avere una malattia sessualmente trasmissibile non può che fare paura, nonostante si faccia il possibile per prendere tutte le precauzioni del caso. Una di quelle più temute ancora oggi è la gonorrea.

Ridurre il numero di partner sessuali che si hanno nel corso della propria vita sembra diminuire le possibilità, almeno sulla carta di avere una malattia sessualmente trasmissibile. Il rischio, però, non si può escludere del tutto. È infatti altrettanto importante conoscere quali siano i trascorsi delle persone con cui si decide di avere rapporti intimi, anche se ovviamente non sempre questo è possibile, oltre a proteggersi sempre attraverso l’uso del preservativo, che resta fondamentale anche per le donne che assumono la pillola anticoncezionale, ben sapendo quanto quella sia utile innanzitutto per evitare gravidanze indesiderate.

Le campagne di sensibilizzazione per invitare tutti a essere prudenti non mancano, ma nonostante questo c’è chi agisce quasi senza rendersene conto, come se fosse convinto che questo rischio non lo riguardi mai personalmente. Una delle patologie di questo tipo che fa più paura è la gonorrea, che si sta rivelando, secondo quanto emerso da alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti, una delle più resistenti agli antibiotici utilizzati per curarla.

Che cos’è la gonorrea e come si può prendere

Capire in cosa consiste la gonorrea non può che essere fondamentale per capire come proteggersi. Questa patologia è nota anche come blenorragia, o più comunemente detta “scolo”, ed è una malattia sessualmente trasmissibile provocata da un batterio (Neisseria gonorrhoeae). Tra le conseguenze ci possono essere infezioni più o meno gravi a carico delle vie uretrali nell’uomo e urogenitali nella donna, oltre alla possibilità che si infettino anche altre parti del corpo, quali faringe, congiuntiva e retto in entrambi i sessi.

Al momento può essere considerata una delle malattie sessualmente trasmissibili più diffuse, anche se l’uso del preservativo sembra essere servito a ridurne l’incidenza a partire dagli anni ’90. Nonostante questo, i numeri appaiono ancora elevati: si parla, infatti, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Oms di circa 78 milioni di nuovi casi accertati all’anno.

gonorrea prevenzione
Come proteggersi dalla gonorrea e come si arriva alla diagnosi (tantasalute.it)

È possibile prenderla se si hanno rapporti sessuali non protetti con persone infette. In alcuni casi, però, può essere la mamma a trasmetterla al feto al momento del parto: se questo dovesse accadere, al bambino sarebbe diagnosticata una congiuntivite neonatale, problema che non può essere sottovalutato perché contratta in quel momento può portare anche alla cecità. I medici in queste situazioni provano comunque ad agire in via tempestiva, attraverso la profilassi subito dopo la nascita (colliri e pomate antibiotiche).

La malattia può essere però trasmessa anche dai genitali in altre parti del corpo, soprattutto se si hanno mani non pulite, che possono quindi infettare la congiuntiva.

Cercare di arrivare in maniera tempestiva alla diagnosi può essere importante in molte malattie, anche se nel caso della gonorrea può non essere così semplice. A incidere sono infatti i tempi di incubazione, che possono essere di circa 30 giorni per l’uomo, mentre nel caso della donna molto spesso si è addirittura asintomatiche (gli uomini non presentano sintomi solo nel 10% dei casi).

In linea generale sarebbe fondamentale utilizzare sempre il preservativo in ogni rapporto sessuale, ma è allo stesso tempo prestare attenzione a eventuali segni di malessere “sospetti” che possono comparire. Le donne solitamente riscontrano disuria (difficoltà ad urinare), stranguria (dolore alla minzione), perdite vaginali e spotting intermestruale (perdite di sangue fra un ciclo e l’altro). Situazioni come queste tante pazienti le possono avere vissute in altre situazioni della propria vita, proprio per questo a volte non si pensa alla gonorrea. Gli uomini, invece, laentano tranguria, disuria, perdite di colore biancastro, giallo o verde, dolore e gonfiore testicolari.

Ci sono situazioni in cui la trasmissione può avvenire anche attraverso i rapporti anali, provocando quindi infiammazione all’ano. Per arrivare alla diagnosi corretta possono essere necessari tamponi su cervice, uretra, retto, faringe o analisi delle urine. Una volta individuata, si parte con una terapia a base di antibiotici, anche se non sempre questi si rivelano efficaci.