Studio Covid, i raggi solari uccidono virus in pochi secondi

Secondo lo studio pubblicato oggi i raggi solari Uva e Uvb sono in grado di uccidere il Coronavirus in appena 10-20 secondi

ragazza sole raggi solari
Foto Unsplash | Amy Humphries

Articolo aggiornato il 24 Marzo 2024

Un gruppo di ricerca dell’Istituto nazionale di astrofisica ha prodotto uno studio, tutto italiano, pubblicato oggi, giovedì 3 maggio, in preprint. Lo studio ha dimostrato che i raggi Uva e Uvb del sole riescono ad uccidere, in pochissimi secondi, Covid-19.

Mario Clerici, docente di Patologia generale all’Università Statale di Milano, e direttore scientifico dell’Irccs di Milano Fondazione Don Gnocchi, tra gli autori dello studio, ha spiegato i dettagli dello studio ad Adnkronos Salute.

I raggi Uva e Uvb uccidono il virus dopo 10-20 secondi

“Questo studio è essenzialmente il seguito di un precedente lavoro che avevamo fatto l’anno scorso quando avevamo visto che i raggi Uvc che sono una componente dei raggi solari che però non arriva sulla terra, uccidevano il Covid dopo un’esposizione di pochi secondi” ha spiegato Clerici.

Clerici ha spiegato che gli Uvc non arrivano sulla terra. Ci arrivano invece i raggi Uva e Uvb, ovvero quelli che ci riscaldano e abbronzano. Questi sono in grado di uccidere in pochissimi secondi il Coronavirus. E ha spiegato: “Abbiamo esattamente replicato i dati sugli Uvc però dimostrando questa volta che tutti i raggi solari distruggono il virus. E fra l’altro il tempo necessario quando, per esempio, si è in spiaggia con il sole che viene amplificato dal riverbero sulla sabbia o sull’acqua, è ancora più breve. Quindi in spiaggia bastano veramente 10-20 secondi di Uva e Uvb per uccidere completamente il virus”.

In Italia, quindi, ci sarebbe una correlazione tra gli Uva e Uvb in estate e progressiva diminuzione dei nuovi casi di Covid 19. “Si vede proprio in una visualizzazione l’effetto dei raggi solari sul virus: se non lo esponi ai raggi solari il virus infetta le cellule. Se lo esponi ai raggi solari lo uccidi”.

Lo studio realizzato dai ricercatori italiani

Per realizzare questo studio, il team di ricercatori ha collegato una macchinetta che produce diversi raggi solari e l’ha posta sotto una cappa. Una volta compiuta questa operazione, hanno preso delle cellule polmonari e ci hanno “buttato sopra” il virus. Così, il virus è stato esposto sia agli Uva che Uvb e Uvc. Clerici ha infine spiegato: “Si inattiva nel giro di pochi secondi la quantità di virus che è quella che nei pazienti provoca il Covid”.

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