Sono moltissimi i neonati che ogni anno vengono al mondo prima del termine, andando incontro a piccoli e grandi problemi di salute. Negli ultimi mesi, tuttavia, il numero dei parti prematuri è aumentato: secondo gli esperti, potrebbe esserci una correlazione con il Covid.

Covid e parti prematuri, il legame

Secondo i dati ufficiali della Società Italiana di Neonatologia (SIN), ogni anno in Italia nascono circa 30mila bimbi prematuri. Un tasso di circa il 7% dei neonati, che è in crescita negli ultimi mesi. È possibile che ci sia un legame con il Covid: la percentuale maggiore dei parti pretermine (ovvero prima della 37esima settimana di gestazione) riguarda infatti mamme che hanno contratto il virus in gravidanza. Nel 14% dei casi, queste donne sono andate incontro ad una nascita anticipata.

La bella notizia è che il nostro Paese ha un tasso tra i più bassi al mondo di mortalità dei neonati molto prematuri – con questa definizione si intendono quei bimbi nati di peso inferiore a 1500 grammi e a meno di 32 settimane di gestazione. In Italia la percentuale è infatti dell’11,9%, mentre la media internazionale è del 14,6%.

Parti prematuri, le difficoltà in tempo di Covid

La pandemia si è dunque rivelata una delle cause dell’aumento dei parti prematuri. Ma non solo: è anche il motivo per cui questi neonati così fragili sono ancora più a rischio. La SIN ha condotto alcune indagini tra l’autunno del 2020 e il primo trimestre del 2021, evidenziando le criticità che il Covid ha portato alla luce. Nel 44% dei casi, ad esempio, i genitori hanno visto ridurre la durata o la frequenza dei loro accessi nelle terapie intensive, dove i piccoli vengono ricoverati anche per diversi mesi.

Il contatto tra genitori e figli è fondamentale, nonché parte integrante delle cure cui sono sottoposti i neonati prematuri. Ed è proprio questo uno degli argomenti su cui la Giornata Mondiale della prematurità (che ricorre il 17 novembre) vuole puntare i riflettori. Sono tuttavia molti altri i temi da affrontare, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà che i bimbi nati pretermine incontrano già dal loro primo giorno di vita.

Come la possibilità di avere a disposizione gratuitamente del latte di donna, nel caso in cui le loro mamme non ne avessero. O la possibilità di ricorrere a visite di screening più frequenti anche dopo le dimissioni dall’ospedale. Questi neonati sono infatti più fragili e hanno bisogno di un’assistenza personalizzata. Con il Covid, le visite pediatriche sono calate e ciò può essere, almeno in parte, responsabile del vertiginoso aumento dei casi di virus sinciziale tra i bimbi sotto l’anno d’età – un virus che può avere gravi conseguenze proprio nei nati prematuri.