Demenza, perché chi è solo ha un più alto rischio di ammalarsi

Secondo un recente studio, esiste una correlazione tra la solitudine e il rischio di sviluppare demenza senile: ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Persona anziana da sola appoggiata al bastone
Foto Freepik | freepik

Sulle cause che portano alla comparsa della demenza senile c’è ancora molto da scoprire. Tuttavia, gli scienziati ritengono che esistano numerosi fattori alla base di questa malattia: tra i principali c’è sicuramente la genetica, ma anche le nostre abitudini quotidiane possono influenzare molto le funzionalità cognitive. In particolare, secondo un recente studio chi soffre di solitudine avrebbe un maggior rischio di sviluppare la demenza.

Demenza, la solitudine è un fattore di rischio

La demenza, soprattutto nella sua forma più comune (il morbo di Alzheimer), è un problema di cui dobbiamo occuparci ora. Secondo alcuni dati, infatti, nei prossimi 20 anni vi sarà un enorme incremento nel numero delle diagnosi. E ancora non abbiamo una cura. Solamente qualche farmaco che può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi e a rallentare il decorso della malattia. Un ruolo molto importante è quello della prevenzione: adottare uno stile di vita salutare può contribuire a preservare le funzionalità cognitive.

In particolare, la solitudine potrebbe rappresentare un fattore di rischio da non sottovalutare. A darne prova è uno studio condotto dagli esperti della New York University Langone Health, pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurology. I ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da oltre 2.300 persone, di età compresa tra 60 e 79 anni e tutti privi di segnali predittivi di demenza. I pazienti sono stati monitorati per 10 anni: in questo periodo di tempo, il 14% di loro ha sviluppato questa patologia.

Che legame c’è tra la demenza e la solitudine? Per scoprirlo, gli studiosi hanno chiesto ai partecipanti di rispondere ad un questionario. È emerso che le persone che si sentivano sole per almeno 3 giorni alla settimana avevano un rischio raddoppiato di ricevere una diagnosi di declino cognitivo. Ma non solo. Coloro che, oltre alla solitudine, avevano il gene APOE ε4 (un noto fattore di rischio della demenza), presentavano una possibilità triplicata di incorrere nella diagnosi di questa malattia.

Lo studio porta alla luce l’importanza di una vita sociale attiva nelle persone anziane, come fattore protettivo contro la perdita delle funzioni cognitive. Non è che un tassello in più nella lunga lotta contro la demenza, che passa anche dall’adozione di piccole abitudini quotidiane in grado di proteggere il cervello.