Covid, Locatelli: “Richiamo vaccino non prima di un anno”

I dati secondo Locatelli, intervistato da SkyTg24, sono confortanti per quanto riguarda il richiamo dei vaccini anti Covid

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Foto Unsplash | Mat Napo

In questi giorni, con la campagna vaccinale che sembra aver messo il piede sull’acceleratore, si è tornati anche a parlare del richiamo del vaccino. Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha detto a SkyTg24 che un eventuale richiamo del vaccino anti Covid-19 non sarebbe necessario prima di un anno.

Locatelli: “Dati largamente confortanti sui richiami non prima di un anno”

Locatelli, infatti, ha detto: “Le informazioni sulla durata del vaccino le acquisiamo in maniera continuativa. È chiaro che avendo iniziato a vaccinare tutto il mondo sul finire dello scorso anno, è difficile fare una stime precisa sulla durata della vaccinazione”.

E ha continuato, spiegando che sarebbe ragionevole ipotizzare che il ricorso ai richiami sarà fatto entro un certo periodo. Ma, ha anche spiegato che è “difficile stabilirlo in maniera precisa” in questo momento. Comunque, ha aggiunto: “I dati sono largamente confortanti sui richiami non prima di un anno”. Quindi, se i dati dovessero confermarlo, si dovrebbe aspettare almeno un anno prima di sottoporsi alla somministrazione per il richiamo del vaccino anti Coronavirus.

Il presidente dell’Iss sul pass verde e il vaccino agli operatori sanitari

Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità non ha però parlato solo del richiamo del vaccino anti Covid. Infatti, Localetti si è espresso anche sul Green Certificate, molto dibattuto e contestato. Il Presidente dell’Iss ha detto: “È una strategia per ridurre al massimo il rischio e deve essere perseguita in questa prospettiva. Quindi l’invito forte è di aderire alla campagna di vaccinazione”.

Locatelli, inoltre, partendo da questo si è collegato anche al tema, molto caldo in questi mesi, della vaccinazione degli operatori sanitari. “Per gli operatori sanitari a contatto con i malati l’immunizzazione è una sorta di prerequisito per svolgere questa professione”.

E ha aggiunto: “Non è pensabile che chi si rivolge ad una struttura sanitaria non abbia il massimo della garanzia per evitare il contagio. In caso di rifiuto degli operatori sanitari devono essere considerate delle strategie che evitino in qualche modo il contatto con le persone esposte al rischio. Per le connotazioni deontologiche della professione non dovremmo neanche parlarne”.