Articolo aggiornato il 3 Gennaio 2024

In piena crisi di governo rispondere alla domanda su un eventuale futuro obbligo per la somministrazione del vaccino anti-Covid, è ancora più arduo di come lo fosse già qualche giorno fa. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza e capire se sarà ripristinato o meno l’obbligo vaccinale in autunno.

Nessun obbligo vaccinale per i sanitari guariti dal Covid?

Pare proprio che al momento non si parli di alcun obbligo vaccinale, nemmeno per i sanitari.

Il direttore dell’AIFA, Magrini, ha affermato: “Per ora pensiamo di raccomandare il nuovo vaccino al di sopra dei 60 anni. I più giovani, se vorranno, potranno comunque farlo“. Ma “non ci sarà obbligo vaccinale, e nemmeno il Green pass“, assicura il direttore.

Come possiamo notare non si parla di obbligo nemmeno per alcune categorie.

La settimana scorsa suscitò una certa sorpresa e, per alcuni, anche una certa delusione, la decisione degli Ordini professionali di considerare i sanitari guariti dal Covid, esentati dal vaccino per sei mesi e non più per tre. In questo modo possono ritornare a lavoro anche operatori, medici e infermieri che erano stati sospesi.

Il decreto legge del 24 marzo 2022, n. 24 ha previsto la cessazione della sospensione dei sanitari che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale, ma fino a quando? Tre mesi? Sei mesi?

La circolare del Ministero della Salute del 3 marzo 2021 fissava in tre mesi la distanza tra la guarigione e il primo ciclo di vaccinazione.
Ma quella del 21 luglio 2021 ha stabilito che il primo ciclo vaccinale può essere somministrato preferibilmente a partire da 6 mesi dopo la guarigione e non oltre un anno.

Perché gli ordini professionali hanno preferito un’esenzione dall’obbligo vaccinale di 6 mesi e non di 3?

Semplice: per evitare cause risarcitorie di notevole entità e anche, in un certo senso, imbarazzanti.
Il Tar Lombardia ha emanato da poco due ordinanze nelle quali ha chiaramente ritenuto valido il termine di sei mesi e non quello di 3.

Gli ordini professionali temendo, a ragione, una sfilza di richieste risarcitorie dopo le sentenze amministrative, si sono uniformate a questo orientamento.

Il Ministero delle Salute, nel frattempo, ha chiesto un parere al Consiglio Superiore della Sanità. Ma questa può essere un’arma a doppio taglio.

Se, infatti, l’organo dovesse dare ragione ai Tar lombardi, molte strutture sanitarie si ritroveranno sommerse di ricorsi e richieste di risarcimento danni da parte di lavoratori sospesi al termine del periodo trimestrale, per non aver accettato di essere sottoposti al vaccino anti-Covid.