Diabete, c’è un legame con le diseguaglianze sociali? Cosa dicono le indagini

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Perché sempre più persone sono affette da diabete mellito – Tantasalute

Le ultimi indagini sembrano aver trovato una correlazione tra il diabete e le condizioni sociali di chi è affetto dalla malattia.

Il diabete è una malattia che colpisce sempre più persone con il passare degli anni. Negli ultimi vent’anni la percentuale di pazienti affetti da diabete mellito è cresciuta del 60%, portando oggi ad una popolazione di pazienti diabetici a ben oltre i 5 milioni tra diagnosi ufficiali e non.

Un numero, da come si può chiaramente comprendere, decisamente alto, registrato, pensate, soltanto in Italia. Se a questi numeri, poi, si aggiungono i milioni di persone affette da diabete nel mondo, si capisce chiaramente perché alcuni esperti hanno scelto di ‘studiare’ questo fenomeno. In realtà, secondo alcune stime, sembrerebbe che questo tipo di numeri si stiano registrando anche nella maggior parte dei paesi sviluppati, principalmente in occidente tra Europa e America, spingendo gli esperti a chiedersi se non ci fosse una correlazione tra le due cose.

Ecco, ma cosa è stato scoperto? Scopriamolo insieme: la risposta sarà perlopiù sconcertante.

Diabete mellito: secondo la letteratura scientifica la colpa è di questi due fattori

I numeri delle persone affette da diabete mellito ha immediatamente allertato gli esperti, spingendoli a fare delle opportune ricerche. C’è un legame tra questa patologia e disuguaglianze sociali? A quanto pare, sembrerebbe di sì.

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Le ultimi indagini sembrano confermare una correlazione tra diabete e diseguaglianza sociale – Tantasalute

Effettivamente dai dati raccolti negli ultimi anni è stato evidenziato che l’eccessiva urbanizzazione può essere strettamente collegata al diabete. Chi abita in aree urbane, infatti, conduce uno stile di vita più sedentario. Secondo le stime dell’International Diabetes Federation e l’OMS entro il 2025 il 65% degli affetti da diabete vivrà in città. Una percentuale che crescerà al 75% entro il 2040, senza tener conto che contemporaneamente ci si aspetta l’ennesima impennata di diagnosi della malattia. Soprattutto le donne sembrano essere i soggetti più fragili e facilmente colpibili dal diabete.

La letteratura scientifica riporta anche un altro dato interessante. Non sarebbe solo lo stile di vita cittadino e sedentario a predisporre le persone al diabete, ma anche la prolungata esposizione allo smog, che provoca una lieve ma costante infiammazione nel corpo. Anche l’istruzione contribuisce negativamente all’aumento di casi di diabete. Le persone con poca istruzione hanno il 60% di possibilità in più di diventare diabetiche, fatto dovuto probabilmente anche dalla prospettiva di poca possibilità economica e dunque minor accesso a cure e ad uno stile di vita adeguatamente salutare.

Il tipo di diabete mellito più diffuso è quello detto di tipo 2, ovvero quello che si presenta soltanto durante l’età adulta o avanzata; che si tratti di diabete di tipo 1 o 2, in entrambi i casi si tratta di malattie croniche che non sono trasmissibili, ma potenzialmente ereditarie. Un barlume di speranza contro la subdola malattia del millennio sembra essere un nuovo farmaco appena approvato dalla Food and Drug Administration e in revisione all’EMA, che potrebbe essere somministrato ai parenti di chi soffre di diabete di tipo 1 e che rischiano di presentare la malattia.

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