Covid, 13 regioni del DNA mostrano chi sono le persone più a rischio

La ricerca su Covid-19 pubblicata sulla rivista Nature ha coinvolto una rete globale composta da oltre 3mila ricercatori in 25 Paesi del mondo

provette covid
Foto Unsplash | Louis Reed

Uno degli aspetti più “interessanti” che riguardano le malattie come il Covid è quello che riguarda la reazione di ogni persona al virus. Ognuno manifesta sintomi diversi e il corpo ha, per tutti, diversi modi di rispondre alla malattia. Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha proprio provato a spiegare perché ognuno di noi reagisce in maniera così diversa.

Lo studio è stato realizzato su scala mondiale ed è il più grande mai realizzato sul Coronavirus. Infatti, è basato su quasi 50mila soggetti positivi a Covid-19 e 2 milioni di soggetti sani. Secondo questa maxi ricerca, la ragione di questa estrema variabilità di reazione è in parte scritta nel nostro DNA. Più precisamente, in 13 regioni ben precise, che sono in grado di aumentare la suscettibilità al Covid e il rischio di sviluppare il virus in una forma più grave.

I risultati di questo studio su scala globale sono frutto della “Covid-19 Host Genomics Initiative”. Questa è una rete globale composta da oltre 3mila ricercatori in 25 Paesi. Queste rete è stata lanciata ad inizio pandemia da Andrea Ganna, ricercatore italiano dell’Istituto di medicina molecolare della Finlandia e al Broad Institute di Cambridge, insieme al collega Mark Daly.

Covid, le 13 regioni del Dna implicate nello sviluppo della malattia

Proprio Ganna ha raccontato tutto l’iter di ricerca sul Covid, raccontando che tutto è iniziato da un tweet. “Avevamo un network esistente da cui siamo partiti e che si è espanso in maniera molto veloce. Quello che oggi pubblichiamo su Nature è solo la punta dell’iceberg di quanto abbiamo prodotto in questo anno. Fin dall’inizio abbiamo deciso di rendere pubblici i nostri risultati ogni tre mesi per metterli a disposizione della comunità scientifica il più rapidamente possibile”.

Il ricercatore ha quindi spiegato che sono state trovate, grazie a questa maxi ricerca, quattro regioni del Dna che aumentano il rischio di contrarre Covid-19. Inoltre, sono state trovate anche nove regioni che aumentano la probabilità di contrarre una forma grave del virus. “Alcune hanno a che fare con la risposta immunitaria, ed erano già note per il loro coinvolgimento in malattie autoimmuni e infiammatorie. Altre riguardano la biologia del polmone e hanno a che fare con malattie come la fibrosi e il tumore”.

L’obiettivo dei ricercatori, come spiegato da Ganna, è quello di produrre dei risultati che “possano aiutare a individuare target da colpire con lo sviluppo di nuovi farmaci o il riposizionamento di quelli già esistenti”. Tutto questo, come spiegato dal ricercatore, per riuscire a farsi trovare “pronti e preparati nell’affrontare nuove malattie”.