Crosta lattea

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Articolo aggiornato il 2 Maggio 2024

Crosta lattea, cos’è?

La crosta lattea o dermatite seborroica infantile è un disturbo molto frequente tra neonati, esclusivamente tra i lattanti: questo tipo di disturbo, che viene comunemente chiamato crosta lattea ma che in realtà scientificamente è chiamato dermatite seborroica neonatale o pityriasis capitis, interessa un numero molto elevato di lattanti (1 neonato su 2) e si può manifestare sin dai primi giorni di vita con una regressione spontanea intorno alle 6-8 settimane di età. Essa può svilupparsi, seppur più raramente, fino ai 5 anni.

Questo disturbo può provocare paura o sgomento nella neo mamma, ma non deve essere motivo di paura: come vedremo, è una patologia molto comune, che si può trattare con dei rimedi naturali ed una buona igiene, e che tende a scomparire nel giro di poche settimane, spesso senza la necessità di un intervento medico

testa neonatoLa crosta lattea dunque è un’affezione della pelle tipica dei lattanti che si manifesta con croste giallastre costituite da grasso e detriti cellulari su pelle arrossata al cuoio capelluto; si può estendere alla fronte e agli occhi, e lesioni simili possono presentarsi anche agli inguini.
La sede più comune è il cuoio capelluto vicino alla fontanella anteriore; è inoltre comune una temporanea perdita di capelli.

La crosta lattea è così chiamata nel gergo popolare in quanto questo disturbo si manifesta solo nei neonati che vengono unicamente nutriti con il latte materno, anche se le cause non sono unicamente da ricercarsi nell’uso del latte quanto in altri fattori, alcuni dei quali ancora da chiarire.

Questo disturbo viene chiamato dermatite seborroica neonatale in quanto esso si manifesta proprio come una dermatite: nel bambino, sin dai primi giorni di vita e tendenzialmente fino al terzo mese di età, si iniziano a notare delle vere e proprie desquamazioni del cuoio capelluto che sono caratterizzate da una secrezione di sostanza grassa molto eccessiva rispetto al normale. La sostanza grassa è il sebo, una sostanza che viene emessa da alcune ghiandole della pelle e che generalmente serve a creare un film protettivo contro gli agenti esterni, tra i quali agenti atmosferici e non solo: il sebo è molto utile, quando non è eccessivo, perché protegge la pelle rendendola inaccessibile alle sostanze esterne che potrebbero indebolirla o essere causa di infezioni, come può capitare quando si viene sottoposti ad un eccessivo inquinamento, oppure ad agenti atmosferici che possono essere nocivi.

crosta lattea (dermatite seborroica infantile)Tuttavia, questo sebo, quando inizia ad essere eccessivo rispetto al normale, può causare dei disturbi: è molto comune negli adulti la cosiddetta seborrea, che si verifica come eccessiva attività di ghiandole sebacee che possono provocare disturbi al cuoio capelluto, come ad esempio capelli grassi e deboli, dolore e bruciore al cuoio capelluto, con conseguente perdita di capelli.

Capiamo perfettamente che la seborrea nell’adulto, se sottovalutata e non trattata, può comportare delle conseguenze spiacevoli, anche quando essa è causata da situazioni fisiologiche come ad esempio una cattiva alimentazione, o fattori nervosi e stress.

Invece, la più comune crosta lattea o dermatite seborroica neonatale, nel complesso non è così pericolosa quanto si potrebbe pensare, anche se ovviamente, specialmente nella prima gravidanza, questo disturbo può essere sopravvalutato.

Per evitare falsi allarmismi, è bene quindi sottolineare che per quanto sia un disturbo da tenere sotto controllo, la presenza di crosta lattea è molto comune e non deve destare un’eccessiva preoccupazione: è una condizione del tutto normale per il neonato che è possibile riconoscere dalla presenza di squamette, crosticine gialle ed untuose, che si formano a livello del cuoio capelluto (da qui il termine “crosta), anche se in alcuni casi queste desquamazioni possono interessare anche altre parti del corpo, come ad esempio le giunture, la zona perigenitale, dove però la pelle appare solo un po’ arrossata ed irritata.

Comparsa della crosta lattea

Come abbiamo anticipato, la crosta lattea interessa solo i neonati, ed all’interno di questa stessa categoria essa si verifica solo sui lattanti, ovvero nei neonati che vengono nutriti esclusivamente con il latte. Non si tratta però di una forma di allergia: le cause – come vedremo – possono essere molteplici ma è bene sottolineare che questo disturbo interessa solo i neonati, sin dai primi giorni di vita e fino al terzo mese di età.

Diremo inoltre che questo disturbo riguarda circa un neonato su due: si tratta quindi di un disturbo abbastanza frequente ma non grave, ed oltretutto nella maggior parte dei casi la crosta lattea non comporta alcun tipo di problema, ma tende a guarire da sola senza la necessità di effettuare particolari trattamenti.

Alcuni rimedi naturali possono comunque contribuire a velocizzare la scomparsa di queste desquamazioni che, lo ricordiamo, nella maggior parte dei casi non sono accompagnate da prurito, il che rende questa condizione spesso solo fastidiosa a livello estetico, ma non a livello di salute per il neonato.

Solo in casi gravi, comunque riconosciuti durante una semplice visita pediatrica, si può riscontrare la necessità di intervenire chirurgicamente per togliere l’infiammazione e debellare le crosticine.

crosta lattea shampooDopo che il pediatra ha visto il bambino ed ha escluso che si tratti di un eczema, di un’infezione da funghi o di una dermatite da contatto, la cura migliore è staccare delicatamente la crosta ogni giorno e fare uno shampoo accurato massaggiando con una spugna un po’ ruvida; si possono usare prodotti a base di catrame vegetale, zolfo o acido salicilico; è bene applicare anche degli unguenti o degli oli per ammorbidire la pelle, facendo attenzione che nessuno di questi prodotti vada negli occhi del bambino.
Se compare arrossamento, la cura deve essere interrotta. Non è consigliabile l’uso prolungato di pomate cortisoniche perché può derivarne atrofia della pelle.

Ricapitolando, quindi, la crosta lattea o dermatite seborroica neonatale si presenta solo nei lattanti (nei neonati che vengono nutriti con il latte materno), ed in una percentuale del 50%. Questo significa che un neonato su due può soffrire di questo disturbo che si può manifestare con la presenza di crosticine untuose e desquamazioni, sin dai primi giorni di vita e tendenzialmente si risolve in maniera naturale al terzo mese di età.

Cause della crosta lattea

Crosta lattea, perché si manifesta?

La crosta lattea si manifesta in un modo abbastanza riconoscibile: le modalità, infatti, sono più o meno uguali per tutti i neonati in cui si iniziano a presentare delle eruzioni cutanee a livello del cuoio capelluto, simili a desquamazioni tendenzialmente non pruriginose ma dal colore giallognolo e quasi sempre untuose.

crosta latteaNonostante questo disturbo interessi un neonato su due, le cause della crosta lattea non sono state ancora chiarite con estrema certezza. Infatti, l’unica cosa di cui i medici sono sicuri in merito alla manifestazione tipica della dermatite seborroica neonatale è la modalità con cui essa si manifesta, una modalità che lascia facilmente immaginare che questo disturbo sia dovuto ad un eccessiva produzione di sebo.

Un po’ come si verifica negli adulti, il sebo, quella sostanza grassa che funge da film protettivo della nostra pelle, inizia ad essere prodotto in maniera esponenziale rispetto al normale, dando vita alle tipiche crosticine e desquamazioni di cui siamo a conoscenza.

Ma qual è il fattore scatenante di questa eccessiva produzione di sebo?

Negli adulti è generalmente più facile stabilirne le cause: un’eccessiva produzione di questa sostanza grassa può essere patologica o fisiologica, ed in genere sono fattori alimentari o di stress a determinare la seborrea.

Nel neonato, invece, il fattore scatenante non è stato ancora individuato: nella letteratura medica, sono tante le condizioni considerate come possibili cause della crosta lattea, ma si tratta ancora di supposizioni che non hanno un effettivo fondamento scientifico.

In base alle conoscenze sulla crosta lattea di cui siamo a disposizione, diremo che i fattori potenzialmente scatenanti potrebbero essere i seguenti:

I fattori ormonali come potenziale causa della crosta lattea

I fattori ormonali che potrebbero essere alla base della comparsa di crosta lattea e desquamazioni nel neonato sono di solito delle alterazioni ormonali della madre che sono state trasmesse al figlio nel sangue del bambino durante il periodo della gravidanza. Questa eccessiva produzione di ormoni, una volta che il bimbo è nato, viene poi a scemare con il normale ricambio di sangue, ed è per questo motivo che il disturbo inizia a scomparire già al terzo mese di vita.

Le allergie alimentari come possibile causa della crosta lattea

latte maternoParticolarmente rilevante è poi stata considerata la presenza di allergia alimentare ed intolleranza al lattosio nel neonato: intanto, perché come abbiamo più volte sottolineato, la crosta lattea si manifesta solo nei bambini che assumono il latte materno, ed il termine gergale “crosta lattea” per definire in maniera popolare l’insorgenza delle tipiche desquamazioni, è derivante proprio da questa possibile intolleranza. Nei neonati in cui insorge il disturbo, potrebbero esservi dei fattori scatenanti particolari, come ad esempio delle iniziali allergie alimentari alle proteine del latte ed al lattosio. In ogni caso, quando vi sono delle allergie in corso, oltre alla presenza di dermatite seborroica neonatale si manifestano anche altri disturbi, come ad esempio le coliche gassose e la diarrea.

La scarsa igiene come causa possibile della crosta lattea

L’insorgenza della crosta lattea nel neonato è stata definita possibile anche a causa di una scarsa o errata igiene del bambino: se il neonato non viene correttamente lavato e pulito, si può verificare una maggiore suscettibilità alle infezioni, e in questo viene associata alla scarsa igiene l’insorgenza di un fungo, il Malassezia furfur, un lievito che cresce molto rapidamente, e che ha una sintomatologia molto evidente e molto simile a quella della crosta lattea.

La spiegazione scientifica più evidente

Tutte le cause fino ad ora esaminate non sono comunque state determinate come uniche cause scatenanti: potrebbe accadere che una o tutte le possibili cause si verifichino come condizioni necessarie all’insorgenza di crosta lattea, ma ciò che più probabilmente accade è che, poiché le dinamiche che regolano la qualità della pelle nel neonato non sono ancora mature, nel processo di sostituzione delle vecchie cellule con le nuove, si verifichi una sorta di intoppo che dà vita alle classiche desquamazioni.

Ovvero, le cellule della pelle vecchie, anziché staccarsi tendono a rimanere attaccate all’epidermide, sovrapponendosi alle cellule nuove: questo meccanismo di intoppo viene poi esasperato dal fatto che la produzione di sebo è eccessiva rispetto al normale, e ciò non fa che peggiorare ulteriormente la situazione.

Diagnosi e rimedi della crosta lattea

Crosta lattea, la diagnosi

La crosta lattea viene diagnosticata molto facilmente, anche perché, come abbiamo anticipato, essa si presenta solitamente su un neonato su due: molto spesso è la mamma stessa ad accorgersi della presenza di squame che si manifestano sul cuoio capelluto del bambino, ed una normale visita pediatrica evidenzia il disturbo a livello medico.

crosta lattea (dermatite seborroica infantile)Nella letteratura popolare, la crosta lattea non richiedeva nemmeno l’intervento del medico: infatti, a parte situazioni specifiche, questo disturbo regredisce intorno alle sei settimane di vita del neonato, senza alcun intervento. Le donne di un tempo erano solite utilizzare rimedi naturali per contrastare il disturbo, ed ancora oggi si preferisce utilizzare rimedi semplici per evitare che il disturbo venga in qualche modo peggiorato dall’uso di farmaci o rimedi troppo aggressivi.

Cure e rimedi contro la crosta lattea

Non esistono rimedi che curano la crosta lattea o dermatite seborroica neonatale, anche perché a livello scientifico e medico non è stato ancora stabilito in che modo e per quale motivo essa si presenti in un neonato su due.

Non conoscendo, pertanto, le cause scatenanti, risulta alquanto difficile se non impossibile dare una cura per un disturbo del quale non si conosce il fattore scatenante.
Tuttavia, vi sono dei rimedi e delle precauzioni che è possibile utilizzare per due motivi: sia per favorire la riduzione delle crosticine e quindi la loro scomparsa definitiva, sia per ridurre l’eventuale condizione pruriginosa che può presentarsi.
La prevenzione è inoltre importante anche in caso di presenza di crosta lattea, in quanto consente di evitare che il disturbo prosegua oltre il tempo naturalmente stimato

Crosta lattea - curaIn caso di presenza di crosticine e desquamazioni, molte mamme pensano che sia sbagliato eccedere con l’igiene del bambino: l’eccesso non è mai un bene, ma utilizzare shampoo naturali e non aggressivi è utile, perché consente oltretutto di ridurre la produzione di sebo e dona al bambino una sensazione di freschezza. Inoltre, si possono spazzolare delicatamente i capelli del bimbo, con una spazzola a setole morbide ed evitando di sfregare eccessivamente la cute; la spazzolatura dolce e delicata può essere preceduta dall’uso di olii vegetali (come ad esempio olio di riso, olio di noce, olio di calendula che oltretutto elimina eventuali infiammazioni).

Assolutamente vietati invece i grassi animali e gli shampoo aggressivi, che danno vita ad una produzione maggiore di sebo, favorendo anche la crescita di funghi ed infezioni fungine.

Come è stato ampiamente detto, la crosta lattea tende a regredire naturalmente: tutti i rimedi di cui abbiamo parlato servono, perlopiù, a favorire il normale processo di guarigione, che tende comunque a concludersi intorno al terzo mese di vita.

È soltanto nei casi più severi, magari accompagnati da altre situazioni, come ad esempio infezioni ed infiammazioni, che si può rendere necessario l’intervento del pediatra: in ogni caso, è sempre consigliato chiedere supporto e sostegno medico soprattutto nel caso in cui alla crosta lattea siano associati altri disturbi come ad esempio prurito, coliche gassose, diarrea, irritazioni cutanee in altre zone del corpo.

Sintomi della crosta lattea

Che cos’è la crosta lattea?

La crosta lattea è il termine corrente con cui è conosciuta la dermatite seborroica infantile. Come traspare dal nome stesso, si tratta di un disturbo legato alla produzione di sebo, una sostanza dalla consistenza grassa che viene secreta dalle cosiddette ghiandole sebacee e serve per evitare un’eccessiva disidratazione della cute e proteggerla dagli agenti ambientali. La disfunzione causata dalla crosta lattea è un’eccessiva secrezione di sebo, che colpisce soprattutto il cuoio capelluto. Se questa particolare forma di dermatite viene chiamata crosta lattea, è perché tende a manifestarsi nelle prime fasi di vita del bambino, quando si nutre ancora esclusivamente del latte materno. Nonostante la correlazione con il sebo, questo disturbo non è provocato da una mancanza di igiene. Al contrario, si tratta di una malattia della pelle abbastanza comune, che consiste principalmente nella comparsa di un’eruzione cutanea.

Le manifestazioni e i sintomi della crosta lattea

Sintomi Crosta latteaPer riconoscere la crosta lattea occorre osservare con attenzione come viene colpita la cute del bambino. Le caratteristiche più comuni di questo tipo di sfogo sono il colore rossastro, l’aspetto unto e gonfio e la comparsa di croste bianche, giallastre o marroni in superficie. Proprio per queste sue manifestazioni, la crosta lattea rischia di confondersi con altre allergie o malattie della pelle come la psoriasi e gli eczemi.
Come anticipato, la zona maggiormente colpita dalla crosta lattea è il cuoio capelluto, sul quale tendono a formarsi aree dall’apparenza grassa e squamosa, che assumono sovente una consistenza piuttosto dura, dando origine a spessi strati di incrostazioni che possono coprire anche tutto il cuoio capelluto. Anche la zona pannolino può essere interessata dalla crosta lattea e in questo caso viene spesso confusa con un semplice arrossamento causato dal pannolino stesso. Altre aree circoscritte che risultano spesso colpite sono quelle intorno agli occhi, le orecchie, le sopracciglia, le palpebre, la fronte, il mento e le pieghe inguinali. Meno probabile ma comunque possibile è l’estendersi dell’eruzione su gran parte del corpo.
Per quanto la crosta lattea possa visivamente destare preoccupazioni, non è pericolosa e svanisce normalmente nel giro di qualche mese. In effetti, con il tempo le incrostazioni iniziano a sgretolarsi e staccarsi facilmente. La malattia tende a colpire soprattutto i bebè di età inferiore ai tre mesi, per cui in questo caso scomparirà in modo definitivo già tra i sei mesi e il primo anno di vita. Inoltre, nella maggior parte dei casi il problema è esclusivamente di natura estetica. Solo raramente, infatti, la crosta lattea causa prurito e diventa un disturbo fastidioso per il bambino. L’intervento del medico è pertanto necessario soltanto nelle eccezioni rappresentate dai casi più gravi.

Cause della crosta lattea e precisazioni sulla malattia

Nonostante la crosta lattea sia una malattia della pelle piuttosto comune e non porti a conseguenze allarmanti di salute, le sue cause sono ancora oggetto di studio da parte di medici e ricercatori. Se è vero che l’evento che scatena il rossore e la comparsa delle croste sia l’eccessiva secrezione di sebo, i motivi che producono tale ipersecrezione non sono ancora molto chiari. Ciò che è certo è che il panorama all’origine del disturbo sembra alquanto complesso. A generare tale malattia sarebbe difatti una concomitanza di fattori. Tra questi, i principali potrebbero essere il patrimonio genetico, il clima freddo e asciutto e lo stato di salute generale del soggetto. Altre opinioni scientifiche al riguardo cercano la causa del disturbo in un’alterazione degli ormoni materni che verrebbero poi immessi nel circolo sanguigno del bambino. Altre ancora attribuiscono la colpa a un fungo, il Malassezia Furfur, che vive sulla pelle di molte persone. Un’altra supposizione, in realtà piuttosto irrealistica, è quella che associa il disturbo a intolleranze o allergie di tipo alimentare, come l’allergia alle proteine del latte o l’intolleranza al lattosio. In questo caso, tuttavia, la comparsa dello sfogo e delle croste dovrebbe essere accompagnata da altri disturbi come diarrea e coliche gassose, che invece molto raramente si verificano con questo tipo di dermatite. Nonostante le incertezze sulle cause, i dati sicuri sulla crosta lattea dicono che non è assolutamente un’allergia e che non causa danni gravi al corpo.

Cura della crosta lattea

Rimedi Crosta latteaSe è vero che la crosta lattea tende a scomparire in modo spontaneo, si può comunque accelerare la guarigione grazie a rimedi naturali. Un esempio consiste in ammorbidire le crosticine con oli vegetali, come quello di riso, di noce, di oliva, di borragine o di calendola. Si lasciano agire per qualche minuto sul cuoio capelluto del bambino e poi si procede con il lavaggio, meglio se con uno shampoo delicato. I capelli vanno pettinati con una spazzola morbida per non sfregare le croste. Si raccomanda, infatti, di aspettare che inizino a staccarsi spontaneamente prima di procedere con la rimozione. Per gli sfoghi che sorgono sul viso o sul resto del corpo, il pediatra prescriverà, quando necessario, l’applicazione di apposite pomate che calmano l’eruzione cutanea. Da evitare, invece, le creme a base di grassi animali, che potrebbero favorire la proliferazione del fungo Malassezia Furfur.

Trattamento della crosta lattea

Cos’è la crosta lattea

Delicata e soggetta alle aggressioni esterne, la pelle del lattante è un’epidermide ancora alla ricerca del suo equilibrio, che deve costruire le sue naturali difese. Per questo, soprattutto durante i primi mesi di vita, non è raro che manifesti i segni di questa sensibilità attraverso rossori e desquamazioni che possono colpire le zone più vulnerabili del corpo. La crosta lattea è una forma di dermatite seborroica che colpisce i neonati concentrandosi sul cuoio capelluto. Puoi riconoscerla facilmente, perché si presenta come ispessimenti e desquamazione di colore bianco-giallastro, che a lungo andare potrebbero estendersi anche alla fronte, alla nuca e ad altre aree del corpo. In ogni caso, la crosta lattea è una condizione che non mette a rischio la salute del bambino e che tende a scomparire senza necessità di cure specifiche. Un’adeguata routine igienica, accompagnata dalla scelta di prodotti adatti, può tuttavia contribuire a lenire il fastidio che spesso accompagna questa condizione, aiutando la pelle del bimbo a rigenerarsi e a recuperare elasticità.

Crosta lattea: le cause

Cause Crosta latteaNonostante la crosta lattea sia un problema davvero diffuso, non sono ancora state individuate con certezza le cause che ne sono alla base. Secondo la maggior parte dei medici, tuttavia, si può ricondurre l’origine di questa produzione eccessiva di sebo a uno squilibrio nei livelli ormonali del neonato, ancora influenzati da quelli della madre. Nel sangue del bambino, infatti, continuano a circolare ormoni materni che hanno, tra le altre funzioni, proprio quella di regolare la produzione del sebo. Sono proprio questi eccessi di grasso sulla superficie della cute che consentono alle cellule morte di accumularsi e legarsi tra loro, provocando le desquamazioni tipiche di questo fenomeno. La crosta lattea, in ogni caso, non va confusa con altre problematiche della pelle di origine diversa. Funghi, allergie da contatto e arrossamenti, per esempio, possono essere facilmente scambiati per crosta lattea, con il pericolo di non essere trattati adeguatamente. Il pediatra sarà in grado, con una attenta analisi, di individuare il caso e prescrivere il trattamento più adeguato. Non mancano, infine, alcune correnti scientifiche minoritarie che riconducono la crosta lattea ad altre cause. Secondo alcuni si tratterebbe infatti di un disturbo causato da un lievito, il Malassezia Furfur, normalmente presente sulla pelle di molti individui ma nocivo per la delicata cute del bambino. Secondo altri, infine, l’attenzione dovrebbe essere spostata sull’alimentazione del neonato ed essere ricondotta ad alcune intolleranze, come quella al lattosio o alle proteine del latte. Queste ipotesi non trovano il sostegno di particolari evidenze scientifiche e non giustificano la spontanea regressione del problema entro i primi quattro mesi di vita.

Le precauzioni che puoi intraprendere

La buona notizia è che, salvo complicazioni dovute a eventuali graffi ed escoriazioni, la crosta lattea non è pericolosa per la salute del bambino e regredisce spontaneamente intorno al quarto mese di vita. Il motivo è semplice: a quell’età il neonato ha smaltito completamente l’eredità ormonale della madre e il suo sistema endocrino ha raggiunto un equilibrio auto-sufficiente. Nel frattempo sarà molto importante adottare una routine igienica adatta a prevenire complicazioni e infezioni più gravi. Il bimbo, per esempio, potrebbe inavvertitamente provocarsi graffi ed escoriazioni attraverso i suoi movimenti spontanei. Per evitare questo pericolo, abbi cura di tenere le sue unghie sempre corte o di fasciare le manine con guantini di cotone. Questa piccola precauzione eviterà che batteri e sporco possano penetrare all’interno di piccoli graffi e provocare l’infettarsi della pelle. Se ti accorgi di aree infette, per esempio per la fuoriuscita di pus, affidati immediatamente al pediatra per la corretta cura antibiotica.

La routine igienica

Trattamento Crosta latteaUna delle precauzioni più importanti per il trattamento quotidiano della crosta lattea è sicuramente l’adozione di una meticolosa routine igienica. Il lavaggio, per esempio, andrà eseguito con l’utilizzo di prodotti emollienti che restituiscano elasticità e protezione alla pelle delicata e sottile del neonato. Nelle zone colpite dalla crosta lattea sarà buona regola non utilizzare acqua e saponi industriali, perché potrebbero aggredire le naturali barriere dell’epidermide e impoverire ulteriormente le sue difese. Se la zona lo consente, ad esempio perché non a contatto con il pannolino, potrai quindi utilizzare prodotti non a risciacquo, come latte o crema detergente. Di grande aiuto potranno essere gli oli naturali dermoaffini, come quello di mandorle dolci. Puoi distribuirne una piccola quantità sulla zona da trattare e rimuoverlo con estrema delicatezza grazie all’aiuto di un panno morbido in fibra di cotone. Ricordati di evitare gli sfregamenti: l’olio rimuoverà il sebo in eccesso, senza per questo lasciare la pelle secca e assottigliata. Se la zona interessata è la testa e il bambino ha già molti capelli, puoi provare con l’applicazione di oli naturali meno densi – come quello di calendula, dall’effetto lenitivo – risciacquando il tutto con una goccia di shampoo a base oleosa e acqua tiepida. Potrebbe essere utile anche l’aggiunta di un cucchiaio di amido di riso nell’acqua di risciacquo.