Nuova cura contro la depressione grave: è efficace nell’80% dei casi

Si apre uno spiraglio per i tanti che soffrono di depressione grave: gli scienziati hanno individuato una nuova terapia che funziona nell'80% dei casi.

Depressione
Foto Unsplash | Fernando @cferdo

Sono oltre 300 milioni, secondo alcune stime, le persone che soffrono di depressione in tutto il mondo. Cifre davvero importanti, che fanno di questa malattia la più diffusa nell’ambito della salute mentale. E negli ultimi anni i casi sono aumentati (anche tra i giovanissimi), soprattutto a causa del Covid. Per questo si sente sempre più l’urgenza di una nuova terapia. La speranza arriva da uno studio che ha testato un innovativo trattamento, con risultati davvero notevoli.

Depressione grave, la nuova cura

Nelle sue sfumature più severe, la depressione è una malattia che arriva ad essere invalidante. Ed è purtroppo molto frequente una forma di resistenza a qualsiasi trattamento che fa sì che ben il 30% dei pazienti non risponda alle terapie standard. La ricerca è impegnata nel tentativo di trovare nuove cure che permettano anche a queste persone di avere sollievo dai sintomi più gravi della patologia. Uno studio condotto dalla Stanford University, i cui risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Psychiatry, ha messo a punto una nuova terapia molto promettente.

Si tratta della Stanford neuromodulation therapy (SNT), che si basa su un precedente trattamento, l’iTBS, già approvato dalla FDA. Quest’ultimo, oltre ad aver mostrato un’efficacia ridotta, richiedeva tempi lunghi (ben sei settimane di cure quotidiane). Quella portata alla luce dai ricercatori è invece una terapia molto più rapida: si effettua in 10 sedute di pochi minuti l’una, da praticare nell’arco di 5 giorni consecutivi. E l’efficacia è notevole: nel corso dell’esperimento effettuato, l’80% dei pazienti ha avuto una remissione della depressione grave.

Il trattamento utilizza la stimolazione cerebrale magnetica, non è invasivo e agisce con rapidità. Prevede l’invio di impulsi magnetici alla regione del cervello che potrebbe essere coinvolta nella depressione, con una maggior precisione sulla base delle esigenze di ogni singolo paziente. Al momento, gli effetti collaterali sono pochi: solo alcuni partecipanti allo studio (che ha coinvolto 29 persone) hanno lamentato temporaneo affaticamento e mal di testa. “Questi risultati incoraggianti potremmo averli anche su campioni di dimensioni maggiori” – hanno spiegato i ricercatori.