Covid, scoperta una nuova variante inglese

La nuova mutazione è simile alla più nota variante del Kent, ma contiene una quantità di mutazioni che preoccupa gli esperti

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Foto Getty Images| Andy Buchanan – WPA Pool

Mentre la variante inglese si propaga in Italia, una nuova variante inglese con mutazioni preoccupanti è stata individuata in Gran Bretagna. Si chiama B1525 e attualmente ci sono 32 casi nel Regno Unito. Ma la nuova variante inglese ha raggiunto anche altri paesi, come Danimarca, Stati Uniti e Australia. Attualmente, i ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno sequenziato il genoma in 10 paesi, tra cui anche la Nigeria.

La nuova variante inglese preoccupa gli esperti

La nuova variante è simile alla più nota del Kent, ma contiene una quantità di mutazioni, compresa quella sulla proteina Spike, che preoccupa gli esperti. Si tratta di una mutazione simile a quella avvenuta nella variante sudafricana e brasiliana, che rischia di neutralizzare la risposta degli anticorpi e rendere inefficaci i vaccini autorizzati.

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La mutazione rischia di rendere inefficaci i vaccini

Se non è ancora chiaro il ruolo di molte mutazioni sull’abilità di infettare o sulla gravità della malattia, la presenza della mutazione E484 in Sudafrica ha conferito invece una percentuale di resistenza ad alcuni vaccini. Lo ha spiegato Simon Clarke, professore di Microbiologia cellulare all’università di Reading: “Non sappiamo ancora come si sia diffusa questa nuova variante. Ma se ha avuto un certo successo possiamo presumere che ridurrà l’immunità da vaccino o da precedente malattia Covid“.

Il dibattito tra gli esperti

Per questo motivo, la nuova variante inglese deve essere inclusa tra quelle su cui focalizzare gli sforzi. “Finché non ne sappiamo di più dovremmo sottoporre a surge testing ogni variante che abbia mutazioni come la E484“, continua Clarke.

Ma non è dello stesso parere Jonathan Stoye del Francis Crick Institute, secondo il quale la variante si sta diffondendo, ma il surge testing ha delle difficoltà. Del resto, quando “si impone una pressione selettiva sul virus, la risposta è il tentativo di sfuggire alla risposta immunitaria, e credo sia quello che stiamo osservando“.

Alla luce del fatto che molte varianti condividono la stessa mutazione, si potrebbe modificare la composizione dei vaccini. “La E484K sembra al momento che sia la chiave che consente la fuga del virus, quindi dovrebbe essere considerata nella modifica“, concludono i ricercatori.