Fegato: un ricerca dell’Università Bicocca dimostra l’assenza di correlazione tra stanchezza e CBP

I ricercatori italiani hanno una convinzione diffusa soprattutto tra i medici del Nord Europa, individuando in altri fattori la causa dell'affaticabilità cronica

Fegato
Foto Pixabay | Mohamed Hassan

Una ricerca italiana ha smontato una convinzione trentennale legata alla CBP, ovvero la colangite biliare primitiva, secondo la quale chi soffre di questa malattia al fegato soffre di stanchezza e affaticabilità croniche.

Lo studio è stato svolto dai Dipartimenti di Medicina e di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e dal Centro delle Malattie Autoimmuni del Fegato dell’Ospedale San Gerardo di Monza e ha dimostrato che non c’è correlazione tra le cose e che l’affaticamento è da ricondursi ad altre problematiche. Questo risultato è andato a contraddire l’opinione trentennale diffusa tra molti medici nordeuropei, già contestata da quelli provenienti da altre zone del mondo. Quality of life in patients with primary biliary cholangitis: a cross-geographical comparison è stato pubblicato su Journal of Translational Autoimmunity.

D’altronde, per molto tempo non sono stati chiari i parametri con cui definire la stanchezza e un senso di affaticamento costante, senza contare che la CBP è una malattia rara: in Italia ne soffrono circa 10 mila persona, in particolare donne over 40.

Stanchezza: la colpa non è la malattia al fegato, forse la scarsa esposizione solare

I ricercatori nella prima fase hanno sottoposto i malati di CBP a un questionario di 27 domande per valutare quanto e come la malattia influisca sulla loro vita e rilevare la presenza di stanchezza cronica. Come ha spiegato Lorenzo Montali, professore in Psicologia sociale dell’Università di Milano-Bicocca e primo autore dello studio, i questionari sono uno strumento sempre più utile alla medicina per valutare qualità della vita e livelli si stanchezza perché permette di valutare la singola situazione in un contesto macro, dando il polso del benessere pazienti.

Poi, nella fase due della ricerca, hanno incrociato i dati con uno studio svolto a livello internazionale, che ha raccolto informazioni su chi è colpito da questa malattia al fegato in tutte le zone del mondo. È stato notato che a lamentare affacabilità erano stati soprattutto i malati residenti in Gran Bretagna. Pietro Invernizzi, professore in Gastroenterologia dell’Università di Milano-Bicocca, in merito a questi risultati, ha dichiarato che “È stata vincente l’idea di confrontare la qualità della vita e la frequenza di stanchezza ed affaticabilità in popolazioni molto distanti e diverse tra loro da tanti punti di vista: pensiamo alle differenze genetiche, ma anche culturali tra noi europei e la popolazione giapponese.”

Ha poi aggiunto che questo studio ha permesso di escludere definitivamente che tutti i malati di questa rara patologia all’organo del fegato accusino stanchezza e spossatezza, ma altresì di fare ipotesi su cosa la provochi in chi ne soffre. Il fatto che sia diffusa in paesi come il Regno Unito, fa pensare che una delle cause potrebbe una scarsa esposizione alla luce solare, quindi un livello di vitamina D nel sangue ridotto che ha determinate conseguenze.

Davide Salvioni, presidente di AMAF Onlus, l’associazione italiana di pazienti dedicata alle malattie autoimmuni del fegato, ha definito i risultati dello studio molto tranquillizzanti per i malati italiani di CBP, pur dispiacendosi per quelli delle altre parti del mondo che non possono godere di altrettante ore di sole. Ha poi concluso  affermando che “Da ora penseremo ad altri motivi e non più solo alla nostra malattia di fegato quando ci sentiremo stanchi. Può sembrare poco, ma per i pazienti affetti da CBP è molto, molto importante“.