Fibrillazione ventricolare: sintomi, cause e terapia

La fibrillazione ventricolare è un’aritmia caratterizzata da alcune contrazioni irregolari e veloci dei ventricoli del cuore. I suoi sintomi compaiono improvvisamente, degenerando velocemente. Le cause di questa pericolosa patologia possono essere molteplici. Cosa fare contro la fibrillazione ventricolare? Qual è la terapia adatta? Scopriamo di più in merito.

Fibrillazione ventricolare

Fibrillazione ventricolare

Quali sono i sintomi, le cause e la terapia per la fibrillazione ventricolare? E cos’ènello specifico? La fibrillazione ventricolare subentra quando i ventricoli del cuore si contraggono in modo disordinato e senza un ritmo ben preciso: accade in questo modo che il muscolo cardiaco non riesce più a pompare il sangue nelle arterie. La conseguenza di tutto questo può essere un arresto cardiocircolatorio. I sintomi del disturbo sono facilmente riconoscibili perché, fra di essi, ci sono anche il dolore toracico, l’aritmia, la tachicardia e la dispnea. Le cause della fibrillazione muscolare al cuore possono essere diverse. Cosa fare contro la fibrillazione ventricolare? Scopriamo di più in merito.

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Cos’è

Cos’è la fibrillazione ventricolare? Si tratta di un’aritmia caratterizzata da contrazioni irregolari, rapide e inefficaci dei ventricoli: tale condizione porta ad una grave compromissione della gittata cardiaca – che corrisponde al flusso di sangue ossigenato pompato verso i tessuti del corpo umano e gli organi – che può, di conseguenza, condurre ad un efflusso di sangue insufficiente e ad un’ossigenazione carente. È per questo motivo che la fibrillazione ventricolare è considerata una delle cause principali di arresto cardiaco – a causa della morte del cuore per anossia acuta – e morte.
La fibrillazione ventricolare è, dunque, un’alterazione del battito cardiaco a livello dei ventricoli – a decorso rapido e infausto – i quali si contraggono rapidamente: così facendo, il battito e le contrazioni del cuore cambiano anch’esse divenendo irregolari, scoordinate, con frequenza e velocità aumentata, oltre ad intensità variabile.
Circa l’80-85 per cento delle morti per arresto cardiaco è provocata da fibrillazione ventricolare. La sua incidenza è maggiore nella fascia di età tra i 50 e i 70 anni.

Differenza tra fibrillazione atriale e ventricolare

Qual è la differenza tra la fibrillazione atriale e quella ventricolare? La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca determinata da un’irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri e provoca un battito cardiaco completamente irregolare: si tratta della più comune tra le aritmie cardiache e la sua incidenza aumenta con l’età e nei soggetti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa e le malattie valvolari. La fibrillazione atriale può anche essere cronica, persistente oppure parossistica, con episodi di durata variabile, ma vi si può convivere.
Al contrario, la fibrillazione ventricolare è un’aritmia fatale per cui è necessario agire il prima possibile. Caratterizzata da un ritmo fibrillante e da una serie di sintomi che compaiono improvvisamente e diventano acuti velocemente, tale condizione conduce ad una grave compromissione della gittata cardiaca e alla morte del cuore e del paziente in poco tempo.

I sintomi

I sintomi della fibrillazione cardiaca compaiono improvvisamente e diventano acuti piuttosto velocemente. Di solito, sono tutti consequenziali e includono:

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La situazione che si crea appare di solito piuttosto grave ed ecco perché è fondamentale individuare il quadro sintomatologico con una certa tempestività, in modo da poter intervenire subito.

Le cause

Non è facile delineare precisamente le cause scatenanti della fibrillazione ventricolare, ma è possibile che tale condizione sia dovuta a:

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  • Ipossia dovuta a coronaropatie, ischemia cardiaca, miocardite o vulvopatia;
  • Acidosi metabolica;
  • Ipocalcemia alle scariche elettriche;
  • Traumi al cuore;
  • Ipokaliemia o iperkaliemia;
  • Ipomagnesemia;
  • Sindrome di Wolff-Parkinson-White o Sindrome di Brugada;
  • Ipertiroidismo;
  • Trattamenti farmacologici sbagliati, a base di antidepressivi triciclici o antiaritmici;
  • Intossicazione da gas e da narcotici.

In generale, si può dire che la fibrillazione ventricolare sorge quando si verifica uno squilibrio ionico-elettrolitico nelle membrane che compongono le cellule del miocardio: è proprio questo squilibrio, infatti, che mette a rischio il segnale di contrazione, di tipo elettrico.
È anche possibile che si verifichino dei casi in individui sani: è in tali circostanze che si parla di fibrillazione ventricolare idiopatica, per via delle cause sconosciute.

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La diagnosi

Alla comparsa di segni e sintomatologia, è opportuno contattare il medico e/o cardiologo che – tramite ad una serie di esami e analisi – potrà stabilire la diagnosi e, dunque, la cura più adatta al caso specifico.
Oltre alla visita medica, all’ascolto del battito cardiaco con lo stetoscopio, alle analisi del sangue e allo studio dei sintomi, potrebbe essere necessario effettuare degli ulteriori test, così da individuare la presenza di eventuali malattie sottostanti:

  • Elettrocardiogramma: serve per valutare l’andamento dell’attività elettrica del cuore e identificare, tramite ECG, i segni clinici premonitori della fibrillazione ventricolare;
  • Ecocardiografia: questa consente di visionare elementi del cuore, come valvole, atri e ventricoli e, dunque, la presenza di malformazioni o anomalie;
  • Radiografia del torace: si tratta di un’indagine utile che può fornire indicazioni su polmoni e cuore;
  • Angiografia coronarica: è un esame invasivo che serve per valutare lo stato di salute del sistema coronarico.

Ad ogni modo, la velocità con cui si evolve il quadro clinico e la necessità di intervento immediato, spesso non lasciano il tempo per poter effettuare una diagnosi completa.

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La terapia

Cosa fare contro la fibrillazione ventricolare? Più che parlare di vera e propria terapia della fibrillazione ventricolare, bisognerebbe fare riferimento a quelle pratiche che devono essere messe in atto in maniera veloce, per scongiurare la morte del paziente: in linea generale, si hanno a disposizione pochi minuti, non più di cinque.
Esistono dei farmaci antiaritmici, che si possono usare: essi hanno la funzione di mantenere normale il ritmo cardiaco, ma possono essere considerati soltanto come supporto alla cardioversione o defibrillazione e alla rianimazione cardiopolmonare.
Per la cardioversione o defibrillazione si utilizza un’apparecchiatura con la quale si trasmette una carica elettrica: il tutto viene realizzato con l’uso di due piastre poste sul torace e l’obiettivo è quello di ripristinare il ritmo cardiaco.
Nel caso della rianimazione cardiopolmonare, si mette in atto un’azione cardiorespiratoria che sostituisce quella naturale: in sostanza, si praticano la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco, in modo che il sangue venga mantenuto in circolo e compia il suo percorso verso i polmoni, il cervello e gli altri organi.

Potrebbe essere valutato anche l’uso del pacemaker, in caso di fibrillazione ventricolare.

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La prognosi

Infine, la prognosi dipenderà molto da determinati fattori: la tempestività di intervento è fondamentale per salvare la vita del soggetto colpito e i suoi organi, ma sono decisive anche le cause scatenanti e la gravità generale della condizione, oltre che lo stato di salute e l’età del paziente.