C’è un legame tra la demenza e questa abitudine quotidiana

Gli scienziati hanno scoperto che seguire questa semplice (e piacevole) abitudine quotidiana potrebbe aumentare il rischio di soffrire di demenza.

Uomo anziano in un parco, in autunno
Foto Freepik | prostooleh

Molte persone, appena ne hanno la possibilità, si concedono un riposino pomeridiano. Capita ancora più di frequente negli anziani, che non hanno impegni di lavoro pressanti. E se diversi studi hanno evidenziato che il pisolino può aumentare la produttività e migliorare la concentrazione, ora c’è una nuova ricerca che ci mette in allarme. È infatti possibile che questa semplice abitudine quotidiana aumenti il rischio di sviluppare la demenza, soprattutto nella terza età.

Demenza, il legame con il pisolino pomeridiano

Alzi la mano chi non si è mai concesso un rilassante pisolino dopo pranzo. Per molti è l’eccezione alla regola, uno strappo alla quotidianità fatta di impegni e turni di lavoro. Per qualcuno è invece una bella abitudine, che spesso ha molti benefici sulla salute – e in particolare sul cervello. Ma di recente lo studio condotto dall’Università della California, in collaborazione con altri due prestigiosi istituti, ha gettato una nuova luce sui possibili effetti negativi del riposino pomeridiano – almeno negli anziani.

La ricerca, pubblicata su Alzheimer’s and Dementia, si è concentrata su oltre 1.400 persone (età media 81 anni), che hanno partecipato ad un progetto del Rush Alzheimer’s Disease Center di Chicago per un massimo di 14 anni. Grazie ad un dispositivo da polso simile ad un orologio, gli scienziati hanno monitorato le abitudini di sonno dei volontari. Quindi li hanno sottoposti annualmente a test cognitivi per analizzare la salute del loro cervello.

All’inizio dello studio, il 75,7% dei soggetti aveva funzionalità cognitive intatte, il 19,5% aveva un lieve deterioramento e il 4,1% aveva una diagnosi di Alzheimer. A distanza di tempo, i ricercatori hanno confrontato i dati e hanno scoperto qualcosa di interessante. Coloro che avevano aumentato il loro riposino pomeridiano solo di 11 minuti di media avevano mantenuto le funzioni cognitive. Incrementando il tempo del pisolino, era maggiore il rischio di sviluppare una malattia neurodegenerativa.

Ad esempio, chi aveva preso l’abitudine di dormire in media 24 minuti in più aveva segni di decadimento cognitivo. E a seguito della diagnosi di Alzheimer, i volontari avevano iniziato ad allungare i loro pisolini di ben 68 minuti in media. Un ultimo dato interessante rivela che dormire più di un’ora durante il pomeriggio aumenterebbe il rischio di demenza del 40%. “Non abbiamo elementi sufficienti per stabilire una relazione causale” – spiega Yue Leng, uno degli autori dello studio. “Sembra però che il sonnellino diurno sia un segnale di invecchiamento cognitivo precoce”.