Donare il sangue

Donare il sangue
Perché donare il sangue può essere molto importante(tantasalute.it)

Articolo aggiornato il 10 Aprile 2024

La donazione del sangue

Donare il sangue è una attività solidaristica che permette di aiutare concretamente un altro individuo che manifesta carenze a livello di sistema immunitario e cardiocircolatorio. L’atto donativo è una gesto totalmente gratuito ed è questo che deve tendere a stimolare maggiormente l’individuo che si presta all’atto di generosità.
Non si dona per ottenere una remunerazione e non si dona con il solo scopo di aiutare il beneficiario solo perché lo si conosce: il proprio sangue andrà ad aiutare un soggetto terzo, di cui non si conosce il nome, la provenienza, il sesso o la religione.
Proprio questa è la parte più affascinante della donazione in sé, si compie un gesto di grande magnanimità senza sapere chi ne sarà il fruitore finale, senza conoscere la sua storia, il suo pregresso esperienziale, la sua vita: donare solo per voler fare del bene, indistintamente da chi ne possa trarre vantaggio.

Perché donare il sangue?

La questione del perché compiere l’atto donativo è sempre la migliore pubblicità utilizzata per sensibilizzare i potenziali donatori, coloro che ancora non sono decisi forse perché non comprendono bene la positività del gesto o perché hanno il timore – totalmente ingiustificato – di contrarre delle infezioni durante la donazione di sangue. Diamo subito una delucidazione chiara, univoca e definitiva: non esiste nel modo più assoluto, alcun rischio di contagio o di contrazione di una infezione, il materiale medico utilizzato è totalmente sterile e monouso, il donatore è perfettamente tutelato al 100% sotto tutti i punti di vista ed ogni atto porta benefici ad una terza persona che necessita di sangue per migliorare il funzionamento del proprio organismo.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stimato che in ogni Paese vi è la necessità di circa 40.000 unità di sangue intero per milione di abitanti, il che significa che in Italia abbiamo un fabbisogno di circa due milioni e trecentomila unità di sangue e più di un milione di litri di plasma e dato che l’unico modo per arrivare a questo risultato è rappresentato dalla spontanea donazione umana, è evidente che tutti i soggetti che rispettano i requisiti richiesti, spiegati dettagliatamente nei paragrafi successivi, dovrebbero rispondere al dovere morale alla quale sono chiamati.
Potrebbero esserci innumerevoli ragioni che possano permettere di giustificare le motivazioni di una donazione, anche se la principale ragione deve necessariamente essere la volontà di aiutare il prossimo: contribuire a salvare una vita, ad aiutare le persone con deficienze circolatorie o con varie patologie legate al sangue, individui che hanno avuto complicazioni medico-sanitarie a seguito di un incidente stradale o che necessitano di frequenti trasfusioni per trapianti ed interventi chirurgici.
Va detto che al di là del compiere una buona azione finalizzata ad aiutare coloro che ne hanno necessità, l’atto in sé porta via solo pochi minuti al donatore e permette di ottenere un controllo accurato e costante del proprio stato di salute, in quanto ogni campione viene adeguatamente analizzato dal centro trasfusionale per evitare che il ricevente ottenga sangue inadatto o inutilizzabile allo scopo; dunque non solo la possibilità di fare del bene – attività già di per sé fortemente remunerativa a livello personale e morale – ma anche una contestuale verifica gratuita dello stato di salute di chi ne compie l’atto.
Non si deve pensare che solo gli altri ne possano aver bisogno, chiunque può avere necessità di una trasfusione di sangue, a seguito di incidenti od operazioni chirurgiche, anche un amico, un conoscente, un familiare o lo stesso donatore: ecco perché fare del bene al prossimo, coinvolgere il donatore in un circolo virtuoso che in futuro – questioni scaramantiche a parte – potrebbe vederlo come principale beneficiario.

Chi può donare il sangue?

Se la donazione potesse essere fatta esclusivamente da superuomini o da eroi, probabilmente ci saremmo già messi l’anima in pace, comprendendo che le innumerevoli difficoltà che impediscono un corretto svolgimento di tale attività possano essere compiute soltanto da esseri a noi superiori: dispiace dirlo, ma le cose non stanno affatto così.
Chiunque può dedicarsi all’attività donativa, è sufficiente essere maggiorenni, esser certi di avere un organismo in un perfetto stato di salute e raggiungere determinati criteri minimi di peso corporeo. L’età anagrafica è importante, ma conta fino ad un certo punto, coloro che donano il sangue per la prima volta devono avere dai 18 ai 60 anni, mentre per coloro che hanno sempre regolarmente contribuito all’attività e possiedono un buon stato di salute possono compiere donazioni fino ai 75 anni; ogni donatore deve dimostrare di non aver subito alcun intervento chirurgico nell’ultimo anno, deve far passare almeno quattro mesi dopo aver compiuto qualsiasi operazione odontoiatrica, un tatuaggio o la perforazione di una parte del corpo.
Il donatore deve dimostrare di pesare almeno 50 kg, in quanto una trasfusione compiuta su un individuo con una massa corporea inferiore, rischierebbe di comportare un evidente abbassamento del sistema immunitario dell’interessato ed un conseguente indebolimento di interi distretti muscolari. Comprensibile la richiesta dell’associazione donatori di sangue italiani AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue) che impone ai donatori di non aver subito o concorso in una situazione a rischio negli ultimi anni: per situazione a rischio si intende la possibile assunzione di droghe da parte del donatore nel recente passato o a maggior ragione un’assunzione contestuale all’attività donativa, il verificarsi di rapporti sessuali non protetti o rapporti tra persone che sono risultate positive al test HIV.
Il donatore inoltre deve necessariamente rispettare determinati parametri di polso e pressione arteriosa scrupolosamente indicati nel decreto ministeriale (la pressione minima deve essere compresa tra i 60 e 100 mm di mercurio, mentre la massima deve essere compresa tra i 110 e 180 mm), con un valore minimo di emoglobina di 13,5 grammi per decilitro di sangue negli uomini e 12,5 grammi per decilitro nelle donne; solo in casi particolari, dietro autorizzazione e sotto la piena responsabilità del medico, è possibile donare anche con un livello di poco inferiore a quelli indicati.

Limitazioni alla donazione del sangue: regole e casistiche.

Al di là di alcune generiche situazioni a rischio descritte nel paragrafo precedente, ci sono altre motivazioni decisamente più specifiche e dettagliate che delimitano l’attività donativa, quindi non è possibile sostenere che tutti gli individui possano ritenersi liberi di donare come e quando vogliono; occorre osservare regole e tempistiche ben definite ed è compito morale di ogni donatore assicurarsi che tali linee guida vengano rispettate. Queste regole vengono rigorosamente descritte su tutti i siti internet inerenti tale attività, altrimenti prima di ogni atto, al donatore viene fatto leggere e sottoscrivere un foglio informativo in cui lo stesso deve affermare consapevolmente di averne preso visione:

In primo luogo il donatore deve assicurarsi di non avere soggiornato per più di 6 mesi in uno dei territori ricompresi nel Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord, Isole Canarie, Isola di Man, Isole Falkland e lo Stato di Gibilterra) nel periodo storico che va dal 1980 ed il 1996; questo criterio cautelare, è stato inserito nel vademecum del perfetto donatore, dopo che nel 1980 in Gran Bretagna e nell’Irlanda del Nord è stata riscontrato il diffondersi del morbo di Creutzfeldt-Jakob, una rara malattia neuro-degenerativa il cui contagio potrebbe avvenire anche tramite la trasfusione di sangue.
Va detto che la correlazione tra diffusione della malattia causati da scambi di sangue, è un aspetto che ancora oggi non è stato confermato da un punto di vista scientifico, questo provvedimento infatti è ritenuto a tutti gli effetti una misura preventiva e cautelare.

Il soggiorno all’estero che il donatore potrebbe aver compiuto qualche mese prima di una nuova donazione è un altro punto fondamentale che delimita l’attività; innanzitutto prima di presentarsi nell’apposito centro trasfusionale è fortemente consigliato consultare le autorità competenti in merito, quindi recarsi dal proprio medico di famiglia, oppure contattare telefonicamente l’ospedale o il distretto alla quale si è iscritti per capire la reale fattibilità dell’azione. Queste misure precauzionali sono dovute alla possibile presenza di agenti patogeni in alcuni Paesi tropicali e nell’intero continente africano, i quali possono infettare il soggetto e causare la contrazione di malattie infettive quali il West Nile virus o la malaria; ovviamente ciò non significa che chiunque abbia soggiornato in questi Paesi sia venuto in contatto con tali agenti patogeni, però è bene assicurarsi dell’ottimo stato di salute del donatore, prima che possa presentarsi nel centro di trasfusione preposto: il donatore prima di tornare a contribuire concretamente alla causa, viene valutato secondo accurati ed approfonditi criteri medico-scientifici, perché l’eventuale contrazione di una malattia infettiva può manifestarsi anche in maniera asintomatica per un periodo che si stima dalla 2 alle 3 settimane post rientro dal soggiorno estero, al proprio Paese di residenza.

Lo scopo di tutte queste precauzioni è evitare che del sangue donato da un individuo che è entrato in contatto con virus o altri agenti, risulti inutilizzabile e potenzialmente dannoso per il soggetto ricevente. L’obiettivo è preservare il buon stato di salute di entrambi i soggetti: il donatore perché continui nella propria utile attività, il ricevente perché ottenga solo sangue perfettamente utilizzabile, che non vada quindi ad alterare negativamente la propria condizione immunodeficiente.

Rimanendo in tema soggiorno all’estero, il donatore deve assicurarsi anche del clima presente nel Paese che ha visitato: a causa del surriscaldamento globale e del flusso di persone da altri Paesi extra-continentali, nell’ultimo decennio agenti patogeni tropicali si sono diffusi anche in alcune parti dell’Europa, quali il West Nile virus, la chikungunya e la febbre dengue. Ciò significa che dopo una permanenza in un Paese estero, è comunque consigliabile che il donatore fornisca tutte le indicazioni necessarie alle autorità mediche competenti in merito e non provveda a donare sangue fino a che non avrà ricevuto dalle stesse il nulla osta definitivo.

Le regole e le delimitazioni sono tante, ma sulla salute personale e di un potenziale beneficiario non si può scherzare.

Come donare il sangue: ecco l’iter da seguire.

Il percorso da seguire è breve e semplice, quindi coloro che ancora non si sono decisi perché impauriti dalla solita lentezza burocratica che caratterizza ogni attività nel nostro Paese, possono stare tranquilli e procedere nel modo in cui segue.
Occorre recarsi anzitutto presso uno dei centri di raccolta fissi o mobili, nelle strutture sanitarie pubbliche o direttamente presso il Servizio Trasfusionale presente negli ospedali, in cui avverrà l’immediata identificazione del potenziale donatore e la susseguente compilazione di un questionario; in un secondo momento il neo-donatore avrà un colloquio individuale con il medico, il quale provvederà a stilare un’anamnesi, verificare una prima idoneità psicofisica dell’individuo a cui poi seguirà un check-up medico completo, comprensivo di misurazione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e dell’emoglobina, per comprendere se il soggetto risponde perfettamente ai criteri richiesti.
Questo test clinico specifico permette al medico di capire se il soggetto è predisposto a svolgere l’attività donativa, quindi non abbia alcuna anomalia al sistema cardiocircolatorio, non abbia problemi di pressione o di un basso livello di ferro presente nel sangue.
Superati i test clinici, il neo-donatore viene portato nella sala salassi dove viene fatto distendere sul lettino, gli viene chiesto di distendere un braccio alla quale verrà applicato un laccio emostatico per facilitare il prelievo di sangue; il medico o l’infermiere competente – sotto la rigida supervisione del medico responsabile – inseriscono l’ago nella vena dopo aver disinfettato la cute ed attendono che il sangue del donatore defluisca spontaneamente nell’apposita sacca sterile collegata.
È una operazione talmente semplice e rapida, che sicuramente si è impiegato più tempo a descriverla rispetto a quanto ci si possa mettere nel realizzarla concretamente; al termine dell’atto donativo, il soggetto viene invitato a riposarsi per qualche minuto ed a rimanere disteso, dopodiché una volta verificato il perfetto stato di salute, viene invitato a fare colazione perché si possa riprendere dal prelievo.
Solitamente al donatore maschio vengono prelevati 450 millilitri di sangue, quindi indicativamente un 10% rispetto al totale litri di sangue facenti parte dell’organismo umano; ad una donatrice vengono prelevati circa 400 millilitri, comunque una quantità tale da permettere l’immediato reintegro dei vari emocomponenti presenti nel sangue (globuli rossi, piastrine e la parte liquida del sangue, ovvero il plasma).
Prima di ogni donazione, al soggetto donatore è consentito al massimo assumere tè poco zuccherato, caffè o succhi di frutta, tranne il caso in cui l’atto donativo coincida lo stesso giorno con il prelievo di campioni per controllare lo stato di salute: in questi casi, è tassativo presentarsi al centro trasfusionale completamente digiuni. È inoltre consigliato bere molti liquidi (non alcolici) il giorno prima della donazione in modo da aiutare il sangue a defluire meglio durante il prelievo.

Quando può avvenire la donazione: differenza tra donatori e donatrici.

Donare il sangue è una scelta libera e consapevole, ogni donatore ha la possibilità di scegliere se e con quali tempistiche compiere questo straordinario gesto altruistico, in base ai propri impegni ed alla propria organizzazione personale; solitamente le tempistiche minime per la donazione di sangue intero sono 90 giorni per il maschio, quindi per un totale di massimo quattro volte l’anno, mentre solo 2 volte all’anno per le femmine in età fertile, per evitare un eccessivo indebolimento dell’organismo della donna considerato anche il ciclo mestruale che si verifica ogni quattro settimane. Discorso a parte per chi decide di donare in aferesi plasma o piastrine, in cui la frequenza è decisamente maggiore, con una sensibile riduzione degli intervalli (ogni 14 giorni ovvero dopo 1 mese dalla donazione di globuli rossi).

Spontaneità e gratuità: parallelismo con il Made in USA.

Queste sono le parole chiave che racchiudono il concetto di donazione del sangue: il gesto deve essere libero, consapevole, un gesto spontaneo senza l’ossessiva ricerca di un compenso o di una qualsiasi remunerazione, al di là di quella prettamente morale.
Gli Stati Uniti sono i principali esportatori di sangue ed emoderivati verso altri Paesi del Terzo Mondo dove il fabbisogno di sangue non riesce ad essere soddisfatto; la donazione negli USA viene regolarmente remunerata e questo crea enormi differenze con il nostro metodo trasfusionale tutt’oggi gratuito: se anche in Italia l’attività venisse pagata, oltre a perdere ogni validità da un punto di vista etico e morale, è chiaro che a donare sarebbero presumibilmente le persone appartenenti ad un ceto sociale più basso, le quali sarebbero spinte a farlo per la propria necessità e non per necessità altrui.
Ciò delinea uno scenario paradossale in cui l’offerta di sangue riuscirebbe certamente ad aumentare, ma la qualità del sangue donato tenderà inevitabilmente a diminuire: chi dona ha bisogno di un compenso rapido, sicuro ed immediatamente esigibile quindi potrebbe presentarsi in un centro trasfusionale un qualsiasi fenotipo X, un portatore di agenti patogeni, un organismo che ha contratto una malattia durante un soggiorno all’estero, un tossicodipendente in attività.
La qualità del sangue non va barattata con nulla, non bisogna mai confondere il ‘voler donare’ con il ‘dover donare’: questa attività deve continuare a non avere prezzo.

Next focus: sensibilizzare i nuovi donatori.

Alle tante iniziative portate avanti dall’Associazione Volontari Italiani del Sangue – dalle più semplici come offrire la colazione post-donativa, all’organizzazione di eventi maggiormente strutturati a scopo prettamente dimostrativo e promozionale – si affiancano quelle delle istituzioni competenti in materia: nel 2004 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito la “Giornata Mondiale del Donatore di Sangue”, per sensibilizzare l’opinione pubblica e far conoscere gli effetti benefici che comporta la donazione.
La data prescelta per la giornata mondiale è il 14 giugno e non è una data casuale: il 14 giugno 1868 è nato il biologo naturalizzato statunitense Karl Lendsteiner, premiato con il Nobel per la medicina nel 1930 per aver scoperto la presenza di gruppi sanguigni diversi. Questa scoperta oggi ritenuta banale e scontata, ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione scientifica in materia di trasfusione di sangue: dalla prima metà del ventesimo secolo in poi, si è capito il perché per salvare una persona non bastasse donare parte del proprio sangue, ma occorreva prima comprendere il gruppo sanguigno del richiedente e quale di questi fosse compatibile con quello di un potenziale donatore. Questa netta distinzione tra gruppi sanguigni compatibili e non, permetteva di evitare l’agglutinazione, ovvero la formazione di agglomerati densi di miscele di sangue non compatibili, particolarmente dannose per l’organismo del ricevente.
L’OMS punta a far conoscere la storia, gli studi, i risultati conseguiti e la reale utilità del gesto: l’obiettivo è partire dal principio per crescere insieme e diventare sempre più uniti nel raggiungere un numero maggiore di donatori.

Donare il sangue è un gesto che non ha punti di debolezza, è una attività sana ed utile all’interno di un qualsiasi contesto sociale; donare il sangue è un grande gesto di solidarietà verso il prossimo, è altruismo e deve rappresentare il dovere morale di ogni individuo.

Donatore di sangue? Ecco cosa mangiare prima del prelievo.

Quando si tratta di donare il proprio sangue sono sempre tantissimi i dubbi che sopraggiungono: cosa mangiare? Quando mangiare? Per rispondere a tutte queste domande bisogna prendere in esame un importante fattore di valutazione: la donazione porta a perdere diversi liquidi. Per questo è importante attenersi a una corretta alimentazione, in modo da ovviare a questo tipo di problema.

24 ore prima della donazione

Il giorno prima del prelievo bisogna concentrarsi sull’assumere dei pasti ricchi di liquidi e poveri di grassi. Tra i pasti prediletti spicca il riso, la pasta, la carne bianca o la verdura. Vanno bene anche i primi liquidi, come le zuppe e i minestroni. Cosa evitare di mangiare? I cibi particolarmente dolci, come i gelati, ma anche le varie salse, i fritti e così via. Questo perché alterano il livello dello zucchero nel sangue. Sono permessi, ma non particolarmente consigliati, prodotti come la pasta e i derivati, in quanto contengono molti carboidrati. Ovviamente, questo riguarda anche le bibite: sarebbe consigliabile evitare tutti i drink con troppi zuccheri, come la Coca-Cola o l’aranciata. L’ideale da bere prima di donare il sangue sarebbe solo ed esclusivamente l’acqua liscia, senza le bollicine e quella che contiene un moderato livello di sali minerali. Questa dieta ovviamente non è obbligatoria da seguire per tutti coloro che si apprestano a donare il sangue, ma è senz’ombra di dubbio estremamente consigliata se si vuole svolgere l’intera procedura in una maniera estremamente corretta, senza sbagliare proprio nulla. E qualora si avessero delle esigenze alimentari particolari o non si sapesse proprio cosa mangiare, ci si potrebbe rivolgere a un medico oppure allo staff stesso che prelievo il sangue. In questo modo saranno forniti proprio tutti i consigli su cosa mangiare prima di donare il sangue.

Il giorno della donazione

Quando ci si sveglia nel giorno del prelievo il primo pensiero che viene in mente è: “Ma cosa diavolo mangio ora?” Molti consigliano di non mangiare nulla, digiunare. Da un punto di vista prettamente scientifico questo non è consigliabile, in quanto priva la persona di forze che le serviranno durante e dopo il prelievo. Specialmente se la quantità di sangue che sarà prelevata sarà già tanta, bisogna prestare attenzione a tutto ciò che riguarda la dieta della colazione che precede la donazione di sangue. Che colazione svolgere? Anche in questo caso si consiglia di continuare con la dieta del giorno precedente e quindi ingerire molti liquidi e diminuire il più possibile la quantità di grassi. La colazione può comprendere frutta e verdura, succhi di frutta preferibilmente non zuccherati, il caffè, le spremute, il tè con le fette biscottate con la marmellata oppure senza la stessa, oltre che 2 o 3 biscotti secchi. Si consiglia di evitare tutto ciò che ha a che fare con la crema o il cioccolato, come i vari cornetti o le brioche (in quanto sono degli alimenti troppo zuccherati) e il latte oppure i derivati, come il burro o lo yogurt, in quanto può alterare la composizione sanguigna. Prima di andare a donare il sangue si consiglia di bere moltissima acqua, in modo da avere le riserve per la rigenerazione del sangue subito dopo il prelievo. Inoltre, poco prima di fare la donazione vera e propria sarebbe consigliabile mangiare degli snack salati: 2-3 non faranno sicuramente male, tutt’altro.

Cosa mangiare dopo la donazione?

Una volta che il sangue è stato prelevato, si può riprendere una dieta libera, ma senza esagerare con gli alimenti solidi. Difatti, qualora questi venissero assunti in una maniera eccessiva, potrebbero richiamare una grande quantità di sangue direttamente dal sistema gastroenterico. Questo può causare un rapido collasso della pressione sanguigna portando la persona a sentirsi male. Sono possibili giramenti di testa ed è consigliabile muoversi in modo piano, per dare all’organismo il tempo di riprendersi. Cosa si consiglia di mangiare dopo la donazione: sempre i piatti liquidi, come le zuppe, i minestroni, ma anche le verdure e la frutta. Da non dimenticarsi nemmeno di bere molto: l’acqua, i succhi o persino le bibite zuccherate non guasteranno di certo. Una buona idea sarebbe anche quella di mangiare una semplice caramella: grazie ai suoi zuccheri è possibile ripristinare la corretta concentrazione del glucosio nel sangue.

L’importanza dell’idratazione

Come già accennato, il prelievo del sangue porta a una grande perdita di liquidi. Per questo si deve sempre bere molt’acqua, oltre che i succhi di frutta o spremute senza lo zucchero. Questo va fatto sia prima, che durante e dopo il prelievo. Vanno anche limitate il più possibile le varie bevande contenenti la caffeina e persino quelle alcoliche. Sia l’alcol che la caffeina svolgono una forte azione diuretica che disidrata il nostro corpo ulteriormente.

La maggior parte degli esseri viventi presenti sulla terra esiste grazie all’apparato circolatorio che trasporta un liquido essenziale per la vita stessa: il sangue. Grazie ad esso, infatti, le cellule del corpo vengono nutrite ma soprattutto ossigenate, permettendone il normale ciclo riproduttivo.

Nell’uomo il sangue può essere di 4 gruppi: A, B, AB e Zero e questi quattro gruppi possono avere a loro volta il cosiddetto fattore RH (o antigene D) la cui presenza o assenza ne determinano la positività o la negatività.

Ogni quanto si può donare il sangue?

Cos’è il sangue?

Il sangue è quindi quell’elemento fondamentale che consente all’uomo di poter vivere; esso è formato prevalentemente da un liquido biancastro, il plasma, in cui sussistono gli altri elementi come i globuli bianchi, i globuli rossi e le piastrine.

Il gruppo sanguigno ed il fattore RH sono condizioni fondamentali per l’utilizzo del sangue; l’introduzione nell’organismo di un gruppo sanguigno diverso o del gruppo RH positivo in un soggetto privo del fattore RH comporta delle reazioni emolitiche di intolleranza e coagulo che, se non sono prese in tempo, possono causare danni e, in qualche caso, anche la morte. Proprio questa ragione nei casi di urgenza viene sempre somministrata una sacca di sangue contenente il gruppo sanguigno Zero (donatore universale) che ha il fattore Rh negativo, in modo da scongiurare qualsiasi problematica e incompatibilità.

La donazione del sangue

Che cosa significa donare il sangue? Sostanzialmente significa che una persona, il donatore, mette a disposizione una certa quantità del suo sangue (450 mL ±10%) per un ospedale o un centro trasfusionale in modo che possa essere utilizzato per soggetti che ne hanno bisogno a causa di traumi, incidenti o malattie ematiche. Questo atto, che in Italia è svolto in forma assolutamente gratuita, è regolato da norme ed indicazioni ben precise atte a salvaguardare non solo la salute del donatore, ma anche quella del ricevente che si ritroverebbe del liquido impoverito degli elementi base come globuli rossi, piastrine e globuli bianchi. Per diventare donatore bisogna sottoporsi ad una visita medica e ad un controllo preventivo che si svolge all’interno del centro ematologico in cui si va a donare e per passare dallo stato di Donatore Occasionale a Donatore Periodico bisogna aver effettuato almeno due donazioni consecutive.

Tipologia di donazione del sangue

Come già detto la donazione non può essere libera ma è regolamentata da precise tempistiche di recupero che variano a seconda del tipo di donazione e se il donatore è uomo o donna.

La principale differenza sta nel tipo di donazione, in quanto esiste la donazione a sangue intero, la più conosciuta, e quella in aferesi; nella prima al donatore viene sottratto il sangue esattamente così come è all’interno dell’organismo ed il donatore vedrà la sacca posata sulla bilancina colorarsi di rosso, mentre nella seconda il donatore viene collegato ad un macchinario che separa i componenti principali (plasma, globuli rossi, piastrine e globuli bianchi) e parte del plasma viene rimesso all’interno del corpo.

La differenza è quindi sostanziale in quanto nel primo caso, ovvero nella donazione completa, al donatore viene sottratta una quantità totale di liquido (plasma, globuli bianchi e rossi e piastrine) che non può eccedere i 450 ml, mentre nel secondo al donatore possono essere estratti uno o più componenti contemporaneamente; viene considerata donazione a sangue intero anche se effettuata mediante suddivisione dei componenti nel caso in cui vengono prelevati i globuli rossi.

Ogni quanto tempo si può donare il sangue?

Il donatore, per legge, non può avere un’età inferiore ai 18 anni ed un’età superiore ai 65 (sia uomo che donna) con tutti i valori nella norma e assolutamente privi di ogni tipologia di malattia trasmissibile.

Nel caso di donazione a sangue intero la frequenza di donazione per gli uomini e per le donne che abbiano superato il periodo di fertilità è di una volta ogni 3 mesi (4 donazioni/anno) mentre per le donne che sono in fertilità, il periodo si raddoppia, potendo donare una volta ogni 6 mesi (2 volte/anno).

Nel caso di donazione in aferesi la situazione si complica un poco in quanto gli uomini possono donare in aggiunta alle 4 donazioni di sangue intero, al massimo per 6 volte l’anno, con un intervallo minimo di un mese e mezzo se si tratta di piastrine o plasma, e di 20 giorni se si tratta di globuli bianchi oppure da una precedente fatta di sole piastrine (o plasma) ad una successiva donazione di sangue intero. Per le donne questi tempi sono leggermente allungati non tanto per le donazioni massime (che sono 6 all’anno come per gli uomini) ma nella frequenza minima tra una donazione e l’altra che deve essere minimo di 2 mesi nel caso di aferesi di piastrine o plasma o di 30 giorni negli altri casi.

La durata della donazione (intesa come tempo intercorrente per il prelievo effettivo del sangue) è quindi variabile in quanto è dipendente dal tipo di donazione che viene effettuata: si passa infatti dai dieci minuti per quanto riguarda il sangue intero, ai circa quaranta per i globuli bianchi e il plasma fino ad arrivare all’ora e mezza nel caso di aferesi delle piastrine; a questo si devono aggiungere dai cinque ai dieci minuti (a seconda se sangue intero o in aferesi) di ripresa post donazione e recupero della posizione eretta.

Ogni quanto si può donare il sangue
Ogni quanto si può donare il sangue (TantaSalute.it)

Chi può e chi non può donare il sangue?

Sempre più persone decidono, ogni giorno, di donare il sangue; non tutti sanno, però, che esistono delle regole ben precise in materia.
Questa semplice guida vuole, quindi, mettere la lente d’ingrandimento su due diverse condizioni: le prime sono motivo d’esclusione dal protocollo, mentre le seconde sono indispensabili per accedere al programma di donazione.

Chi non può donare il sangue?

Vediamo, nel dettaglio, quali sono i presupposti per i quali non è possibile donare il sangue.

  • Limiti d’età: non possono sottoporsi al prelievo i soggetti di età inferiore a 18 anni e superiore a 70. Gli individui over 60 sono, invece, potenziali donatori perché la decisione finale spetta allo specialista del centro trasfusionale.
  • Peso (indice dello stato di buona salute): non possono sottoporsi al prelievo tutti coloro che pesano meno di 50 kg.
  • Stato influenzale: le persone che accusano sintomi influenzali non possono donare il sangue, ma devono attendere almeno due settimane.
  • Tatuaggi e piercing: coloro che si sono tatuati o fatti un piercing possono tornare a donare il sangue dopo quattro mesi.
  • Esami diagnostici invasivi e/o interventi chirurgici: esami endoscopici e operazioni importanti richiedono uno stop di almeno quattro mesi; il tempo di attesa, per interventi di lieve entità, si riduce invece a 30 giorni.
  • Rapporti sessuali occasionali e non protetti: le persone che hanno intrattenuto rapporti intimi non protetti con soggetti sconosciuti devono attendere almeno quattro mesi (arco temporale nel corso del quale possono manifestarsi diverse malattie infettive).
  • Contatti con individui affetti da epatite B: la convivenza, con persone colpite da epatite B, non permette ai donatori di sottoporsi al prelievo.
    La donazione può avere, difatti, luogo se sono intercorsi quattro mesi dal termine della coabitazione.
  • Vaccinazioni: le persone che si sottopongono a vaccinazione antiallergica possono tornare a donare dopo 72 ore dall’inoculazione del vaccino. Sono, invece, necessarie 48 ore in caso di antitetanica e vaccino antinfluenzale.
  • Trattamenti odontoiatrici: i soggetti che si sottopongono a interventi odontoiatrici possono donare il sangue dopo 48 ore.
  • Terapie farmacologiche: le terapie antibiotiche e cortisoniche richiedono, da fine trattamento, uno stop alle donazioni di 15 giorni, mentre i tempi, in caso di assunzione di antinfiammatori e antiaggreganti, si riducono a 7 giorni. Terapie a base di antidepressivi e tranquillanti non permettono, invece, al soggetto di donare il sangue (la terapia non può, difatti, essere in alcun modo sospesa).

Non possono, infine, donare il sangue in via definitiva i soggetti che hanno contratto:

  • epatite virale B o C;
  • Aids;
  • sifilide;
  • leucemia;
  • diabete.

Sono, infine, motivo di esclusione permanente:

  • disturbi psichici;
  • patologie cardiovascolari;
  • uso di droghe, anabolizzanti, steroidi;
  • alcolismo.

Chi può donare il sangue?

Il Ministero della Salute ha emesso, in data 02/11/2015, un decreto all’interno del quale sono riportati i requisiti fisici per donare il sangue.

  • Il soggetto deve avere un età compresa tra 18 e 65 anni e un peso non inferiore a 50 kg.
  • I livelli di emoglobina devono essere superiori, nella donna, a 12,5 g/dL, mentre nell’uomo il valore limite è 13,5 g/dL.
  • La pressione arteriosa massima deve essere compresa tra 110 e 180 mmHg, la minima tra 60 e 100.
  • La frequenza cardiaca deve essere regolare e compresa tra 50 e 100 battiti al minuto. Si accettano valori inferiori per soggetti che praticano attività fisica intensa e/o a livello agonistico.
  • I soggetti portatori di emocromatosi, affezione che determina un accumulo di ferro nell’organismo, possono donare il sangue intero previa esibizione della documentazione clinica che certifica l’assenza di danni d’organo. Il numero di donazioni annuali è pari a 4 per uomini e donne in età non fertile (2 in caso di fertilità).
  • I portatori sani di anemia mediterranea possono donare il sangue previo controllo dei valori di emoglobina (13 g/dL nell’uomo e 12 g/dL nella donna).

Tutti coloro che soddisfano i predetti requisiti possono sottoporsi al prelievo (tra una donazione e l’altra devono sempre intercorrere, come minimo, 90 giorni); si ricorda, infine, di consumare una leggera colazione a base di frutta fresca, pane non condito, spremuta d’arancia e caffè avendo, però, l’accortezza di usare poco zucchero.

Il sangue prelevato viene, quindi, sottoposto a diversi test di laboratorio; tale iter è volto a garantire il rispetto dei massimi standard di sicurezza per il donatore e i potenziali riceventi.

Donare il sangue fa bene? Quali sono i benefici?

La donazione del sangue è, senza ombra di dubbio, sinonimo di grande altruismo: questo gesto, all’apparenza molto semplice, può difatti fare la differenza per le persone che non godono di buone condizioni di salute.
Non si può, però, negare l’esistenza di risvolti positivi anche per chi dona.
Questa guida nasce, quindi, con il desiderio di dimostrare che la donazone è sinonimo di amore e rispetto per il prossimo e per se stessi.

Visita preliminare del potenziale donatore di sangue

L’aspirante donatore viene sottoposto a una visita preliminare nel corso della quale viene attentamente valutato il suo stato di salute.
Lo specialista analizza le abitudini del soggetto e il suo stile di vita e, se necessario, vi apporta le dovute modifiche.
Vengono, successivamente, eseguiti esami ematochimici comprensivi di emocromo completo con formula, glicemia (per escludere una possibile forma di diabete), creatinina, colesterolo totale (fondamentale per monitorare il rischio cardiovascolare), trigliceridi, ferritina e proteine totali.
Vengono, altresì, fatti test di laboratorio per patologie infettive sessualmente trasmissibili: alcune persone intrattengono, difatti, rapporti sessuali con partner occasionali esponendo, così, il proprio corpo a un elevato rischio (si possono contrarre malattie infettive quali l’aids e la sifilide).

Controlli effettuati ad ogni prelievo e controlli annuali

Il sangue, prelevato nel corso di ogni donazione, viene sottoposto ad analisi precise e accurate. Si eseguono, nell’ordine, emocromo con formula, test per l’epatite B e C e per l’HIV.

Il donatore viene invece sottoposto, una volta l’anno, a esami volti a monitorarne lo stato di salute. L’attenzione, in questo caso, si concentra su glicemia, creatinina, colesterolo totale e HDL, trigliceridi e proteine totali.

Benefici associati alla donazione di sangue

Numerosi studi scientifici in materia hanno, inoltre, portato alla luce un altro interessante aspetto: donare il sangue, almeno una volta l’anno, riduce il rischio di sviluppare diabete mellito e patologie dell’apparato cardiovascolare (la donazione abbassa, difatti, i livelli di ferritina tissutale). Il prelievo di sangue si ripercuote, quindi, sui depositi di ferro con un conseguente incremento del flusso arterioso.
Il prelievo di sangue riduce, inoltre, in modo importante la viscosità ematica (il sangue diventa più fluido e vi sono minori probabilità di formazione di trombi): la circolazione a livello capillare migliora e questo favorisce una maggiore ossigenazione dei tessuti.

I donatori di sangue, come si evince da quanto detto, sono sottoposti a controlli accurati: il singolo soggetto può, quindi, monitorare nel tempo il proprio stato di salute. Si abbatte inoltre, in modo sensibile, il rischio cardiovascolare (i donatori di sangue sono, secondo autorevoli studi, meno inclini a sviluppare un infarto acuto del miocardio).
Il prelievo non è, inoltre, assolutamente pericoloso perché il trattamento viene eseguito nel più totale rispetto delle norme igieniche e di sicurezza.
La quantità di sangue prelevata è, infine, davvero irrisoria (450 millilitri circa su un totale di 7 litri in circolo nel corpo).

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