Embolizzazione, una tecnica non invasiva per ridurre l’ospedalizzazione

L’embolizzazione è una procedura mininvasiva di Radiologia Interventistica, utile per ridurre i tempi di ospedalizzazione. Ecco di cosa si tratta

medici in sala operatoria
Foto Getty Images | Christopher Furlong

Articolo aggiornato il 15 Marzo 2021

L’embolizzazione è una tecnica all’avanguardia nel trattamento di diverse patologie, eppure la sua conoscenza non è molto diffusa tra i pazienti. Vediamo quindi pregi e difetti di questo trattamento.

Che cos’è l’embolizzazione

L’embolizzazione è una procedura mininvasiva di Radiologia Interventistica che consiste nell’occludere vasi sanguigni, arteriosi o venosi, introducendo degli emboli attraverso un catetere. Viene impiegata per prevenire o monitorare i sanguinamenti anormali in atto.

L’utilizzo dell’embolizzazione è in costante crescita perché si tratta di una tecnica molto efficace che al contempo non è invasiva. Non intervenire chirurgicamente infatti, significa ridurre i tempi di ospedalizzazione, non dover ricorrere all’anestesia generale e non dover ricorrere neppure a nessun taglio o incisione.

In che cosa consiste

Con la tecnica dell’embolizzazione, del materiale embolizzante (come ad esempio, sfere di polimero biomedico) viene iniettato nei vasi selezionati per bloccare il flusso sanguigno che alimenta la neoplasia o la malformazione, causandone la diminuzione delle dimensioni. L’iniezione del materiale embolizzante può avvenire eseguendo una puntura diretta oppure ancora utilizzando cateteri vascolari nell’area da trattare.

Quando si ricorre all’embolizzazione

L’embolizzazione viene utilizzata per il trattamento di: tumori benigni o maligni, vene varicose, varicocele, angiomi, aneurismi, fibromi uterini, fistole artero-venose e ipersplenismo.

Embolizzazione e recidive

Le statistiche dicono che rispetto ad altre tecniche la possibilità di recidive è minore, soprattutto perché questa tecnica consente di trattare, in un’unica sessione, tutti i fibromi presenti, impedendo il degenerare di quelli più piccoli che magari in altre situazioni vengono lasciati in  sede.

Riduzione dei tempi di ospedalizzazione

Dopo l’intervento bastano, di norma,  una o due notti di ricovero per la gestione dei sintomi post intervento. Generalmente già dopo una settimana il paziente può riprendere l’attività lavorativa. Nel caso dell’adenoma  o ipertrofia prostatica il paziente rimane ricoverato una sola notte e i  tempi di ripresa per le normali attività si riducono a meno di una settimana. In seguito all’intervento sarà necessaria un’ecografia a due mesi dall’operazione e una risonanza a un anno.