Covid e variante Gryphon: c’è da preoccuparsi?

Una nuova variante Covid, chiamata Gryphon, ha fatto rialzare in maniera esponenziale i casi di infezione in Cina. Dobbiamo preoccuparci? Cosa potrebbe accadere nel nostro Paese? Scopriamolo.

Medico che guarda radiografia
nuova variante Covid Foto Pexels | Anna Shvets

Una nuova variante Covid, chiamata Gryphon, ha fatto rialzare in maniera esponenziale i casi di infezione in Cina. Dobbiamo preoccuparci? Cosa potrebbe accadere nel nostro Paese? Scopriamolo.

Covid Gryphon: in Cina si ha di nuovo paura

Ragazzo con raffreddore

Covid variante
Foto Pexels | CottonbroNomi altisonanti sono stati dati alle nuove varianti Covid: Cerberus (BQ. 1) su tutti, ma anche Gryphon (XBB) sta ricevendo un’attenzione speciale. E proprio quest’ultima è al centro di sospetti contagi in Cina, con gli ospedali ormai in grave difficoltà.

Nemmeno le restrizioni che Pechino ha ripreso ormai da tempo sono state in grado di fermare questa variante. Questa sotto-variante ormai sembra strettamente collegata alla recente impennata di ricoveri per Covid-19 anche negli USA e, nello specifico, a New York dove la sottovariante XBB.1.5 è aumentata del 140% nell’ultimo mese.

Cosa potrebbe accadere in Italia?

Il Presidente Meloni proprio ieri, rispondendo ai giornalisti, ha affermato che, se dovesse diffondersi una nuova variante, ci saranno tamponi e controlli, ma mai più il Governo toglierà la libertà agli italiani. 

Tamponi obbligatori sicuramente per i viaggiatori che provengono dalla Cina. Intanto la sottovariante Grypohon sta diventando dominante in Cina.

L’avanzamento così veloce sarebbe dovuto ad una mutazione, chiamata F486P, che le permetterebbe di sfuggire agli anticorpi generati sia dalle infezioni da Omicron 5 che dai vaccini, compreso il vaccino bivalente a mRNA, e rafforzerebbe anche la connessione con il recettore ACE2.

Sono state rilevate anche mutazioni sulla proteina Spike, l’artiglio molecolare che il virus usa per agganciarsi alle cellule umane, più quattro mutazioni sulla nucleoproteina N, che ha la funzione di proteggere il genoma virale, e cinque sull’enzima necessario al virus per riprodurre il suo materiale genetico. “Questo significa – afferma il professor Zollo – che il virus SarsCoV2 sta migliorando anche nella capacità di replicarsi”.