Fumo: la predisposizione dipende dai geni

Alcuni studi evidenziano come l’abitudine al fumo sarebbe condizionata da alcune specifiche varianti genetiche, in particolare legate al cromosoma 15. Se gli studi verranno confermati significa che alcune persone sono più portate a fumare di altre.

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    Fumo: la predisposizione dipende dai geni

    Quello del fumo potrebbe essere più che un vizio, una vera e propria predisposizione che si troverebbe radicata nel DNA. Le persone che fanno abuso di droghe, alcol e fumo hanno un cervello che presenta delle differenze rispetto a quelle che conducono una vita senza vizi. Questo spiegherebbe il perché alcuni giovani non riescono a resistere alla tentazione di provare a fumare o a bere, mentre altri si, e quindi risultano meno impulsivi. Uno studio americano, e altre ricerche condotte dall’Unione Europea, avrebbe scoperto come le differenze esistenti in alcune zone cerebrali riescano a indirizzare l’impulsività delle persone. Grazie a questi risultati si potranno prevenire i comportamenti a rischio di molte persone, in particolar modo dei giovani, evitando degli incidenti e quindi delle probabili morti.

    I fattori genetici sarebbero determinanti non solo nel prendere la decisione di cominciare a fumare, ma anche nel numero di sigarette fumate giorno per giorno e nella capacità di riuscire a smettere. In totale sono stati tre gli studi che hanno messo in evidenza questa correlazione tra fumo e geni. Nello specifico è stato confrontato il DNA di fumatori con quello di persone che non fumano. In questo modo i ricercatori sono riusciti ad individuare tutte le varianti genetiche connesse all’abitudine di fumare e dislocate in diversi cromosomi.

    Una scoperta interessante che attende comunque ulteriori conferme e altre precise delucidazioni, per comprendere fino in fondo qual è il ruolo giocato dalle varianti genetiche individuate. Per il momento non si conosce ancora qual è la funzione di queste varianti. Si sa soltanto che quelle sul cromosoma 15 sono situate in una regione, nella quale sono presenti anche i geni che sono implicati nella gestione dei ricettori della nicotina.

    In ogni caso le ricerche che hanno portato a queste conclusioni non vanno sottovalutate, perché, mediante future indagini si potrebbe arrivare a scoprire quali implicazioni dirette il DNA ha nel condizionare le abitudini legate al fumo. Gli studi sulla genetica stanno veramente rivelando molto sul comportamento dell’uomo.

    Diversità cerebrali in chi fuma o fa uso di droghe

    Uno studio condotto da due ricercatori americani, i dottori Robert Whelan e Hugh Garavan (che ha anche firmato il lavoro) dell’University of Vermont, insieme ad altri colleghi internazionali ha evidenziato le differenze esistenti nei cervelli di persone che facevano abuso di sostanze come alcol, droghe e fumo, rispetto a quelli di chi non ne aveva mai fatto uso. Per questa ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience, sono stati coinvolti 1900 giovani, di quattordici anni, i quali sono stati sottoposti a degli esami con risonanza magnetica. Mediante queste analisi si sono potute identificare le aree del cervello, chiamate network, adibite alle decisioni. Ossia zone cerebrali che si attivano nel momento in cui bisogna prendere una decisione, fare una scelta. Un’attività diminuita di queste zone sarebbe la causa dell’impulsività di molti giovani e dell’uso di droghe. Quale area cerebrale è coinvolta? Secondo gli scienziati la corteccia orbito-frontale sarebbe coinvolta in questa riduzione di attività da parte dei network. I ricercatori hanno inoltre evidenziato come questi ultimi non siano gli stessi responsabili dell’ADHD (iperreattività con deficit di attenzione) come, invece, si credeva in passato. Questo significa che nel nostro cervello vi sono sia aree responsabili dell’impulsività che porta al consumo di droghe e alcol, e altre legate all’ADHD.